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L'economia europea: tra ripresa e incertezza


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L'economia europea: tra ripresa e incertezza

Per la prima volta da un decennio, tutte le economie europee vengono date in crescita. Ma la questione principale resta se questa crescita avverrà quest’anno o il prossimo. Tante le incertezze che ci circondano: dai messaggi contradditori dell’amministrazione statunitense, all’ondata di elezioni in Europa, fino ai timori per la Brexit e per la Cina. Questa settimana Real Economy è alla London Business School per provare ad analizzare i percorsi dell’economia europa.

Iniziamo con le previsioni: quest’anno e il prossimo anno in Europa tutti i Paesi, inclusi quelli più colpiti dalla recessione, dovrebbero crescere. Nell’Eurozona, la crescita dovrebbe essere più lenta rispetto allo scorso anno, mentre tornerà ad aumentare nel 2018.

L’Outlook non si basa solo sulla crescita delle esportazioni. Questo è il nostro corso intensivo per capire perché l’inflazione, che negli ultimi due anni è rimasta piuttosto bassa, tornerà a crescere.

Il Corso intensivo

Elena decide i suoi acquisti basandosi sull’aumento dei prezzi di beni e servizi. Per alcuni anni Elena li aveva rimandati perché vedeva che i prezzi erano costantemente in calo e pensava che avrebbero continuato a scendere.

Questo però ha indebolito il suo potere d’acquisto dato che le imprese, vendendo meno, hanno investito di meno, assunto meno persone e provocato così una diminuzione dei salari. Altro fattore importante è stato il crollo del prezzo del petrolio.

Ma il prezzo del greggio ultimamente è tornato a salire, spingendo l’inflazione vicina a quei livelli che secondo la Banca Centrale Europea porteranno a prezzi stabili.

Nella zona euro le stime indicano per quest’anno una crescita dell’inflazione all’1,7%
Nell’Unione europea invece la crescita sarà dell’1,8%.

Ciò significa che le aziende prevedono di aumentare i propri investimenti, aiutando l’economia a crescere, mentre la domanda interna dovrebbe rimanere forte. Ma, se l’inflazione cresce troppo, la famiglia di Elena potrebbe non spendere più.

Maviflex: tra ripresa e timore del futuro

Proviamo a contestualizzare queste previsioni. La ripresa è ancora lenta e incompleta, come evidenziato dall’outlook delle quattro principali economie della zona euro. Soltanto l’outlook della Germania è stato rivisto al rialzo mentre, se ad esempio si guarda alla Francia, la ripresa e la crescita saranno di poco superiori rispetto alle previsioni precedenti.

Ma cosa si attendono le aziende, considerando che a febbraio la crescita del settore privato nella zona euro, ha toccato i massimi da sei anni? Il reportage di Guillaume Dejardins.

Per più di trent’anni la Maviflex, azienda alle porte di Lione, in Francia, ha realizzato porte industiali. I suoi prodotti vengono venduti ad altre società, francesi o europee. Il che significa dover essere sensibili all’andamento globale dell’economia.

Il metallo grezzo viene maneggiato, trasformato e assemblato da 40 operai. A cui si aggiungono il reparto vendite e quello di assistenza, per un totale di 88 persone che lavorano per l’azienda. Altre verranno assunte, grazie alle ripresa dell’economia.

“Paragonato al 2011 – spiega Laurent Melia, direttore del reparto qualità e sicurezza di Maviflex – per esempio, abbiamo aumentato di circa il 30, 40 per cento la nostra capacità di produrre porte in una settimana. Nel 2011 fabbricavamo circa 50 porte alla settimana, oggi siamo a 85, 90 e a volte arriviamo a quasi 100 porte la settimana”.

Maviflex è un esempio della crescita nel settore privato, specialmente nel manifatturiero. Lo stesso accade nel resto dell’Eurozona, dove ci si aspetta che altre aziende inizino ad assumere. Il che significa che la disoccupazione nell’eurozona dovrebbe scendere, portandosi dal 10% al 9,1%. Il miglioramento si riflette anche nelle previsioni che riguardano tutta l’Europa.

Guillaume Dejardins, euronews: “Negli ultimi mesi, la debolezza dell’euro ha permesso di facilitare le esportazioni dei prodotti europei, aumentandone la competitività, ma questo effetto svanisce gradualmente. Quindi un aumento della domanda interna, grazie alla diminuzione del tasso di disoccupazione, arriverebbe al momento giusto”.

Ma l’inflazione, potenzialmente in crescita, impatta sul potere di acquisto delle famiglie. Le imprese, oggi più che mai, hanno bisogno di una visione strategica per crescere.

“Cerchiamo di crescere – assicura Anne-Sophie Panseri, amministratore delegato di Maviflex – prevalentemente all’estero. Un po’ in Francia ma soprattutto all’estero, specialmente in Europa”.

Dato che gli investimenti hanno rallentato anche prima della crisi in Europa, le aziende come Maviflex
si trovano ancora una volta ad affrontare il dilemma: ‘il bisogno di investire’ contro ‘una situazione politica incerta’.

“È un po’ preoccupante – conclude Anne-Sophie Panseri – perché questa instabilità ci toglie un po’ le prospettive di sviluppo. Inoltre sappiamo che qui in Francia, gli anni delle elezioni non sono anni molto favorevoli agli investimenti perché tutto resta un po’ congelato”.

L’intervista a Lucrezia Reichlin

Maithreyi Seetharaman:

Per analizzare l’outlook abbiamo con noi uno degli economisti più importanti al mondo e docente qui alla London Business School, Lucrezia Reichlin. Iniziamo parlando dell’incertezza causata dalle elezioni in Europa, dall’amministrazione statunitense, dalla Cina e dalla Brexit. Come le classificherebbe?

Lucrezia Reichlin:

Se guardiamo agli Stati Uniti, l’incertezza viene ovviamente dal fattore Trump. Questo è quel che accadrà più in generale all’economia statunitense perché molti di noi pensano che in realtà questa economia abbia raggiunto l’apice. L’Europa ha i suoi problemi. Certo, se gli Stati Uniti rallenteranno e saranno molto proattivi nella protezione commerciale, l’Europa ne sarà danneggiata. D’altro canto l’Europa sta avendo una ripresa molto convincente.

Maithreyi Seetharaman:

Come si fa a iniziare ad aumentare gli investimenti se le preoccupazioni sembrano riguardare sia gli Stati Uniti che l’Europa?

Lucrezia Reichlin:

Questo è quello su cui occorre lavorare. Essere certi che anche le aziende più deboli, la parte più debole del settore delle imprese, beneficino dalla tecnologia disponibile. Ma penso che anche il settore privato debba essere convinto che ci sono prospettive di crescita e credo che, una volta che l’instabilità politica verrà eliminata, l’ottimismo prevarrà.

Maithreyi Seetharaman:

C‘è da dire che la Germania sembra essere l’unica a crescere.

Lucrezia Reichlin:

La Germania cresce, ma anche la Spagna. Al momento l’unico Paese deludente è l’Italia. Credo che l’Italia adesso debba davvero lavorare per fare in modo che le regioni più deboli del Paese vadano verso tassi di crescita più elevati.

Maithreyi Seetharaman:

Ottenuta un po’ di fiducia grazie ai numeri relativi alla disoccupazione e alle cifre relative ai salari in Europa, che cosa occorre fare per mantenere questo slancio e migliorarlo?

Lucrezia Reichlin:

L’inflazione di base, cioè l’inflazione senza il cibo e l’energia, è ancora debole per cui credo che la Banca Centrale abbia la possibilità di mantenere gli stimoli, perché ritirare gli stimoli in questo momento danneggerebbe l’economia reale, ma anche la stabilità finanziaria. Il che significherebbe che i tassi di interesse a lungo termine inizierebbero a crescere e per i Paesi con un debito alto sarebbe un problema. Penso anche che, nel complesso, la zona euro debba lavorare sulla propria governance e fornire stimoli fiscali complessivi.

Maithreyi Seetharaman:

Come si fa?

Lucrezia Reichlin:

Penso che dovremmo chiedere ai nostri politici, alle istituzioni economiche, al governo economico
della zona euro e all’Europa più in generale – di pensare a politiche che aiutino lo sviluppo tecnologico, perché aiuterebbe a rendere le imprese più forti. Credo che la nostra economia abbia ancora bisogno di un po’ di spinta.

Link utili

Previsioni economiche inverno 2017 – Commissione europea

OCSE: Outlook economico e previsioni

ISTAT: nota mensile e previsioni economiche

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