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Lara Comi (Ppe): "Controllare le frontiere, non chiuderle. Serve rivedere il Trattato di Dublino"

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Lara Comi (Ppe): "Controllare le frontiere, non chiuderle. Serve rivedere il Trattato di Dublino"

Lara Comi (Ppe): "Controllare le frontiere, non chiuderle. Serve rivedere il Trattato di Dublino"
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Intervista di Paolo Alberto Valenti a Lara Comi, vicepresidente del Gruppo parlamentare del Partito popolare al Parlamento europeo.

Parliamo della sicurezza dei confini, che il Partito popolare indica come una priorità. Ma che significa concretamente rivedere il regolamento di Dublino?

Noi dobbiamo controllare i confini, ma non bloccarli. La gestione dei clandestini, e degli immigrati che poi diventano profughi, deve essere condivisa a livello europeo. Altro discorso sono i confini esterni, cioé: difendere l'Europa da quella che è una immigrazione eccessiva nei confronti di quello che è la Siria, la Libia, il Nord Africa.

Voi volete mettere mano al Regolamento di Dublino...

In realtà ci abbiamo già messo mano, a livello di parlamento europeo, nel senso che la votazione è gia avvenuta a livello di plenaria. Cosa abbiamo proposto: innanzi tutto che il primo paese ospitante non deve essere obbligato a tenere per tutta la procedura l'immigrato per attendere quale sia l'esito. Quindi cosa può avvenire? Il ricongiungimento familiare, immediatamente, e poi la possibilità di fare la domanda anche in Francia, in Germania, o in un altro paese, quindi non obbligatoriamente in Italia, e questo per noi è chiave. All'interno di quello che abbiamo approvato al livello europeo, poi, c'è il rimpatrio immediato nel momento in cui si definisce clandestino.

Qual è il concetto di solidarietà per il Partito popolare europeo?

Abbiamo portato avanti un Piano Marshall per l'Africa, e va controllato come vengono gestiti i soldi e come vengono utilizzati. Dalla Libia abbiamo ora un maggior controllo delle frontiere, questo si...

Ma lei ha visto cosa accade in Africa e in Libia,,, per adesso gli sforzi europei sono andati verso la costruzione di lager...

Noi siamo pronti a vigilare su dove vanno i soldi dati dall'Unione europea. In passato sono stati fatti degli errori perche sono stati dati dei soldi anche a governi molto corrotti che quindi non hanno svolto quella che era la finanlità. Il punto chiave è essere all'interno del tavolo dove si decide l'investimento di questi soldi, si decide come vengono investiti. Non solo "l'Europa vi da soldi poi gestitela voi", no, deve essere accompagnato quello che è un processo di sviluppo soprattuitto economico e politico all'interno di quei paesi. Non certamente dei lager.

Che valutazione fate di Frontex?

Bisogna fare ancora tanto. Nel momento in cui si utilizza Frontex, possiamo anche aumentare le risorse di Frontex, accanto servono gli accordi bilaterali. È servito? Sicuramente è stato un punto importante, ma dobbiamo anche cercare di capire le Ong. Alcune Ong sono perfette, rispondono ai criteri e alle autorità, altre no.