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Chick Corea come ce lo raccontano Al Di Meola e Mino Cinelu: il genio, l'amico, il bambino

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Chick Corea come ce lo raccontano Al Di Meola e Mino Cinelu: il genio, l'amico, il bambino
Diritti d'autore  AP Photo
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Chick Corea era un genio: questo lo dicono tutti, e lo capiscono quelli che capiscono l'arte, anche al di fuori della musica.

La sua morte, il 9 febbraio scorso, ha lasciato di stucco migliaia e migliaia di appassionati, e ancora di più i suoi amici e tutti quelli che lo conoscevano da vicino, che hanno avuto modo di incontrare la sua curiosità, il suo eclettismo, la sua generosità.

Return to forever era il gruppo fondato da Chick Corea all'inizio degli '70, poi ri-formato negli anni 2000. C'era anche Al Di Meola, che ci ha raccontato di com'era affascinato da quell'artista, di come cercò di conoscerlo e di come finirono per fare un po' di strada insieme.

"Quand'ero ragazzo - avevo 17 anni, andavo per i 18 - scoprii il primo Return to forever, il Return to forever brasiliano, con Airto Moreira, Flora Purim, e Stanley al basso, e i brani di Chick erano semplicemente bellissimi", ci racconta Al Di Meola.

"Melodie bellissime, armonie meravigliose, e io e i miei amici eravamo completamente presi da tutto questo. In effetti gli amici con i quali ascoltavo quelle cose, e altri amici poi mi hanno anche presentato a Chick, e da lì è partita la storia. Era intorno al 1974, quand'ero ancora alla Berklee, il college musicale, ed era un momento particolare, perché in quel periodo lui passava dalla musica acustica a quella elettrica, e la portava in scena. Andai a uno di quei concerti, ero ancora studente alla Berklee, e sognavo di suonare un giorno con quella band".

Al Di Meola ci racconta Chick Corea (in Inglese)

"Era solo un sogno, perché Chick era il mio musicista preferito nel mondo, quella era la mia band preferita, e avevo appena accennato di questo sogno al mio amico, gli avevo detto che avrei voluto suonare con loro. E lui si è messo d'impegno per trovare Chick, e fargli sentire la cassetta con alcune cose che avevo suonato negli anni precedenti, e sono stato chiamato da Chick"

"Era un sogno che si trasformava in realtà, facevamo parte di un nuovo movimento, in quella che chiamavamo jazz/rock, o musica fusion, e in pratica eravamo dei pioneri, andavamo in due direzioni e le facevamo convergere, mettevamo insieme elementi di rock, jazz e classica, e insieme ai Weather Report e alla Mahavishnu Orchestra eravamo tra i primi tre, e in quel periodo stavamo inventando qualcosa, e per la chitarra... quella musica era veramente scritta pensando alla chitarra come strumento frontale, e quindi avevo forse il ruolo di chitarrista più rilevante in quel periodo, e la musica che componeva Chick era leggendaria, monumentale, e naturalmente sarebbe rimasta viva per sempre".

"Quindi sono molto orgoglioso di tutto questo che è capitato nella mia vita, e mi sento fortunato, e mi manca terribilmente... Anche solo l'idea che Chick non sia più con noi è qualcosa che non si può capire",

"Possiamo solo essere felici che abbia lasciato dietro di se un'eredità fenomenale di musica. Grazie. Godetevi questa eredità, io lo farò e sarò certamente tra quelli che la promuoveranno, lo farò nei miei concerti".

Un gigante della chitarra, che iniziò appena diciannovenne a lavorare con Chick Corea, si commuove ricordando quella lunga strada percorsa insieme.

E non è l'unico. Abbiamo contattato anche un grande percussionista, polistrumentista e compositore: il francese Mino Cinelu ha lavorato con alcuni dei più grandi nomi della musica mondiale, da Miles Davis a Herbie Hancock. Tra le sue collaborazioni anche quella con Chick Corea.

Un rapporto, quello con il pianista statunitense, che andava al di là della musica.

"Era un artista incredibile e mancherà tanto - ha detto Cinelu a Euronews -. La prima volta che l'ho visto sono rimasto senza parole. Credo fosse il '72 o '73, la prima volta che venne in Europa con Return to Forever. A Parigi la sala era mezza vuota, non potevo crederci. Nella band suonavano Stanley Clarke, Lenny White e Bill Connors, erano dei pionieri".

"La strumentazione di Chick - ricorda Cinelu - comprendeva ovviamente un pianoforte, aveva un synth - il Minimoog - posizionato sopra il Rhodes e a fianco un rullante con due bacchette. Quando ha fatto il duetto con Lenny mi sono accorto per la prima volta che era anche un batterista meraviglioso. In molti dei dischi di Miles Davis lui e Jack DeJonette si divertivano a scambiarsi i ruoli e in alcuni casi è difficile capire chi stia suonando la batteria".

"L'ho visto per l'ultima volta al Blue Note, a New York. Doveva suonare lì per un mese: musica e band cambiavano ogni settimana, non era certo una persone pigra, questo è certo. Ogni volta che lo incontravo aveva sempre lo stesso entusiamo, la stessa passione. Mi diceva "Mino, prova queste", e da una borsa tirava fuori percussioni provenienti da tutto il mondo. Ecuador, Sudafrica, Europa dell'est... E all'improvviso tornavamo bambini, improvvisavamo insieme e parlavamo di musica. Mi mancherà".

Sono tanti gli artisti che hanno reso omaggio a Corea. "Tanti anni fa insegnavo pianoforte. Il direttore della scuola mi mise in testa una cuffia con un brano di Chick Corea: mi si spalancò un mondo! Grazie Chick Corea", ha scritto su Twitter Giovanni Allevi.

Cat Stevens lo ha definito "uno degli artisti più innovativi. La sua arte musicale e il suo genio erano educativi".

"Il mondo è un posto più triste senza Chick", ha scritto in un tweet il chitarrista britannico John Mclaughlin, un altro dei grandi virtuosi del jazz che ha suonato con Corea. "Una notizia devastante", è stato il commento della cantante statunitense Dee Dee Bridgewater.