Ponte Genova: pm, nuova perizia non serve

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Di ANSA
Muore uno dei 59 imputati, era ex ispettore Anas
Muore uno dei 59 imputati, era ex ispettore Anas

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">GENOVA</span>, 15 <span class="caps">NOV</span> – “Per valutare la sicurezza di un<br /> ponte non si fa la media. Secondo noi non serve a nulla andare a<br /> vedere i lati degli stralli che non si sono rotti, non porta a<br /> nulla”. È quanto detto, in sintesi, dal pubblico ministero<br /> Walter Cotugno nel corso dell’udienza per il crollo del ponte<br /> Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime). Oggi la procura ha<br /> spiegato perché secondo loro una nuova perizia sui reperti mai<br /> analizzati, chiesta la settimana scorsa dall’avvocato Massimo<br /> Ceresa Gastaldo, sarebbe inutile. “Non esiste uno stato generale<br /> di conservazione – ha detto il pm – in particolare modo per la<br /> valutazione della sicurezza”. L’accusa ha anche ritenuto irrilevanti diversi testi citati<br /> dalle difese: dal mental coach di Paolo Berti (ex numero due di<br /> Aspi), passando per professori universitari, consulenti e<br /> commercialisti. I legali hanno sottolineato come invece la<br /> procura abbia prodotto documenti che non avrebbe dovuto<br /> depositare, inutilizzabili e illegittimi. “O ci si consente di<br /> esaminare le richieste di prove presentate dalla procura (60-90<br /> mila), e ci vogliono almeno due-tre mesi di tempo, ma non<br /> chiediamo rinvii, oppure bisognerebbe restituire in blocco gli<br /> atti ai pm e far fare a loro una selezione e produrre i<br /> documenti mettendo il tribunale e le parti nelle condizioni di<br /> valutarne l’ammissibilità” ha spiegato l’avvocato Ceresa<br /> Gastaldo. All’udienza di oggi è stato comunicato al tribunale che uno<br /> degli imputati è morto. Sì tratta di Stefano Chini, ex<br /> responsabile dell’attività ispettiva di Anas. Sono così<br /> diventate 58 le persone imputate tra ex dirigenti di Autostrade<br /> e Spea (la controllata che si occupava delle manutenzioni) e<br /> tecnici, ex e attuali dirigenti del ministero delle<br /> Infrastrutture e del provveditorato delle opere pubbliche. Le<br /> due società sono uscite dal processo patteggiando circa 30<br /> milioni di euro. Secondo l’accusa tutti sapevano delle<br /> condizioni del Morandi ma nessuno fece nulla seguendo la logica<br /> del risparmio per garantire maggiori utili da distribuire ai<br /> soci. L’udienza proseguirà domani mattina. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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