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Le ceneri del premio nobel

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Le ceneri del premio nobel

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Un tempo c’erano due categorie immortali: i santi e i premi nobel. La Chiesa continua a certificare i suoi campioni davanti ai quali in generale l’umanità s’inchina.

La cultura laica ha come cuspide del sapere i premi nobel in diverse discipline (fisica, chimica, medicina, letteratura e pace ma anche economia) che fino a poco tempo fa incutevano un rispetto assoluto. Un empireo che può a buon diritto considerarsi qualcosa d’altro rispetto ai premi oscar, confinati nel gran circo dello showbiz a stelle e strisce.

Ben oltre lo scandalo sessuale

A Stoccolma, al di là dello scandalo sessuale (noto da anni), che vede come protagonista il premio nobel Jean-Claude Arnault (sposato con una dei membri dell'Accademia svedese, e accusato da diciotto donne di averle aggredite o violentate tra il 1996 e il 2017, ma anche di aver fatto mercimonio delle informazioni che aveva dalla moglie), siamo davanti ad una istituzione che fatica a rincorrere la modernità.

Cos'è il nobel per l'Italia?

La percezione tutta italiana di questo riconoscimento ambitissimo (non tanto per il non disprezzabile premio in denaro, ma per le ricadute di gloria e riscatto che ne derivano) è quella di una specie di concorso che assolutamente non è. La visione squisitamente “luterana” del nobel vuole individuare meriti assoluti proiettabili in una dimensione immortale, anche a lode e gloria della corona svedese.

Un premio come sintesi della grande storia

La lista dei nobel è quasi una sintesi della storia recente. Da Marie Curie a Rita Levi Montalcini, da Boris Pasternak a Ernest Hemingway, da Aung San Suu Kyi a Barack Obama, ogni premio individua una svolta epocale, una scoperta rivoluzionaria, proprio come ha voluto Alfred Nobel, ricco imprenditore ottocentesco svedese nato nel 1833, che resta il padre di tutte le guerre moderne in quanto inventore della dinamite e produttore di armi che si sarebbero diffuse in tutto il mondo.

Un vecchio, melanconico cannone, inutilmente puntato sul mare di San Remo (nel parco della villa in cui Nobel morì nel 1896), è il tragico emblema di una vita che proprio con l’istituzione del premio volle riscattarsi e moltiplicare i riscatti possibili dell’umanità.

Le distonie dell'Accademia

Eppure, nemici dell’indiscrezione e del buon senso, a volte gli accademici scandinavi hanno orientato le loro scelte su protagonisti che non riscuotevano per forza il consenso internazionale oppure si sono rivolti a coloro per i quali un premio così sfacciatamente istituzionale poteva creare non pochi problemi.

Lo scrittore e filosofo francese Jean Paul Sartre è stato l’unico che ha rifiutato categoricamente l’onoreficenza per ragioni personali e politiche ma forse è andata ancora peggio con Bob Dylan che ricevendo il nobel per la letterura avrebbe potuto rappresentare un elemento di nuova allenza fra la modernità e l’Accademia. La sua riluttanza al premio, il fatto di aver mandato alla premiazione come sua ambasciatrice Patty Smith sono il segno dello scarto fra l’istituzione premio nobel e la nuova arte.

In ambito letterario c’è chi sostiene a gran voce che non è possibile paragonare uno scrittore guatemalteco con un poeta cinese o un drammaturgo italiano con una scrittrice inglese.

Il caso Borges

Le abilità selettive in Scandinavia scricchiolano da tempo e si producono cantonate irrecuperabili. Fra tutte la più clamorosa resta il mancato nobel all’argentino Jorge Luis Borges che nel 1964 fu invitato a Stoccolma per tenere delle conferenze. Lì incontrò Artur Lundkvist, famoso ispanista nonchè potente elettore fra i giurati dell’accademia svedese. La scrittrice argentina Maria Ester Vàzquez ha raccontato – a chi scrive – che Borges fu crudele con Lundkvist: l’ispanista aveva mostrato le sue poesie al grande scrittore per ottenerne una benedizione ma non l’ebbe. Borges avrebbe addirittura consigliato a Lundkvist di dedicarsi preferibilmente “alla botanica o alla zoologia, scienze con le quali avrebbe forse ottenuto risultati migliori”. Borges ritornò in Argentina e il nobel venne dato ad altri scrittori di lingua spagnola che resteranno comunque inferiori allo Shakespeare del Rio de la Plata.

Ma gli esclusi eccellenti sono anche altri e si chiamano Marguerite Yourcenar, James Joyce, Celine, Roth...

“Il Nobel, direi – ha scritto il poeta italiano Silvano Masacci - è come una bottiglia di Dom Perignon, di cui è rimasta l’etichetta, ma dentro nulla, neppure il profumo delicato di un prezioso vitigno”.