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Cipro: l'isola spaccata

A marzo dovrebbero riprendere i colloqui di Ginevra per riunificare l'isola. Mai l'obiettivo è sembrato tanto a portata di mano

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Cipro: l'isola spaccata

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Aranci a perdita d’occhio. Siamo a Cipro, nei pressi di Morfu, un comune situato nella parte settentrionale dell’isola divisa in due parti.

Gli sforzi per la riunificazione sembrano intensificarsi: dopo il vertice di Ginevra di gennaio sotto l’egida dell’Onu (a cui hanno partecipato Regno Unito, Turchia e Grecia – quelle che l’architettura di sicurezza definisce ‘le potenze garanti’), i negoziati potrebbero riprendere a metà marzo.

La frattura del Paese risale al 1974 quando una guerra civile causò oltre diecimila vittime e tra le due comunità si aprì una ferita che ancora stenta a cicatrizzarsi. Ora l’obiettivo dei colloqui è di riportare l’isola all’unità. Praticamente alla situazione vigente nel 1960, all’indomani dell’indipendenza dal Regno Unito. Ma l’idea attuale è di dare vita a una repubblica federale.

Il tentativo più recente di riunificazione risale al 2004 quando gli abitanti dell’isola furono chiamati a votare in un referendum: la Repubblica turca di Cipro Nord (autoproclamatasi nel 1983) approvò il progetto con il 64,9% di ‘sì’; la Repubblica di Cipro lo bocciò con il 75,8% di ‘no’.

L’odierna situazione geopolitica ed economica dell’isola però ha dato nuovo vigore ai negoziati. I presidenti delle due Cipro appaiono pronti, come mai prima d’ora, a stringersi definitivamente la mano: da una parte Mustafa Akinci, 68 anni e capo del partito socialdemocratico; dall’altra Nikos Anastasiadis, il presidente conservatore della Repubblica del Sud.

L’accordo però deve ancora essere firmato e approvato da un nuovo referendum. Fino ad allora
tutto può essere rimesso in discussione.

Un eventuale ulteriore stallo nei negoziati non preoccupa affatto il proprietario turco-cipriota di questo agrumeto, anzi.

Hans Von der Brelie, euronews: “Nel 1974, Cipro venne divisa in due parti. Cosa bisognerebbe farne oggi, signor Kandulu?”

“Credo – dice Ramadan Kandulu, turco-cipriota – che una riunificazione sia impossibile. È come se una parte di Cipro fosse un’arancia e l’altra una mela. Impossibile unire un’arancia e una mela”.

Nel 1974 l’intervento militare turco sull’isola costrinse i greco-ciprioti di Morfu a fuggire verso sud, mentre i turco-ciprioti scapparono verso il nord. Gli sfollati furono decine di migliaia.

Lo stesso accadde alla famiglia Kandulu. Le case abbandonate dai ciprioti in fuga vennero assegnate
ai rifugiati tramite una specie di lotteria. I Kandulu – come migliaia di altri turco-ciprioti – vivono in una casa che era di una famiglia greco-cipriota. E qui vogliono rimanere.

“Questa casa – sostiene Ramadan Kandulu – ora mi appartiene, ho il certificato di proprietà. I greci ciprioti mi dicono: non è legale. A me non interessa se sia o meno risconosciuto dalla comunità internazionale. Ci vivo e ci ho vissuto per 43 anni…una vita intera”.

Mentre altri turco-ciprioti vogliono la riunificazione, i Kandulus no.

Contrariamente al 2004, quando la soluzione mediata dall’Onu venne respinta dal sud e sostenuta dal nord dell’isola, oggi sempre più turco-ciprioti sembrano rifiutare l’ipotesi di un’intesa. “Siamo turchi. Loro sono greci – chiarisce Ali Kandulu, figlio di Ramadan – abbiamo religioni diverse, lingue diverse, tutto è diverso. Vorrei chiedervi: avete mai sentito di problemi dopo il 1974? Di persone che si uccidevano? Come in Siria, o in altri Paesi. No, e il motivo principale di questa pace è la presenza dell’esercito turco”.

Per Michael Georgiades invece la presenza di 30.000 soldati turchi è inaccettabile. Lui è un greco-cipriota. La sua famiglia scappò da Morfu quando lui aveva 18 anni. Anche suo padre coltivava arance. Michael vuole riavere i terreni di famiglia. I negoziatori greco-ciprioti rivendicano Morfu, ma i turco-ciprioti esitano all’idea di restituire l’area. Da quando nel 2003 i checkpoint hanno aperto, Michael torna spesso a visitare i luoghi della sua infanzia.

“Questa – ci racconta – è la piazzetta in cui c’era la chiesa. Mi ricordo un sacco di cose, mi ricordo la Pasqua, i fuochi del Sabato Santo. Ricordo un sacco di persone che celebravano la Pasqua. Oggi la chiesa è diventata una moschea. Il che mi rende triste e molto arrabbiato. Ricordo quando venni qui nel 2003, entrai, era aperta. I lampadari sono ancora gli stessi, ma non ci sono icone, niente arredi. All’epoca salì al primo piano e c’erano le campane per terra. Gli arredi della chiesa distrutti”.

Morfu sembra centrale nelle trattative per la riunificazione. Il suo futuro e un eventuale ritorno nelle mani dei greco-ciprioti hanno fatto fallire i negoziati di gennaio a Ginevra, in Svizzera.

A Limassol, nel sud dell’isola, incontriamo Elena Georgiou e sua mamma. Loro sono greco-cipriote scappate da Morfu. A Limassol vivono in una casa che, prima del 1974, apparteneva a una famiglia di turco-ciprioti.

“Questa foto che ho postato su facebook dice: Morfu è la mia città,rivoglio la mia casa e la mia città.
Questa invece – racconta – è una foto di quando ero piccola sulla veranda a Morfu. Ho ancora nel naso quel profumo di arance, perché crescevamo con quel profumo”.

Dal balcone si vede la moschea di Limassol, che è ancora aperta. Nel caso di una riunificazione Elena accetterebbe un presidente turco-cipriota. Un nome cristiano o musulmano per lei non farebbe differenza. L’unica cosa che chiede ai leader è di lavorare per il bene comune.

“Il futuro governo federale, da quel che si dice, dovrebbe includere greco-ciprioti e turco-ciprioti. Per me – assicura – siamo tutti ciprioti. Per me non è importante se il presidente si chiama Yannis o Nikos, Mustafa o Ahmed. La soluzione perfetta – conclude – sarebbe una federazione”.

A Kiti, un villaggio nel sud dell’isola, vivono Hatice e Larkos: lei è turco-cipriota, lui greco-cipriota. Di professione sono musicisti. Il loro gruppo si chiama ‘Kyprogenia’ ed è un collettivo con musicisti provenienti dalle due Cipro. I due si sono sposati nel 2014 e due anni dopo hanno ricevuto il premio Stelios Cyprus Bi-Communal Award, un riconoscimento dato a quei ciprioti che si impegnano a realizzare una pace duratura.

Ma Hatice Ardost e Larkos Larkou non sono che un esempio. Le coppie ‘miste’ iniziano a costituire una comunità importante sull’isola. Il loro credo è che ogni tipo di barriera possa essere superata. Sembrerà banale ma, nelle storie di queste coppie, l’amore ha avuto la meglio sui confini.

Per loro i leader moderati di entrambe le parti potrebbero raggiungere facilmente un accordo, andando oltre la spartizione di potere, territorio e proprietà.

Hatice e Larkos ha un figlio, Arion. I suoi genitori si chiedono se un giorno il bimbo potrà svegliarsi
in una Cipro riunificata.

“Siamo ciprioti di Cipro – sostiene convinta Hatice – come la mia famiglia. Siamo ciprioti.Abbiamo le stesse origini”. “C‘è un’unica cultura – aggiunge Larkos – con varianti: la variante turco-cipriota e la variante greco-cipriota. Il cibo che mangiamo, gli abiti che indossiamo, la musica che ascoltiamo e che suoniamo sono gli stessi”.

“Quello che davvero mi preoccupa – chiosa Hatice – è quando le persone vogliono essere turche
o greche. Mio padre è morto dicendo che era cipriota. Ed è quello che siamo”.

“Dovremmo perdonare – conclude Larkos – Non dimenticare quanto accaduto. Adesso è venuto il momento: il momento di essere insieme”.

Insiders - Filming in Cyprus

Link utili

Posizione ufficiale della Repubblica di Cipro espressa dal portavoce del governo Nikos Christodoulides

Posizione ufficiale della Repubblica Turca di Cipro Nord

I negoziati di pace su Cipro – documento del Think Tank tedesco SWP

Cipro, il sogno di riunificazione dell’isola divisa

La riunificazione di Cipro: tra gli ostacoli, ma si procede

Morfu esclusa dai colloqui di Ginevra

Risolvere il problema di Morfu

Il concerto del collettivo ‘Kyprogenia’ a Famagosta, il 28 luglio 2015, alla presenza dei leader dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Nord e della Repubblica di Cipro