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Tra Brexit e antiche frontiere, a rischio il processo di pace in Irlanda del Nord


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Tra Brexit e antiche frontiere, a rischio il processo di pace in Irlanda del Nord

Brexit, il governo e la pace in Irlanda del Nord

Un confine controverso. E’ quello che divide l’Irlanda, membro dell’Unione europea e l’Irlanda del Nord, parte del Regno Unito, che si prepara invece a lasciare l’Europa, dopo il referendum sulla Brexit. Il paese al momento gode di una certa prosperità economica. Ma resterà così? Tra i frontalieri c‘è molta preoccupazione, e da tempo sono in corso proteste contro l’uscita dalla UE.

Intanto ora è ufficiale: la Premier Theresa May ha dato il via libera al patto con il partito ultra-conservatore del Dup, 10 deputati decisivi per “la fiducia” all’esecutivo Tory. Un sì che prevede anche un pacchetto di aiuti economici a Belfast pari a 1,5 miliardi di sterline (1,7 miliardi di euro). L’intesa sarà valida per i cinque anni della legislatura.

Insiders: filming on the Irish border

Antiche frontiere e nuove preoccupazioni

euronews: “Il confine esterno dell’Unione europea verrà costruito forse qui entro due anni: le persone che vivono da entrambe le parti sono contrarie ai controlli alla frontiera, chiederò il perché…”

Nel 2019, la mappa dell’Europa cambierà. Così come quella dell’Irlanda: il Nord resterà con il Regno Unito, il sud rimarrà con l’Unione. Siamo a Clones, un villaggio di frontiera nel sud del paese. Le difficoltà si fanno sentire da entrambi i lati: pesano ancora tre decenni di violenze e di recessione economica, a partire dal 1968. un conflitto che fece migliaia di morti. I controlli hanno reso difficili anche le esportazioni. Donald McDonald ha dovuto rinunciare al suo negozio di tessili di tre generazioni. “Oltre 50 imprese sono state chiuse, non voglio che si torni a questo tipo di situazione, non voglio più barriere. Ma la speranza, la fiducia. le relazioni sono stati danneggiati dalla decisione politica del protezionismo di Londra”, ci racconta Donald McDonald.

Durante il conflitto nord-irlandese, questo ponte è stato bloccato 76 volte. I residenti locali hanno rimosso spesso le barriere. Oggi, l’amministrazione sembra preparare altre alternative ai checkpoint, ma le persone sono ancora traumatizzate. Un confine netto derivante da una hard Brexit potrebbe diventare una realtà qui? “Uno scenario di incubo Ho sentito recentemente da un funzionario del dipartimento di finanza che sovrintende alle dogane dell’Irlanda, che potrebbero esserci potenziali siti in questa zona per una tale struttura, terreni adibiti proprio a questo.”, prosegue McDonald. “Penso che le persone reagirebbero in un modo che non sarebbe del tutto pacifico, non sarebbe un bene per il popolo o per l’isola…” Non si esclude dunque il pericolo di nuove violenze.

Quale futuro per l’Irlanda del Nord?

Ora ci dirigiamo verso il lato nord del confine. Qui il tasso di disoccupazione durante gli anni bui era al 30%, oggi è al 3%. Conor Patterson lavora per la Camera di Commercio, fornisce consulenze agli imprenditori su come comportarsi con la Brexit. Ci mostra i resti di un checkpoint del passato. Ci si chiede se il Regno Unito riuscirà ad ottenere un accordo di libero scambio, compreso un regime di frontiera “morbido”. Oppure la situazione sarà più pesante del previsto? “Se ci sarà un esito negativo allora verrà costruito una sorta di dogana alla frontiera. Questa zona ha una storia di violenze al confine, perché è una barriera per la libera circolazione delle merci e delle persone … Abbiamo già abbastanza problemi in Europa con i giovani radicalizzati- non abbiamo bisogno di altri problemi. Il rischio è che forze dissidenti (dell’Ira) plagino le persone. La comunità, soprattutto i più giovani, possono essere attratti da un’ideologia che promuove una sfida violenta. Non vogliamo tutto questo, è una minaccia troppo grande”, ci spiega Patterson, Direttore Esecutivo presso la Newry & Mourne Enterprise Agency.

Insiders: filming in Belfast, Northern Ireland

Lo spettro del conflitto nord-irlandese

Mentre il partito cattolico Sinn Fein vuole la riunificazione, il Partito Unionista Democratico vuole che l’Irlanda del Nord rimanga con il Regno Unito. Questo incide sulla Brexit: l’adesione all’UE ha congelato i conflitti tra le comunità. Lasciare l’UE potrebbe portare a nuove tensioni. Sono in molti a chiederselo. Ecco perché abbiamo fissato un incontro con Sammy Wilson, rappresentante della dirigenza del DUP, il responsabile di tutte le questioni legate a Brexit. “Penso che ci sia troppo allarmismo. Il Sinn Fein non si preoccupa veramente dei problemi reali. L’unico rischio per il processo di pace è che il Sinn Fein sta cercando di generare una sorta di isteria collettiva per un giochino politico a breve termine, mentre dovrebbe considerare l’impatto sulle proprie comunità e su quelle persone che prima o poi cercheranno una scusa per tornare a una sorta di campagna terroristica.”

euronews: “Come evitare il peggio? Come evitare le tensioni? Come evitare un confine pesante? Qual è la sua proposta per risolvere questo problema politico?”

Sammy Wilson: “Una delle soluzioni migliori consiste nell’utilizzare la sorveglianza elettronica del commercio attraverso il confine con numeri di riconoscimento dei veicoli. Non c‘é bisogno di posti di blocco, non c‘è bisogno di fermare la gente, si potranno fare dei controlli occasionali se ci sarà bisogno di tutto questo.”

Nessuna torre con soldati sovrasta più il confine a Newry. L’infrastruttura militare è stata smantellata. L’Unione europea ha finanziato la regione investendo parecchi soldi in iniziative economiche e nei settori industriali. Il nostro consulente aziendale Patterson cerca di rassicurare questo manager: “La nostra principale preoccupazione è la posizione. Siamo qui sui lati del confine britannico e abbiamo già messo in atto piani nel caso in cui dovessimo spostarci sulla parte sud del confine. Stiamo facendo una lobby di persone come lei, per dare uno Status speciale basato sulla posizione in cui si trova e sulla necessità della libera circolazione nelle due giurisdizioni”.

A soffrire maggiormente per la Brexit potrebbero essere l’industria alimentare e l’agricoltura. Prima del referendum questa società che produce latte ha investito 45 milioni di euro in un nuovo impianto in Irlanda del Nord che produce latte in polvere per l’Africa e il Medio Oriente. L’azienda ha beneficiato anche degli attuali accordi commerciali europei. Ora cosa combierà? La società ha 1000 fornitori e tre siti produttivi, a nord e a sud.

“Se entrerà in vigore la frontiera internazionale e se non ci sarà un accordo di libero scambio per il settore alimentare e l’agricoltura, tra l’UE e il Regno Unito, questa materia prima, questo latte, sarà soggetto a nuove tariffe dell’Organizzazione mondiale del commercio che potranno salire anche del 50% del valore attuale del prodotto”, ci spiega Gabriel D’Arcy, Direttore Esecutivo presso la LacPatrick.

Terminiamo il nostro viaggio a Rostrevor, un piccolo villaggio costiero dell’Irlanda del Nord, vicino al confine. Ogni mercoledì, il cantautore locale Matthew McGrath si esibisce presso il bar di Crawford. Tra due pinte di birra e quattro risate, i residenti discuteno spesso della Brexit e pensano che l’Irlanda del Nord pagherà molto caro questa scelta. “Penso che Brexit sia un disastro, politico, economico, sociale … nessuno sa cosa accadrà, ma il fatto che gli inglesi ci hanno trascinato fuori dall’Unione Europea è quasi un gesto completamente folle,” ci racconta il cantautore. “Spero che ci sia un’uscita morbido, una Brexit soft. “La visione di Theresa May, di una “Hard Brexit, non è più sostenibile, è troppo debole per portarla avanti. La gente si sente ancora parte dell’Europa, si sente ancora europea.”