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Frustata in Iran una richiedente asilo espulsa dalla Norvegia

L'avvocato di Leila Bayat: violata la convenzione di Ginevra. Il sostegno di Amnesty International.

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Frustata in Iran una richiedente asilo espulsa dalla Norvegia

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L’immagine di questa schiena lacerata ha fatto il giro dei social network ed è stata diffusa dai media norvegesi. Si tratta di una richiedente asilo iraniana di 36 anni, espulsa a marzo verso il suo Paese di origine dopo otto anni passati in Norvegia. Martedì scorso Leila Bayat ha ricevuto 80 frustate: la pena prevista da una condanna per aver bevuto dell’alcol. In Norvegia Leila lascia il figlio, che ora ha 13 anni, con il quale era arrivata nel 2009.

Una tv norvegese ha incontrato una sua amica a Oslo.

La direzione norvegese dell’immigrazione le aveva negato la protezione, sostenendo che la storia della condanna fosse un’invenzione. Leila è pronta a contestare la decisione davanti alla giustizia, dice il suo avvocato.

“C‘è una violazione della Convenzione di Ginevra per i rifugiati, in particolare del diritto alla protezione contro l’espulsione verso una regione dove si rischiano tortura o trattamenti inumani”, spiega Preben Kløvfjell. “Quindi, sì, le autorità norvegesi hanno violato le leggi internazionali”.

Leila ha ricevuto il sostegno delle associazioni per la difesa dei diritti umani.

“I richiedenti asilo devono dimostrare e documentare che non stanno mentendo, perché le autorità norvegesi pensano che siano degli imbroglioni”, sostiene Gerhard Folkvord di Amnesty International. “È la linea politica che il governo ha definito negli ultimi anni”.

Le decisioni sull’asilo, denuncia Amnesty Norvegia, non sono state influenzate dal rapporto presentato dalla Ong a gennaio che documenta il crescente ricorso a questo tipo di tortura contro le donne in Iran.