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Quando solo una Camera del Parlamento si dà delle regole sul lobbying


Italia

Quando solo una Camera del Parlamento si dà delle regole sul lobbying

Definizione di attività di lobbying

Italia: non c’è una legge nazionale che definisca l’attività di lobbying.

Unione Europea:definizione corrente (2014): “tutte le attività, […], svolte allo scopo di influenzare direttamente o indirettamente l’elaborazione o l’attuazione delle politiche e i processi decisionali delle istituzioni dell’Unione, a prescindere dal luogo in cui sono condotte e dai canali o mezzi di comunicazione impiegati — ad esempio l’esternalizzazione, i media, i contratti con intermediari specializzati, i centri studi (think-tanks), le piattaforme, i forum, le campagne e le iniziative adottate a livello locale”

Definizione contenuta nella proposta di riforma che introduce l’obbligatorietà del registro (2016): “quelle attività che promuovono certi interessi mediante l’interazione con una qualsiasi delle tre istituzioni firmatarie, i rispettivi membri o funzionari, allo scopo di influenzare l’elaborazione o l’attuazione delle politiche o legislazioni, oppure il processo decisionale all’interno di tali istituzioni.”

Ora che la Camera dei deputati ha lanciato il primo registro delle lobby del Parlamento italiano, Marina Sereni si ritiene in buona parte soddisfatta. Eletta per la prima volta nel 2001, è dal 2013 vicepresidente della Camera. A lei Laura Boldrini aveva affidato lo scorso anno il compito di definire le nuove regole per i portatori di interesse in vigore dal 10 marzo a Montecitorio. “Un punto di partenza”, afferma Sereni in un’intervista telefonica con Euronews. “Ci siamo dati un anno di sperimentazione”

Ma tra i soggetti coinvolti c’è chi pensa che le misure introdotte non siano sufficienti.

In Italia non esiste una legge che regolamenti l’attività di lobbying a livello nazionale. Negli ultimi 37 anni sono state una cinquantina le proposte presentate in Parlamento, senza successo. Alcuni ministeri e qualche regione si sono dati autonomamente delle regole. Si tratta di iniziative disorganiche e frammentate, a cui ora si aggiunge quella della Camera.

Le nuove norme stabiliscono che potranno frequentare con regolarità Montecitorio, incontrare lì i deputati e presentare loro documenti o proposte, solo i portatori di interessi iscritti in un’apposita sezione del sito della Camera. La registrazione dà loro diritto a – massimo due – pass elettronici per entrare e uscire da Montecitorio e all’uso di una sala dedicata da dove poter seguire i lavori del Parlamento. A fine anno, i lobbisti accreditati dovranno consegnare un rapporto in cui dichiarano chi hanno incontrato e l’attività svolta all’interno del palazzo dove si riunisce la Camera.

L’iniziativa ha il merito di avere aperto in Italia il dibattito sull’attività di lobbying e i rapporti con la politica. L’opinione pubblica ha accolto positivamente le nuove regole, seppur non senza criticismi. I professionisti del lobbying, almeno quelli che hanno preso posizione, sono stati i primi a sottolinearne i limiti. A partire dal fatto che il registro coinvolge una sola ala del Parlamento. “Restano esclusi gli incontri che avvengono fuori da Montecitorio e con l’entourage dei deputati”, aggiunge Paolo Zanetto, socio di una delle principali società di consulenza di affari istituzionali in Italia. “Purtroppo, mi sembra un’iniziativa incompleta”.

Quello che manca in Italia è una legge che definisca il lobbying. Nel 2012, la legge anticorruzione ha introdotto il reato del traffico di influenze, ma finora non è mai stato chiarito cosa sia invece consentito. “Se vogliamo punire i comportamenti illeciti, dobbiamo tutelare e regolamentare quelli leciti”, riconosce Marina Sereni. “Altrimenti, rischiamo di trasferire su tutto il settore un’ombra di sospetto”.

Chi spende di più (statistiche lobbyfacts.eu)

Italiani iscritti al registro UE: – BIOCHEMTEX (ingegneria biochimica – Tortona): €10,000,000 – Agenzia per la promozione della ricerca europea (MIUR – Roma): €2,814,332 – Dipartimento di Epidemiologia (DEP – Roma): €2,800,000

Tra tutti gli iscritti al registro UE:
-Sagardoy Abogados (ES): €1,771,645,108
-The University of Nottingham (UK): €480,760,000
-Svenska kyrkan (SE): €282,892,231

Con più persone accreditate al Parlamento

Italiani iscritti al registro UE: – Confindustria: 11 – Enel: 8 – Confcommercio: 8

Tra tutti gli iscritti al registro UE: – Fleishman-Hillard (BE): 56 – Burson-Marsteller (BE): 36 – FTI Consulting Belgium (US): 32 – Bureau Européen des Unions de Consommateurs (BE): 32

Le colpe di questo ritardo nella regolamentazione risiedono probabilmente da entrambe le parti. “Siamo stati pessimi lobbisti di noi stessi”, scherza Zanetto. Il co-titolare dello studio di consulenza primo per fatturato (4,5 milioni di euro nel 2015) in Italia punta anche il dito contro la politica. “Forse alcuni soggetti politici questo tipo di trasparenza non la vogliono”, afferma, ipotizzando che ci siano rappresentanti istituzionali che preferiscono non far sapere quante volte incontrano certi player di mercato rispetto che altri. “Nel mondo delle lobby c‘è chi ha interesse a essere regolamentato e chi ne ha meno”, sembra quasi ribattere la vicepresidente della Camera. “La trasparenza aiuta i più seri mentre dà fastidio ai meno seri”.

Sta di fatto che nelle nuove regole introdotte a Montecitorio gli adempimenti sono tutti a carico dei rappresentanti di interessi: iscrizione al registro, relazione annuale sulle attività svolte, sanzioni – la massima è la cancellazione. “Non avevamo mandato per intervenire sugli obblighi che ne derivano per i deputati”, spiega Sereni. Altre istituzioni, ad esempio, il Ministero per lo Sviluppo economico (MISE), stanno sperimentando sia il registro sia l’agenda pubblica degli incontri tra ministro, sottosegretari e i portatori di interessi particolari.

Il margine di azione della vicepresidente Sereni era costretto nell’ambito delle linee guida precedentemente approvate dalla Giunta per il regolamento. Si è così preferito concentrarsi nel mettere sullo stesso piano i soggetti più strutturati con quelli meno influenti, garantendo a entrambi le stesse possibilità di accesso al palazzo, prima molto più discrezionali. “L’associazione ambientalista come la società petrolifera, il comitato dei risparmiatori come il mondo della finanza e delle banche, hanno tutti diritto a interloquire in maniera lecita con i decisori pubblici”, spiega Sereni. “A quest’ultimi spetta poi la responsabilità della scelta”.

Zanetto riconosce all’iniziativa il merito di costringere chi finora ha indossato un “doppio cappello”, perché magari ex parlamentare o accreditato a Montecitorio per conoscenze personali, a venire allo scoperto. Ma per arrivare a regole valide per tutte le istituzioni, la strada è ancora lunga. Mentre a Bruxelles si va verso il registro obbligatorio, l’Italia sperimenta vari tentativi di affrontare una realtà che negli ultimi anni si è fortemente professionalizzata. Spuntano così registri sparsi, a livello regionale – quattro le regioni che li hanno introdotti – e nazionale, il ministero delle Politiche agricole e forestali, MISE e Camera, in attesa – ormai non prima della prossima legislatura – che la trasparenza valga per tutti.

UE IT in UE MISE
I – Società di consulenza specializzate/studi legali/ consulenti indipendenti 1,301 145 132
II – Lobbisti interni e associazioni di categoria, commerciali e professionali 5,576 375 490
III – Organizzazioni non governative 2,930 172 32
IV – Centri di studio, istituti accademici e di ricerca 840 98 15
V – Organizzazioni rappresentative di chiese e comunità religiose 49 3 0
VI – Organizzazioni rappresentative di amministrazioni locali, regionali e comunali, altri enti pubblici o misti ecc. 546 50 9

Articolo di Guia Baggi; hanno contribuito Alessia Cerantola e Lorenzo Bagnoli