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BIelorussia, minuscoli spiragli di cambiamento

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BIelorussia, minuscoli spiragli di cambiamento

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Valérie Gauriat, collega francese di Euronews, ha realizzato uno straordinario reportage sulla situazione attuale in Bielorussia, paese ex satellite dell'Unione Sovietica che è giunto al bivio dei cambiamenti della Storia.
Una delle ultime pesante dittature d'Europa, guidato da ormai 22 anni dal presidente Alexander Lukashenko, un paese dove ancora vengono eseguite condanne a morte.

E ancora: uno stretto controllo sugli oppositori politici, una forte limitazione alla libertà di stampa.

Per uscire dal tunnel dell'autocrazia, la Bielorussia deve compiere passi giganteschi verso la democrazia. Nonostante qualche minuscolo spiraglio di cambiamento.
Valérie Gauriat ha visitato la Bielorussia durante la celebrazione del 25 marzo, il "Giorno della Libertà", la data di proclamazione della Repubblica Popolare Bielorussa. Era il 1918. Quest'anno ricorreva il Centenario.
Una celebrazione, per la prima volta, consentita ufficialmente dal governo.

Di questo e di quello che ha visto con i suoi occhi, reporter testimone oculare della realtà bielorussa, Valérie Gauriat ne ha parlato con la collega di Euronews, Sophie Claudet.

Sophie Claudet: "Valerie, sei appena tornata dalla Bielorussia. Grazie per essere qui con noi. Abbiamo visto nel tuo reportage che hai incontrato diversi dissidenti, anche di alto livello: è stato semplice arrivare a loro?"

Valérie Gauriat: "Beh, in realtà è stato abbastanza facile. Tutte queste persone hanno molta voglia di parlare. Parlare con i media stranieri, in particolare. La stampa locale e nazionale, invece, ha la museruola, e per loro è una bella opportunità per parlare".

Sophie Claudet: "Abbiamo sentito le persone nel tuo reportage che esprimono la loro paura. La paura della Polizia, la paura del sistema, del governo...è stata palpabile, questa paura, anche per te, come straniera in Bielorussia?"

Valérie Gauriat: "Le persone dicono 'non tanto quello che vedi', quanto 'ciò che non si vede'. E ci raccontano storie di intimidazioni, storie di persone che perdono il lavoro per aver parlato troppo apertamente".

Sophie Claudet: "Quindi c'è uno spiraglio, o almeno la possibilità per le persone di parlare? Abbiamo visto che le celebrazioni di quest'anno sono state autorizzate dal governo. Abbiamo anche sentito che un movimento politico di opposizione è stato accettato per la prima volta negli ultimi dieci anni. Significa che la Bielorussia si sta finalmente aprendo?"

Valérie Gauriat: "C'è un'apertura, ci sono dei cambiamenti. Il solo fatto che le celebrazioni si siano svolte il 25 marzo è un segno evidente. C'è un nuovo dialogo tra governo e società civile. Il governo bielorusso ha un nuovo piano d'azione per i diritti umani. Stanno pensando a dei cambiamenti nella loro Costituzione. Stanno pensando ad una riforma elettorale. Stanno valutando modifiche in merito alla pena di morte, che è una espressa richiesta dell'Unione Europea. In termini generali, le autorità bielorusse sono molto interessate a migliorare le loro relazioni con l'Unione Europea, per avere un nuovo equilibrio nel rapporto tra la stessa UE e la Russia, da cui restano molto dipendenti".

Sophie Claudet: "C'è il timore che questi cambiamenti siano solo una facciata per compiacere l'Unione Europea?"

Valérie Gauriat: "Probabilmente sarà una strada ancora lunga. Come mi ha detto il ministro degli esteri, la mentalità deve cambiare".

Sophie Claudet: "Ma vogliono davvero cambiare?"

Valérie Gauriat: "Dicono che vogliono cambiare. Ma il leader dell'opposizione non ci crede. Dicono che non è abbastanza. Dicono che la repressione è ancora troppo forte. La tortura esiste ancora, dicono loro. E l'opposizione è schiacciata".

Sophie Claudet: "Un punto essenziale che è stato fatto notare da una delle persone che hai intervistato nel tuo reportage, è il timore che la Bielorussia possa essere annessa dalla Russia allo stesso modo della Crimea".

Valérie Gauriat: "Ho incontrato il capo della stampa bielorussa. Ha sottolineato che dagli eventi in Ucraina, alcuni media russi hanno iniziato a mettere in discussione l'indipendenza della Bielorussia. E anche il linguaggio dei media bielorussi è sempre più filorusso. E il 50% del contenuto mediatico bielorusso è russo. Quindi le preoccupazioni non sono proprio solo un'impressione, quanto una vera e propria evidenza, a fronte di una ripresa della fortissima influenza russa sulla Bielorussia. Questa è la preoccupazione principale. D'altro canto, altre persone diranno 'Beh, la Bielorussia è piccola, non è interessante in termini geopolitici, quindi Mosca non avrebbe alcun interesse ad invadere la Bielorussia in quanto tale. Inoltre, la Bielorussia dipende già economica dalla Russia, quindi non è necessario esercitare ancor a più pressione sul paese'".