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Soares: Il ritratto del padre della democrazia portoghese

Morto a 92 anni l'ex presidente lusitano Mario Soares, era ricoverato all'ospedale di Lisbona dal 13 dicembre.

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Soares: Il ritratto del padre della democrazia portoghese

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Una vita consacrata alla politica quella di Mario Soares. La resistenza, poi la fondazione del partito socialista in Portogallo, la copertura delle più alte cariche e le battaglie per l’integrazione del Portogallo in Europa. Nato nel 1924 a Lisbona, Soares cominciò giovanissimo, da studente universitario, a opporsi all’Estado Novo di Antonio Salazar prima e Marcelo Caetano poi.

Fu arrestato 13 volte e nel 1970 decise di lasciare il suo Paese per un esilio in Francia, per farne ritorno quattro anni dopo a conclusione della Rivoluzione dei garofani, che pose fine al regime. Subito divenne emissario nelle Capitali europee del nuovo Portogallo democratico, prima di diventare ministro degli Esteri. Nel 1985, firma, da primo ministro, il trattato per l’adesione del Portogallo nell’allora Comunità economica europea. L’effettivo ingresso avverrà il successivo primo gennaio. Europeista convinto, Soares si spese in prima persona perché il suo Paese “facesse parte di questo sforzo collettivo”.

Premier dal 1975 al 1978 e dal 1983 al 1985, nonostante la fine prematura del suo governo si presenta e vince alle elezioni presidenziali del 1986 e cinque anni dopo ottiene la riconferma. Durante i suoi due mandati alla guida dello Stato, i primi assegnati a un civile dopo 60 anni, si fece promotore dei diritti umani in Portogallo e nel mondo.

Lasciata la presidenza, dal 1996 amplifica la sua attività internazionale, diventando anche europarlamentare nel 1999. Nel 2006 si ripresenta alle presidenziali, creando una frattura a sinistra che contribuirà all’elezione al primo turno del socialdemocratico Anibal Cavaco Silva. Lo stesso avversario che lo sostituì alla guida del governo nel 1985.

Intervistato sulle conseguenze della crisi economica, disse a Euronews: “Rischiamo di assistere a grandi rivolte in seno all’Europa, perché le popolazioni potrebbero opporsi a quello che sta accadendo. L’Europa è un’altra cosa: uno spazio di dialogo, di benessere sociale, di rispetto”.

Una certa idea di Europa, che ha accompagnato tutta la vita di Soares e che sarà portata avanti dalla Fondazione alla quale ha dato il suo nome.