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Guerra ibrida e cybersabotaggi: l’Ue si prepara con "Allies 2026"

Centro per la criminalità informatica presso la sede centrale dell'Europol all'Aia, Paesi Bassi
Centro per la criminalità informatica presso la sede centrale dell'Europol all'Aia, Paesi Bassi Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Le minacce ibride in Europa crescono: dall’uso della disinformazione agli attacchi informatici, ecco come l’Ue risponde con gruppi rapidi e esercitazioni come Allies 2026

Negli ultimi anni il Consiglio dell’Unione europea ha varato un quadro per l’istituzione di gruppi di risposta rapida alle minacce ibride, strumenti pensati per prepararsi e reagire con rapidità a campagne e attacchi complessi e multifattoriali che colpiscono i Paesi membri e i loro partner.

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Questi gruppi fanno parte del cosiddetto “Hybrid Toolbox”, all’interno della Bussola strategica per la sicurezza e la difesa dell’Ue, e potranno essere dispiegati su richiesta degli Stati membri per offrire assistenza su misura in risposta a minacce ibride che combinano mezzi militari e non militari.

Ma cosa s’intende per minacce ibride? In breve, si tratta di azioni ostili coordinate e difficili da attribuire, capaci di destabilizzare società, istituzioni o infrastrutture, restando al di sotto della soglia di un conflitto aperto. Tra queste rientrano la disinformazione e le interferenze politiche, capaci di minare la fiducia nelle istituzioni; gli attacchi informatici a infrastrutture critiche come reti energetiche, sanitarie o portuali; il sabotaggio economico e la manipolazione delle catene di approvvigionamento; così come la strumentalizzazione dei flussi migratori o altre tecniche di pressione sociopolitica.

Recentemente il Consiglio ha anche condannato con forza le persistenti campagne ibride attribuite alla Russia, che mirano a compromettere la sicurezza, la resilienza sociale e i processi democratici di Paesi europei e partner.

L’esercitazione Allies 2026: risposta pratica alle minacce complesse

Tra il 9 e il 12 febbraio 2026 l’agenzia europea Europol ha ospitato a L’Aia l’esercitazione “Allies 2026”, progettata per testare la cooperazione transfrontaliera delle forze di polizia europee di fronte a scenari dinamici e intrecciati, come traffici di droga su scala internazionale e minacce ibride alla sicurezza.

L’esercitazione ha visto squadre di sorveglianza, unità speciali e operatori della sicurezza in volo di 12 Stati membri, con l’obiettivo di migliorare interoperabilità e scambio di informazioni operative in tempo reale.

Tuttavia, l’Italia non è risultata tra i Paesi partecipanti. Questo non significa che il nostro Paese sia escluso dalla cooperazione europea sul tema, ma segnala che in questa specifica simulazione non ha inviato unità coinvolte nel training.

Come funzionano gli scenari simulati

Durante Allies 2026 i partecipanti hanno affrontato due filoni principali. Il primo, Operation Shamrock, prevedeva un gruppo di sospetti che si muoveva tra Irlanda, Paesi Bassi e Francia per acquistare droghe tramite criptovalute, con una catena di sorveglianza internazionale fino all’arresto finale.

Il secondo scenario, Operation Cargill, riguardava individui sospettati di pianificare attacchi coordinati contro infrastrutture critiche, tra cui centrali elettriche, un porto petrolifero e un parco eolico, spostandosi tra diversi Paesi europei dalla sorveglianza alle fasi di intervento congiunto.

Questi scenari, pur fittizi, riflettono rischi plausibili nella realtà: la capacità di seguire obiettivi complessi su più territori e di coordinare una risposta rapida è oggi cruciale contro attività che mescolano crimine organizzato, tecnologia e attacchi non convenzionali.

Minacce ibride oggi: scenari verosimili

Gli esperti identificano diversi vettori di rischio concreti per l’Europa e per l’Italia. La disinformazione e le interferenze nei processi democratici, anche attraverso social media e tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale, rappresentano una minaccia crescente.

Gli attacchi informatici a infrastrutture critiche e sistemi logistici possono provocare blackout, rallentamenti nei trasporti o interruzioni nei servizi essenziali. Vi sono inoltre rischi legati a sabotaggi cibernetici e fisici con droni o sistemi autonomi, così come alla strumentalizzazione di eventi sociali o flussi migratori per creare tensioni interne. Infine, reti criminali possono essere utilizzate come proxy da attori statali ostili per perseguire i propri obiettivi. Studi recenti di agenzie europee evidenziano un aumento di queste attività e l’impiego sempre maggiore di tecnologie digitali avanzate.

L’Italia e la lotta alle minacce ibride

Anche in Italia cresce l’attenzione delle istituzioni su questi fenomeni. Nel 2025 il Consiglio Supremo di Difesa ha avviato valutazioni specifiche sulle minacce ibride, evidenziando i rischi legati alla manipolazione dell’informazione, alle tecnologie digitali e alla protezione delle infrastrutture critiche.

Parallelamente, al livello nazionale e europeo, si lavora su strumenti legislativi e di coordinamento, come la direttiva europea NIS2, recepita in Italia, che richiede segnalazioni rapide e protezione dei servizi essenziali, oltre a proposte per unità specifiche contro minacce ibride che integrino competenze civili e militari.

La creazione di gruppi di risposta rapida alle minacce ibride rappresenta un passo importante dell’Unione europea per affrontare rischi che combinano dimensioni tecnologiche, sociali e politiche, e che non sono più confinati al "campo di battaglia" tradizionale. Per l’Italia e gli altri Stati membri, le sfide richiedono una risposta coordinata e multidimensionale, integrando capacità di difesa, cyber‑sicurezza e resilienza democratica.

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