Il copilota di FlyDubai che ha tentato il dirottamento voleva far schiantare il jet all'aeroporto Ben Gurion e aveva già volato sulla delicata rotta per Israele, secondo diverse fonti vicine all'inchiesta, mentre aumentano i dubbi sulla tragedia sfiorata.
Secondo diverse testate statunitensi e israeliane, che citano fonti vicine all’indagine multinazionale, il copilota del volo FlyDubai FZ1073 diretto in Israele avrebbe pianificato di far precipitare l’aereo sull’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.
Le stesse fonti affermano che il cittadino omanita identificato da più parti come Hamam Al-Hammami avrebbe molto probabilmente agito da solo.
Dopo aver aggredito il comandante Smit Machchhar, Al-Hammami avrebbe inteso dirigere l’aereo verso l’aeroporto Ben Gurion seguendo le normali procedure di avvicinamento e atterraggio. Il suo piano, secondo queste ricostruzioni, era di farlo schiantare all’ultimo momento, con oltre 180 passeggeri a bordo.
Secondo i media israeliani, che citano fonti informate sull’indagine, il copilota avrebbe preparato l’attacco per diversi mesi e in passato sarebbe già volato in Israele per raccogliere informazioni.
Altre ricostruzioni sostengono che all’inizio di quest’anno avesse pianificato di far precipitare un altro volo diretto a Tel Aviv, ma avrebbe poi cambiato idea.
L’emittente israeliana Channel 12 ha riferito inoltre che Israele ha chiesto agli Emirati Arabi Uniti di estendere gli interrogatori anche all’equipaggio, mentre emergono nuovi interrogativi sui minuti di terrore trascorsi tra il ferimento del comandante da parte del copilota e l’irruzione dei passeggeri in cabina, che hanno bloccato l’aggressore e stabilizzato l’aereo.
Nelle prime dichiarazioni degli inquirenti emiratini, diffuse sabato, il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti Hamad Saif al-Shamsi ha affermato che il copilota del volo FlyDubai FZ1073 "ha tentato di compiere un attentato terroristico" quando ha aggredito il comandante con un’ascia e ha cercato di prendere il controllo dell’aereo.
Gli Emirati Arabi Uniti guidano l’indagine e le agenzie di sicurezza di quattro Paesi della regione, tra cui Israele, stanno lavorando per chiarire le motivazioni del copilota, con il supporto degli Stati Uniti e di altri governi occidentali.