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Gli insegnanti belgi scendono in strada, esasperati da riforme sempre più usuranti

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Di Alberto De Filippis
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Insegnanti e personale scolastico sono scesi in piazza a Bruxelles per protestare contro i tagli alla scuola e avvertire: "quello che accadrà in Belgio toccherà presto tutta l'Europa".

La crisi covid ha esacerbato un problema iniziato tempo fa con la riforma dell'istruzione varata dal governo belga che prevede orari di lavoro più lunghi e impegnativi, maggiori incarichi per gli insegnanti, ma soprattutto il fatto che le classi stanno diventando sempre più numerosi. Gli insegnanti sono stanchi.

Due professoresse dicono: "Non ce la facciamo più, diamo tutto ai nostri studenti, siamo sempre al computer, proviamo a fare i conti con le domande, assenze, malattie, ma siamo stanchi".

Un'altra dice: "Abbiamo classi troppo grandi con bambini in difficoltà (handicappati) che dobbiamo aiutare, che hanno bisogno di sostegno mentre il resto della classe fa altro. La mia prima richiesta è quella di ridurre il numero di alunni per classe". 

L'ultima manifestazione di insegnanti nella Federazione Vallonia-Bruxelles è stata nel 2011. Questa volta la rabbia è più grande, con tutti i sindacati che la sostengono la protesta

I protocolli che cambiano continuamente, la gestione delle assenze, la discontinuità degli apprendimenti restano un grosso problema mentre le autorità sembrano interessate solo a tagliare i costi.

Un'altra insegnante dice: "È il miglior lavoro del mondo. Tutti amiamo il nostro lavoro, ma non ci danno i mezzi per continuare ad amare il nostro lavoro"

Se la situazione peggiora, gli insegnanti valloni lavoreranno per stringere alleanze con i loro colleghi europei per chiedere cambiamenti reali. E che le autorità capiscano che la scuola è un investimento per il futuro.