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Nuove elezioni nel Regno Unito potrebbero compromettere la Brexit

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Nuove elezioni nel Regno Unito potrebbero compromettere la Brexit

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Meno di un mese dopo la notifica dell’articolo 50 per l’uscita dall’Unione europea, il primo ministro britannico è ancora in testa ai titoli dei giornali. Theresa May vuole indire elezioni anticipate per l’8 giugno.
E se i sondaggi sono corretti, le aspetta una vittoria schiacciante.

Per avere maggiori informazioni, abbiamo posto alcune domande a James Franey, giornalista del servizio inglese di euronews.
Perchè questa decisione?
James Franey, euronews:
“Ci sono due ragioni principali. Prima di tutto, per la praticità. I conservatori hanno una maggioranza di 17 soli seggi in parlamento. Se si desidera mantenere la Brexit alle condizioni di Theresa May, è necessario avere una maggioranza molto più forte. In secondo luogo, la legittimità. Ci sono molte persone nel Regno Unito, il 48 per cento, che credono sia un’ingiustizia. E Theresa May sente che ha bisogno di interpellare il paese prima di attuare questo sconvolgimento costituzionale radicale.”

Questo voto potrebbe trasformarsi in una specie di secondo referendum sulla Brexit?
“In effetti è quello che tutti gli osservatori dicono: sembra che sarà una sorta di replica delle campagna sul referendum UE. Due sono le domande principali: dove andranno i quasi quattro milioni di persone che hanno votato per il partito euroscettico? I conservatori diranno agli elettori: “Votate per noi. Lo UKIP è irrilevante, stiamo realizzando quello che avete sempre desiderato”.
Poi sull’altro lato della medaglia, ci sono gli anti-Brexit. I Liberal democratici promettono di mantenere il Regno Unito nel mercato unico. A nord, il partito indipendentista scozzese combatterà per questo, ma solleverà anche la prospettiva di un secondo referendum per l’indipendenza scozzese.
Tuttavia, è importante notare che le elezioni generali del Regno Unito non sono una corsa al voto popolare. Qui non conta. Bisogna vincere quei posti nei distretti elettorali, nelle circoscrizioni. Se non lo si fa, non è possibile apportare le modifiche che si promettono.”

Il referendum in Turchia, che attribuisce al presidente Erdogan maggiori poteri è al centro dell’attualità internazionale.
L’ Europa ha criticato la deriva autoritaria di Erdogan, ma la comunità turca più numerosa del continente sembra avere un’opinione diversa.
Secondo le statistiche del governo, il 75% dei turchi in Belgio, il 73 in Austria, il 70 nei Paesi Bassi, il 65 in Francia ed il 63 in Germania, ha votato per aumentare i poteri del presidente.
Ecco un’analisi.

Più tardi in giornata, il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, sarà a Pechino per intraprendere colloqui con il governo cinese.