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Attacchi ibridi in aumento: l'Ue valuta restrizioni più severe ai diplomatici russi

I diplomatici russi sono di nuovo sotto esame.
I diplomatici russi sono di nuovo sotto esame. -  Diritti d'autore  Pavel Bednyakov/Copyright 2026 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Pavel Bednyakov/Copyright 2026 The AP. All rights reserved
Di Jorge Liboreiro
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Le tattiche di guerra ibrida che stanno bersagliando l'Europa, spesso riconducibili al Cremlino, hanno sollevato interrogativi sul possibile coinvolgimento di diplomatici russi. Nei loro confronti Ue e Stati membri valutano controlli più severi

I movimenti e le attività dei diplomatici russi sono finiti sotto la lente d'ingrandimento delle istituzioni europee, in un momento in cui l’Ue si trova a fare i conti con una serie di attacchi ibridi, spesso a opera di Mosca, che mettono in pericolo la sicurezza del continente.

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L’argomento è emerso come possibile prossimo step nel rinnovo delle sanzioni nei confronti della Russia, secondo quanto riferito da alcuni alti diplomatici a conoscenza dei colloqui.

Bruxelles vuole voltare pagina dopo la controversa rimozione di due oligarchi dal regime sanzionatorio il mese scorso, che ha messo a dura prova il fronte unito dell’Ue. I Paesi cercano ora modi per ricompattarsi e respingere le interferenze del Cremlino.

Tra le opzioni allo studio figurano restrizioni e controlli più severi sui diplomatici russi, nel tentativo di contrastare la guerra ibrida e il sabotaggio sponsorizzati dallo Stato.

Il mese scorso l’Ungheria ha espulso 10 diplomatici russi, accusati di comportamento "inaccettabile" ai sensi della Convenzione di Vienna del 1961. Mosca ha risposto allo stesso modo.

Altri episodi preoccupanti, tra cui un sospetto attacco incendiario contro un’azienda della difesa in Estonia e il ritrovamento di un drone inesploso all’aeroporto di Lipsia, in Germania, entrambi collegati alla Russia, hanno alimentato ulteriormente le preoccupazioni.

Il dibattito, ancora in una fase iniziale, riprende il meccanismo che l’Ue ha introdotto lo scorso anno nel suo 19esimo pacchetto di sanzioni.

Il sistema obbliga i diplomatici russi in servizio nel blocco a notificare l’intenzione di viaggiare verso, o transitare attraverso, un altro Stato membro diverso da quello ospitante "non oltre 24 ore" prima dell’ingresso previsto.

La norma si applica agli agenti diplomatici e consolari di ogni grado, compresi gli ambasciatori, il personale amministrativo, tecnico o di servizio e i familiari.

Pur avendo dato alle autorità europee una maggiore capacità di monitorare i movimenti dei diplomatici russi, il sistema non li limita di per sé.

Gli Stati membri possono adottare una procedura più rigorosa che impone ai diplomatici russi di chiedere un’autorizzazione al transito. Se la richiesta viene respinta, il diplomatico non può viaggiare. Questa procedura, però, è facoltativa. Finora solo due Paesi l’hanno attivata.

"Poiché il sistema è in vigore solo da gennaio 2026, l’esperienza è limitata", ha dichiarato un portavoce della Commissione europea.

Il sistema di notifica si basava sul presupposto che i diplomatici russi siano "spesso coinvolti" in attività che diffondono narrazioni pro-belliche e manipolano l’opinione pubblica. Ora l’attenzione si sposta sul loro possibile ruolo, diretto o indiretto, negli attacchi ibridi.

"Le azioni della Russia non resteranno senza risposta", si legge nella bozza di conclusioni del vertice dei leader dell’Ue in programma la prossima settimana.

"L’Unione europea e gli Stati membri agiranno in modo deciso e coordinato per affrontare queste azioni, utilizzando appieno tutti gli strumenti e i meccanismi disponibili.

Il dibattito a Bruxelles dovrà fare i conti con la Convenzione di Vienna, che garantisce ampi diritti e tutele agli agenti diplomatici nello svolgimento quotidiano del loro lavoro. Il testo è considerato uno dei maggiori successi del diritto internazionale.

Mentre i colloqui su nuove sanzioni accelerano, l’Ue sta cercando di far avanzare un divieto di visto per gli ex militari russi e norme più rigide per i turisti russi.

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