Cuba resta al buio: settimo blackout totale in 18 mesi. Il collasso della rete elettrica nazionale ha lasciato senza luce oltre 10 milioni di persone, con l’isola priva di petrolio da gennaio per l’embargo statunitense
La Unión Eléctrica de Cuba ha annunciato nel pomeriggio di sabato una disconnessione totale» del sistema elettrico dell'isola. Secondo il ministero dell'Energia e delle Miniere di Cuba, l'origine è stata un guasto in un'unità della centrale termoelettrica di Nuevitas, a Camagüey, che ha innescato un effetto a cascata trascinando il resto della rete.
Le strade de L'Avana sono rimaste in penombra poche ore dopo, con i residenti che si muovevano alla luce dei telefoni cellulari, come era successo il lunedì precedente. Una situazione che si ripete con sempre maggiore frequenza.
È il terzo blackout nazionale nel mese di marzo e il settimo da ottobre 2024. Il ripristino del Sistema elettrico nazionale è sempre un processo lento: bisogna ripartire da fonti di generazione semplici (solare, idroelettrica, motori) per ricollegare via via piccole aree, fino a poter alimentare di nuovo le grandi centrali termoelettriche, che sono il cuore del sistema.
Il problema di fondo: senza carburante non c'è ripresa
Ciò che distingue questo blackout dai precedenti è che Cuba dispone ormai di pochissimo diesel e olio combustibile per i suoi motori di generazione distribuita, che il governo ha indicato essere completamente fermi da gennaio a causa della mancanza di carburante. Senza questi motori, rialzare la rete è molto più difficile e lento del solito.
Le obsolete centrali termoelettriche del Paese, costruite in gran parte tra gli anni Sessanta e Settanta, soffrono di un deficit cronico di investimenti e manutenzione. Questo sabato, dieci delle 16 unità termoelettriche erano già fuori servizio prima del collasso totale, per guasti o per lavori di manutenzione. Questi problemi sono il risultato di decenni di sottofinanziamento del settore, non direttamente del blocco petrolifero.
I prezzi del carburante sul mercato non ufficiale sono schizzati fino a nove dollari al litro, il che significa che fare il pieno a un'auto può costare più di 300 dollari, una cifra di gran lunga superiore al salario annuo della maggior parte dei cubani.
Il blocco di Trump e le sue conseguenze
Il 29 gennaio 2026 Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per imporre dazi straordinari a qualsiasi Paese venda o fornisca petrolio a Cuba. Da allora, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha confermato che negli ultimi tre mesi non è arrivato petrolio sull'isola. La misura ha paralizzato la generazione distribuita, che fino ad allora rappresentava il 40% del mix energetico.
L'approvvigionamento di greggio proveniente dal Venezuela si è interrotto anche dopo l'arresto di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi a gennaio, e la sua succeditrice, Delcy Rodríguez, non ha ripreso le spedizioni a causa delle pressioni di Washington.
Neppure un tentativo di rifornire l'isola con gasolio russo è andato in porto: gli Stati Uniti hanno cercato di vietare il passaggio delle navi cisterna russe cariche di carburante per Cuba venerdì, un giorno prima del nuovo blackout.
Il governo cubano accusa Washington di «asfissia energetica». Esperti indipendenti calcolano che risanare il sistema elettrico costerebbe tra 8 e 10 miliardi di dollari. I blackout frenano l'economia, che secondo i dati ufficiali si è contratta di oltre il 15% dal 2020, e sono stati il detonatore delle principali proteste sociali.
Solidarietà internazionale e tensioni diplomatiche
Il blackout è coinciso con l'arrivo a L'Avana di una coalizione internazionale di gruppi politici e attivisti, soprattutto dall'America Latina e dall'Europa, venuti a manifestare il proprio sostegno al governo cubano e a protestare contro il blocco.
I crolli del sistema hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana: riducono gli orari di lavoro, rendono più difficile cucinare e provocano la perdita di alimenti quando i frigoriferi smettono di funzionare.
Sul piano diplomatico, il viceministro degli Esteri cubano Carlos Fernández de Cossío ha insistito sul fatto che «il sistema politico di Cuba non è oggetto di negoziazione» con gli Stati Uniti. L'ambasciata di Washington sull'isola ha presentato una richiesta urgente di importazione di petrolio, un atto che Cuba ha definito «sfacciato».
Díaz-Canel ha confermato che sono stati mantenuti colloqui bilaterali per «identificare problemi che richiedono una soluzione», senza però precisarne portata o risultati. Nel frattempo, Trump ha definito Cuba una «nazione molto indebolita» e ha più volte suggerito la possibilità di un intervento o di una «presa di controllo amichevole» dell'isola.