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"Paradise Papers": la Regina è nuda

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"Paradise Papers": la Regina è nuda

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Ricchi, ma mai abbastanza. I “Paradise Papers” fanno luce sulle fortune che personalità di spicco hanno investito in paradisi fiscali attraverso un ristretto numero di studi legali, primo fra tutti il britannico Appleby.

In cima alla lista la Regina d’Inghilterra, intestataria di una società che, a partire dal 2005, ha investito l’equivalente di 7,5 milioni di dollari alle isole Cayman.

Qualche fastidio arriverà ancora una volta anche all’amministrazione Trump: Wilbur Ross, Segretario americano al Commercio e stretto collaboratore di Donald Trump, risulta essere azionista di una compagnia di trasporto marittimo di gas liquido. Compagnia che, nonostante le sanzioni contro Mosca, continua a fare affari con il gigante petrolifero SIBUR.

Tra chi affida i propri interessi economici al segreto dell’ombra ci sono poi star pop come Bono e Madonna, magnati come Gerges Soros o giganti come Uber o Apple.

“Soltanto perchè qualcosa è legale non significa che sia legittimo o moralmente corretto. Studiando le carte ci rendiamo conto della scomparsa di miliardi e miliardi che sarebbero dovuti andare in tasse” spiega un giornalista della Sueddeutsche Zeitung, all’origine dell’inchiesta alla quale ha collaborato anche il Consorzio Internazionale di giornalisti investigativi tra i cui partner figurano Guardian, BBC, New York Times.

L’inchiesta, il cui esito continuerà ad esser reso pubblico nei prossimi giorni, rivela il compito di specialisti come Appleby: evitare di pagare le tasse sfruttando i limiti della legge.

I documenti, analizzati da più di 380 giornalisti, attivi in 67 Paesi e 96 media di tutto il mondo, mostrano come il sistema finanziario offshore gestisca una enorme “economia parallela” a livello globale.