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Juventus, Moggi attacca: "Calciopoli? E' l'alibi delle squadre perdenti"


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Juventus, Moggi attacca: "Calciopoli? E' l'alibi delle squadre perdenti"

Ciao e benvenuti al primo appuntamento del 2017 con The Corner. Cominciamo l’anno con una puntata speciale: protagonista è Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus. Figura controversa, il suo nome è legato a Calciopoli, lo scandalo che travolse il calcio italiano nel 2006. Cinzia Rizzi lo ha intervistato a Torino.

Cinzia Rizzi: Anche a distanza di 10 anni gli strascichi di Calciopoli continuano a farsi sentire. Riusciremo mai mettere la parola fine a questo triste capitolo per lo sport italiano?
Luciano Moggi: No, è difficile perché la scusante di quelli che perdono è sempre Calciopoli. Vediamo l’Inter ogni qualvolta perde una partita: ‘‘Ah, Calciopoli’‘. La sostanza è che nel 2006 era a 15 punti dalla Juventus e adesso è ancora a 15 punti dalla Juventus. Quindi non è cambiato niente e Calciopoli non esiste più. Io credo che sia una cosa importante ma difficile da togliere dalla mente dei tifosi, perché purtroppo i tifosi della Juventus la pensano in un modo, i tifosi delle altre squadre la pensano in un altro. E le squadre perdenti praticamente sono quelle che si lamentano.

Lei è stato definito – e cito la Cassazione – “l’ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 . […] Controllava davvero tutto, aveva uno strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici e ai media televisi’‘. Cosa c‘è di vero in tutto ciò?
Sono considerato l’ideatore di Calciopoli, però non hanno ancora detto dov’erano le frodi. Erano nella mente di chi sostanzialmente ha creato l’indagine, soprattutto da quelli che hanno perseguito, che poi han concluso l’indagine. Io non ho visto se non un qualcosa che voleva significare anteporre il fatto a una sostanza che era nella mente degli altri. La Juventus vinceva perché c’era Moggi che aiutava la Juventus e non è così. La Juventus vinceva perché aveva giocatori buoni e migliori degli altri. Per parlare di Calciopoli si sarebbero dovute prendere in considerazione tutte le squadre, perché il calcio va visto a 360 gradi, e non certamente prendendo una squadra ed escludendo tutte le altre.

Purtroppo gli scandali nel calcio non si limitano a Calciopoli. L’anno scorso la fifa è stata sconvolta da una bufera, che ha portato alle squalifiche dell’allora Presidente Sepp Blatter e dell’allora numero 1 dell’Uefa Michel Platini. Cosa ne pensa?
Beh, io penso quello che possono pensare le persone di buon senso, cioè che a capo di queste organizzazioni che comandano il calcio ci siano persone di poco conto, non vorrei dire di malaffare, ma certamente ci si avvicina a questo.

Pensa che Gianni Infantino, eletto Presidente della Fifa a febbraio, potrà cambiare questa cosa, potrà ripulire il calcio e l’immagine della Fifa?
Lui ci sta provando, indubbiamente è già una persona diversa dalle precedenti. E’ una persona pulita che sostanzialmente vuole il bene del calcio. L’unico suo difetto è essere interista, se si può chiamare difetto. Però io credo molto in Infantino perché è un personaggio che ha a cuore le sorti del calcio, a differenza di Blatter e Platini, che avevano a cuore altre cose.

Fino a qualche anno fa, i grandi nomi, i grandi giocatori come i grandi allenatori, volevano venire a giocare in Serie A o ad allenare in Serie A, oggi preferiscono Spagna, Germania, Inghilterra e anche la Francia. Perché?
Perché non hanno fiducia nel calcio italiano, è chiaro. Non solo, non vengono più i grandi campioni, ma addirittura i nostri allenatori migliori se ne vanno all’estero: Conte, Capello, Ancelotti. Tutti i nostri allenatori migliori sono andati nelle migliori squadre europee. Dall’estero vengono soltanto i rincalzi. E questa è certamente una cosa che la dice lunga per il calcio italiano.

In questi ultimi anni, soprattutto in questi ultimi mesi, il calcio europeo è diventato più ‘‘asiatico’‘ per così dire. Ci sono diversi imprenditori che vengono dall’Asia per comprare club, ma anche tanti giocatori europei che si trasferiscono in Asia, più in particolare in Cina. Perché? Cosa sta succedendo?
Vengono a imparare il calcio in Italia, non è che ci portano dei professori che insegnano a noi, loro sono digiuni. Il fatto stesso che alcuni giocatori italiani vadano in Cina e prendano stipendi che qui prenderebbero in quattro anni se tutto va bene, la dice lunga. Noi andiamo a insegnare il calcio a loro, loro vengono per fare merchandising da noi, perché non possono insegnarci il calcio, anche perché se chiamano i nostri allenatori in Cina vuol dire che devono imparare e non insegnare.

Non pensa in un futuro prossimo di ritornare nel mondo del calcio, fuori dall’Italia?
Vedremo. Io devo dire una cosa, che come giornalista e opinionista mi diverto molto, perché do dei consigli agli allenatori che vedo che sono attenti a leggermi. Poi, se sbaglio, pazienza. Invece facendo l’operatore in una società di calcio se sbaglio ne pago le conseguenze. Quindi tutto sommato è più divertente il lavoro da giornalista che non quello di operatore.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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