Agenti francesi agli arrivi degli aeroporti con cartelli che recitano: "A tutti gli influencer che si trovano in paradisi fiscali come Dubai, le autorità fiscali augurano un ritorno tranquillo in Francia". L'analisi di Euronews sulle immagini
Gli influencer occidentali svolgono un ruolo importante nel promuovere luoghi come Dubai, mettendo in evidenza lo stile di vita, il lusso e le opportunità. Altri fattori di attrazione sono rappresentati poi dal sole tutto l'anno, dalle spiagge e da livelli di tassazione e criminalità tra i più bassi al mondo.
Tuttavia, l'immagine degli Stati del Golfo come rifugio sicuro ha subito un duro colpo a seguito degli attacchi di Teheran contro Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, in risposta agli attacchi aerei di Israele e degli Stati Uniti contro l'Iran del 28 febbraio.
Gli attacchi Usa-Israele hanno scatenato una guerra che in breve di è diffusa a tutta la regione, con l'Iran che ha preso di mira riserve petrolifere, infrastrutture civili e basi americane nel Golfo.
In questo contesto, numerosi influencer hanno fatto sapere di essere al sicuro negli Emirati Arabi Uniti nonostante gli attacchi e parlato di isteria mediatica; altri hanno utilizzato i social media per condividere i loro timori sulla situazione. E c'è anche chi ha chiesto ai loro governi di origine di aiutarli a tornare in Europa.
"Siamo francesi, la Francia ci protegga", ha dichiarato la star dei reality Maeva, che vive a Dubai, sventolando il suo passaporto in un video virale sui social media. Ma questo tipo di contenuti ha scatenato un'ondata di reazioni sarcastiche e narrazioni contrastanti sugli stessi social network, con molti che si sono fatti beffe degli influencer europei che chiedono di essere salvati dai loro Paesi d'origine, pur vivendo all'estero e non contribuendo quindi a pagare le tasse che finanziano tali missioni di salvataggio.
Le guardie di frontiera francesi hanno preso in giro gli influencer?
Altri utenti hanno condiviso immagini delle autorità francesi che sembravano partecipare al gioco. In una serie di contenuti, vengono mostrati agenti della polizia di frontiera francesi che sembrano tenere in mano dei cartelli nelle sale d'attesa degli aeroporti, che recitano: "A tutti gli influencer e ad altre persone che si trovano in paradisi fiscali come Dubai, le autorità fiscali augurano un buon ritorno in Francia".
Tuttavia, il team di fact-checking di Euronews, The Cube, non ha trovato traccia di queste immagini su nessuna piattaforma ufficiale. Altri indizi suggeriscono che potrebbe trattarsi di immagini generate dall'intelligenza artificiale, in quanto le uniformi delle guardie non corrispondono a quelle autentiche indossate dalle forze di frontiera ufficiali francesi e mostrano loghi diversi.
La società di rilevamento dell'IA TruthScan ci ha segnalato un'altra serie di indicatori: ad esempio, sebbene il cartello che tengono in mano sembri scritto a mano, la bandiera francese su di esso è in realtà un emoji, il che suggerisce che sia stato sovrapposto in seguito, o che sia parte dell'immagine generata con l'IA.
TruthScan ha anche confrontato la segnaletica e le grafiche utilizzate in tutti i principali aeroporti francesi che volano verso Dubai con quelle viste nelle immagini dei social media, confermando che non corrispondono. Il ministero francese dell'Economia, delle Finanze e della Sovranità industriale e digitale ha allo stesso modo assicurato a The Cube che l'immagine "non è autentica".
È sempre più difficile individuare le immagini false
"Diffidate di qualsiasi immagine presentata in un contesto moderno che abbia una qualità sospettamente bassa o una compressione aggiunta", hanno dichiarato gli esperti di TruthScan. "Una qualità inferiore non significa che qualcosa sia autentico; è possibile osservare questo comportamento anche nei video ICE generati dall'intelligenza artificiale. È chiaro che i cattivi attori cercano spesso di degradare la qualità dei contenuti AI per ingannare gli spettatori".
Per questo, gli utenti dei social media devono essere sempre più vigili quando si tratta di individuare i contenuti falsi o alterati. Ari Abelson, cofondatore di Open Origins, una start-up che si batte contro la disinformazione con una propria tecnologia di verifica, ha dichiarato a The Cube che gli indizi che qualcosa è stato generato dall'IA stanno diventando sempre più difficili da individuare.
"I segnali stanno cambiando: stiamo arrivando ai falsi realistici e "trovare il fake" sta diventando impossibile. Invece, dovremmo presumere che tutto sia falso, a meno che non sia stato dimostrato che è reale alla fonte", ha spiegato. "In sostanza, siamo arrivati a un punto in cui, a meno che un'immagine non possa dimostrare istantaneamente di essere autenticamente di origine umana (cioè non generata dall'intelligenza artificiale), si dovrebbe partire dal presupposto che sia falsa", ha aggiunto Abelson. "Soprattutto per le immagini che possono avere una motivazione politica".