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Elezioni 2018: Il mercato dei voti

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Elezioni 2018: Il mercato dei voti

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Sono i trasformisti politici, ovvero quelli che cambiano la casacca a seconda di come cambiano gli umori. In questa campagna elettorale atipica, a produrne di più sono i due partiti che si sono battuti contro i voltagabbana. Da un lato il Movimento 5 stelle che tra il caso rimborsopoli e i candidati massoni ha già espulso una decina di iscritti dall’altro l’opa di berlusconi che apre ai ribelli penstallati.

"Accogliamo chi condivide il programma" spiega l’ex cavaliere, in questo modo potrebbero incassare integralmente l’indennità parlamentare.

Dinamiche che un Berlusconi incandidabile e oggi più che mai a caccia di consensi conosce bene.Il suo primo governo nacque grazie al voto di fiducia di quattro senatori convertiti.

Un rush finale prima del 4 marzo, fatto soprattutto di promesse: dal maxi condono per chi ha pendenze con il fisco, l'aumento delle pensioni minime a 1.000 euro e poi ancora qualche sterzata, che risente dei fatti recenti.

Dopo Macerata, la stretta sull'immigrazione: rimpatri per 600.000 migranti, segno evidente di un cambiamento nelle dinamiche tra Forza Italia e la Lega, quest'ultima data ben oltre il 4% del 2013.

Dall'altro lato Berlusconi gioca la carta della linea moderata, sul tema Europa ad esempio e si riserva l'asso nella manica del candidato premier, esterno alla coalizione, nome che lui stesso conferma verrà fatto alla fine della campagna elettorale.

Tra i più probabili Antonio Tajani presidente dell'Europarlamento e figura di raccordo verso l'asse franco -tedesco.