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I punti più discussi dell’Italicum

E’ passato quasi un anno da quando il tribunale di Messina, il primo di cinque, ha chiesto la valutazione della Corte Costituzionale su sei potenziali profili di incostituzionalità dell’Italicum. La discussa legge elettorale del governo Renzi in vigore dalla scorso luglio. Un proporzionale che assegna un premio di maggioranza il 55% dei seggi, 340, alla lista che supera il 40% al primo turno. Per alcuni si tratta di un premio elevato, per altri invece non altera il principio di rappresentanza. Qual é dunque il problema?

Premio maggioranza

Cecilia Cacciotto, euronews, ha sentito il Professore Marco Cacciotto, docente di Marketing Politico presso la Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano: “Sostanzialmente perché permette di avere un premio di maggioranza potenzialmente notevole, con una frammentazione di forze politiche e di partiti si può arrivare al ballottaggio avendo preso anche il 20%. E si può ottenere il 55% dei seggi parlamentari con una base elettorale che in realtà è del 20%”.

Ballottaggio

Altro punto della discordia il ballottaggio. Avviene fra partiti, non fra liste apparentate, e in caso di vittoria concede una maggioranza molto più che ampia, senza essere legato ai risultati del primo turno. “Il doppio turno inizialmente non era previsto, il ballottaggio bypassa questo vincolo, abbiamo fatto in modo che nessuna forza politica possa ottenere con una soglia troppo bassa un premio di maggioranza, che otteniamo con il doppio turno”, prosegue il Prof. Cacciotto.

Ricordiamo che la Corte costituzionale italiana riguardo alle modifiche sulle passate leggi elettorali ha tutelato il principio della rappresentatività in Parlamento. “Ci sono altri Paesi che hanno che hanno sistemi assolutamente maggioritari che favoriscono la governabilità rispetto alla rappresentatività dell’elettorato”, prosegue Cacciotto.

Quella della Corte Costituzionale è una sentenza che determinerà il futuro prossimo della politica dell’Italia. Un paese che, dopo la vittoria del no al Referendum di dicembre, e un cambio di governo, potrebbe andare al voto anticipato forse a giugno.