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Strage di via D'Amelio, Lumia: "Fare luce sui mandanti esterni"

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Strage di via D'Amelio, Lumia: "Fare luce sui mandanti esterni"

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Sono passati 25 anni da quel 19 luglio quando alle 16.58 una Fiat 126 imbottita di tritolo venne fatta esplodere in via D’Amelio a Palermo uccidendo Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Claudio Traina, Agostino Catalano, Walter Cosina e Vincenzo Li Muli. La strage arriva 57 giorni dopo la l’attentato a Giuseppe Falcone, negli ultimi giorni prima della sua morte Borsellino sapeva che il tritolo per lui era arrivato a Palermo. 57 giorni di vergogna nazionale, di chi doveva e non ha voluto proteggerlo. Prima Falcone e poi Borsellino dovevano morire per la battaglia già fatta contro la mafia, e per quella a venire. “Fra le mie braccia gli ultimi respiri di Giovanni Falcone, pensai che si trattava di un appuntamento rinviato”, disse in quei giorni Borsellino, parlando dell’appuntamento con la sua morte.

25 anni dopo, la verità è ancora lontana: tanti, troppi i buchi neri sia in campo investigativo che processuale ed elementi chiave che restano da chiarire: dalla scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino alla dichiarazioni menzognere del falso pentito Vincenzo Scarantino che si era accusato di avere rubato l’auto usata nell’attentato. Spatuzza ha smentito il racconto di Vincenzo Scarantino e altri pentiti e per nove persone, condannate ingiustamente e a vario titolo per l’attentato, tra cui lo stesso Scarantino, è stata chiesta la revisione del processo. Per quelle già detenute è stata sospesa l’esecuzione della pena ormai definitiva.

“Piena verità si sarà solo quando si scopriranno i mandanti esterni, i responsabili istituzionali, gli apparati, si farà luce su quanti contribuirono a quella stagione stragista”, ha commentato a euronews il sentatore Giuseppe Lumia, membro della commissione nazionale antimafia. “La vicenda Borsellino è un paradigma drammatico della forza della mafia e del sistema delle collusioni, ecco perché purtroppo non bisogna stupirsi di questo gioco di depistaggi che c’è stato nel nostro Paese, semmai bisogna conoscerlo bene e bisogna fare in modo che tutte le responsabilità anche in questo caso siano accertate e portate alla luce”.

La battaglia per la verità deve andare avanti, è un dovere che riguarda tutti: “La nostra democrazia ha bisogno di verità, bisogna essere pronti a conoscere anche le più terribili responsabilità, non bisogna aver paura, lo stato, la società civile, le istituzioni non devono mai rinunciarci”, dice ancora Lumia.