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Anche la Svizzera "considera l'aragosta": sarà vietato bollirla viva

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Anche la Svizzera "considera l'aragosta": sarà vietato bollirla viva

Anche la Svizzera "considera l'aragosta": sarà vietato bollirla viva
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È giusto bollire una creatura senziente solo per il piacere delle nostre papille gustative? Qualcun altro, oltre David Foster Wallace, si preoccupa dei diritti delle aragoste. La Svizzera ha vietato la diffusa pratica culinaria di gettarle e vive in acqua bollente per evitare che i succulenti crostacei vadano incontro ad una morte atroce. 

La legge che entrerà in vigore il prossimo 1 marzo mette al bando questo tipo di cottura e il trasporto in ghiaccio o in acqua ghiacciata, nell'ambito di una revisione delle norme sulla protezione degli animali.

"Le specie acquatiche dovranno sempre essere tenute nel loro ambiente naturale. I crostacei devono essere storditi prima di essere uccisi", dicono le regole adottate. A ridosso della loro consumazione, le aragoste dovranno essere dunque comfortably numb, suggerisce Reuters citando i Pink Floyd. 

Dolcemente apatiche. 

I metodi di stordimento accettati saranno gli shock elettrici o la "distruzione meccanica" del cervello, scrive l'emittente RTS.

Il Consiglio federale ha stabilito mercoledì che a partire da marzo, inoltre, tutti i cani dovranno essere registrati nella banca dati centrale e, per migliorare la rintracciabilità, chi ne metterà in vendita dovrà indicare nell'inserzione l'indirizzo e la provenienza, in modo da ostacolare la vendita di esemplari importati illegalmente.

I regolamenti mirano anche a precisare i criteri per l'abbattimento di animali malati o feriti e vietano i dispositivi antiabbaio. 

La sentenza italiana

Gli svizzeri non sono i soli a cercare di proteggere le aragoste dalla straziante agonia culinaria del fine vita: anche l'Italia si è espressa in tal senso di recente. 

L'anno scorso la Corte di Cassazione aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un ristoratore fiorentino condannato per aver detenuto aragoste e granchi vivi sul ghiaccio con le chele legate. 

"La condanna a carico del titolare del ristorante per maltrattamento di animali, emessa ad aprile 2014 dal Tribunale di Firenze e confermata ora dai giudici, si fonda su dati scientifici – aveva commentato la Lav, come riporta il Fatto Quotidiano - I crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria“.