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Ermanno Olmi, artigiano del racconto

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Ermanno Olmi, artigiano del racconto

Ermanno Olmi, artigiano del racconto
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Fonte Ansa.it e Internet

Ermanno Olmi era un artigiano dell'immagine e del racconto. Il grande regista ha prodotto dai corti ai lunghi. Ha raccontato la povertà con l'albero degli zoccoli a guardare oltre la siepe del giardino, a spiare il lavoro del contadino o dell'operaio nella fabbrica, fino alla pace della natura.

Ermanno Olmi era nato in una famiglia contadina e profondamente cattolica nella provincia di Bergamo, Orfano di padre durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo aver frequentato il liceo scientifico e poi quello artistico (senza portare a termine gli studi), si trasferisce giovanissimo a Milano per iscriversi all'Accademia d'Arte Drammatica, seguendo i corsi di recitazione. Per guadagnarsi da vivere si impiega presso la EdisonVolta (dove già lavora la madre)e qui organizza il servizio cinematografico dirigendo, fra il '53 e il '61, una trentina di documentari, fra i quali La diga sul ghiacciaio (1953), Tre fili fino a Milano (1958) e Un metro è lungo cinque (1961). In questi anni di lavoro, oltre a notarsi l'intraprendenza e il talento con la macchina da presa, Olmi segna la prima traccia della sua filmografia, vale a dire l'attenzione per l'uomo all'interno di strutture create dall'uomo stesso.

Si sposa con l'attrice Loredana Detto, dalla quale ha avuto il figlio Fabio Olmi, anche lui oggi attivo nel mondo della settima arte come direttore di fotografia (ha lavorato con il padre in alcuni suoi film), debutta sul grande schermo con il lungometraggio Il tempo si è fermato (1959), dove narra l'amicizia fra il guardiano di una diga e uno studente. Fortemente influenzato dalle sue origini povere e rurali, il regista offre una visione di privilegio per gli umili, vale a dire per quelle persone semplici, che vivono in costante rapporto con la natura e, spesso, sono vittime della solitudine dell'uomo.

Olmi conquisterà i favori della critica con Il posto, opera su due giovani alle prese con il loro primo impiego, prodotto dalla casa di produzione 22 dicembre, fondata dallo stesso Olmi con un gruppo di amici.

L'attenzione per il quotidiano, per le cose della vita di tutti i giorni viene ribadita anche in I fidanzati (1963), pellicola legata al mondo operaio, seguita anche dal più intimista E venne un uomo (1965) con Rod Steiger, biografia di Papa Giovanni XXIII. Dopo un periodo contrassegnato da lavori non del tutto riusciti, Olmi firma il suo capolavoro: L'albero degli zoccoli (1977), ambientato in una cascina vicino a Bergamo, alla fine del secolo scorso, abitata da cinque famiglie contadine. Un grande successo in Italia e in tutto il mondo, tanto da guadagnarsi la Palma d'Oro e il Premio Ecumenico della Giuria al Festival di Cannes, il César per il miglior film straniero, i Nastri d'Argento per la miglior fotografia, regia, sceneggiatura e soggetto originale. Nel 1982 torna sul grande schermo con Cammina cammina, dove recupera il segno dell'allegorica storia dei Magi... poi una grave malattia, che lo terrà a lungo lontano dagli schermi ed esule ad Asiago.

Fondatore della scuola di cinema Ipotesi Cinema a Bassano del Grappa, torna a girare documentari per la Rai e qualche spot televisivo, e si lascia andare al cortometraggio con Milano (1983) per il quale gli viene assegnato il Nastro d'Argento come regista del miglior corto. Anche se il ritorno vero e proprio è solo per il claustrofobico Lunga vita alla signora (1987), storia di una vecchia e potente dama che riunisce a cena nel suo castello i notabili del luogo con l'unico scopo di riverirla, che gli farà vincere il premio Fipresci e il Leone d'Argento a Venezia. Quello d'Oro lo stingerà grazie a La leggenda del santo bevitore, tratto dall'omonimo racconto di Joseph Roth, con Rutger Hauer nella parte di un barbone alcolizzato aiutato dalla Grazia.

Con il documentario Lungo il fiume (1992), ritrova anche la passione per la scrittura firmando La valle di pietra (1992), che Maurizio Zaccaro porterà sul grande schermo, mentre lui trarrà dal racconto di Dino Buzzati "Il taglio del bosco" la favola Il segreto del bosco vecchio (1993) con Paolo Villaggio. A metà degli anni Novanta dirigerà l'episodio della Genesi del vasto progetto internazionale Le storie della Bibbia, poi avrà un notevolissimo successo con Il mestiere delle armi (2001), biografia di Giovanni delle Bande Nere che gli permetterà di aggiudicarsi ben quattro David di Donatello (miglior regia, film, produzione e sceneggiatura). Il pacifista Cantando dietro i paraventi (2003) conquista il Nastro d'Argento per il miglior soggetto, mentre nel 2005, con il corale Tickets (realizzato con Kiarostami e Loach) si allunga definitivamente la sua visuale anche al resto del mondo e non più semplicemente allo squarcio italiano.

Dopo lo spirituale _Centochiodi_ del 2007, con l'ex modello Raz Degan nella parte di un intellettuale che perde la fede, dichiara che non girerà più film di finzione, ma tornerà al suo antico e primario amore, il documentario. Così che l'anno successivo, forse per fargli cambiare idea, Venezia gli tributa il Leone d'Oro alla Carriera, consegnatogli direttamente dalle mani di Adriano Celentano. Ma nel 2011, dopo un documentario (Rupi del Vino, 2009), un cortometraggio (Il premio, 2009), e un altro documentario (Terra Madre, 2010) torna sul grande schermo più trionfante che mai con _Il villaggio di cartone_, presentato alla Mostra del cinema di Venezia. Del 2014 è invece torneranno i prati, ambientato durante la prima guerra mondiale, mentre nel 2017 esce al cinema il documentario Vedete, sono uno di voi, dedicato a Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002.

Si è spento in seguito a una grave malattia ad Asiago.