ULTIM'ORA

Una nuova vita per Kawa ed Emina, rifugiati siriani in Germania

Euronews ha rivisto questa famiglia siriana, due anni dopo l'incontro in un campo profughi in Romania

Lettura in corso:

Una nuova vita per Kawa ed Emina, rifugiati siriani in Germania

Dimensioni di testo Aa Aa

Una vita da rifugiati

Regione della Ruhr. Un tempo cuore della produzione di acciaio, oggi si presenta come uno degli agglomerati urbani più grandi d’Europa, alla prese tuttavia con un elevato tasso di disoccupazione e un’alta presenza di migranti. Sono soprattutto profughi curdi scappati dal nord della Siria. Uno di questi l’avevamo incontrato già nel 2015 ma in Romania.

euronews: “Sono trascorsi due anni; una piccola barca ha attraversato il Mar Nero. A bordo 70 profughi siriani diretti in Romania. In un campo profughi ho incontrato tre di loro: Kawa Eli, sua moglie e la loro bimba appena nata. Dove sono oggi? Cosa fanno? Li stiamo per incontrare a Gladbeck, città a nord della Germania. Non vedo l’ora di rivederli.”

La storia di Kawa e la sua famiglia, un anno dopo

Prima del nostro appuntamento, facciamo un salto indietro nel tempo. Era inverno, ma nemmeno il maltempo era riuscito a fermare quell’ondata di barconi della speranza carichi di profughi nel Mar Nero. Diretti verso il Mediterraneo, la Grecia o l’Italia. Notizie di carrette affondate, di corpi dispersi, di corpi salvati. E noi di Euronews ci siamo recati sul posto.

Kawa e Emina era fuggiti da Kobane, dalle violenze dell’Autoproclamato stato islamico, che nel 2014 in Siria aveva conquistato centinaia di villaggi curdi. Dopo aver trovato un rifugio temporaneo al confine sul versante turco, Emina ha partorito una bimba: Huner. La coppia da quel momento ha deciso di cercare un futuro migliore in Europa. “Ho visto la guerra, persone che morivano davanti ai miei occhi. Persone che venivano uccise, sgozzate, un uomo che conosci molto bene lo vedi morire sotto i tuoi occhi. Non è facile vedere la tua casa distrutta, in un momento salta tutto”, racconta Kawa Eli.

Nel campo profughi rumeno, Kawa ci aveva invitato a giocare a scacchi. Ora abbiamo deciso di incontrarlo di nuovo, anche per un’altra partita. Ed eccoci qua. Dopo due anni è ancora una fredda giornata invernale nel nord della Germania. Come sempre Kawa ci accoglie a braccia aperte. Siamo a Gladbeck, città di circa 77.000 abitanti, tra i quali 1.200 sono rifugiati. Qui Kawa ha trovato una sistemazione per lui e la sua famiglia.

Mentre Emina, sua moglie, prepara la cena , ci annuncia un lieto evento: aspetta un’altra bimba. Nascerà a gennaio. Per Kawa sono stati anni difficili e pesanti. Le autorità rumene lo hanno accusato di essere un contrabbandiere, per aver attraversato illegalmente le frontiere insieme a moglie e bimba appena nata. 6 mesi di carcere per l’uomo. Emina e la sua piccola, grazie all’aiuto di un uomo, sono scappate in Ungheria, Austria e quindi in Germania. In attesa del processo, Kawa giocava a scacchi. Poi un giorno la tanto attesa notizia. “L’interprete mi aveva detto che mia moglie e mia figlia erano sane e salve. Ho dimenticato di essere in prigione, ero solo felice che fossero arrivate in Germania”, prosegue Kawa.

Quindi la sentenza del tribunale della Romania: Kawa non era un trafficante di esseri umani. Per aver attraversato il confine illegalmente aveva pagato circa 1300 euro. Dopo essere stato scarcerato, finalmente riesce a riabbracciare la sua famiglia. In Germania. Un piccolo sogno si era avverato. “Mi stava cercando la piccola. Chiedeva del suo papà. Quando mi ha rivisto è rimasta due o tre minuti immobile, poi ha iniziato a ridere e a giocare con me, con i miei capelli. Un momento che non potrò mai dimenticare, quando le ho detto: vieni da papà e lei è corsa da me. E’ stato incredibile”, prosegue Kawa.

Rifugiati in Germania, tra visti e integrazione

Il ricongiungimento familiare è uno dei principi fondamentali delle procedure europee per la protezione dei rifugiati. Anche a Emina brillano ancora gli occhi quando ripensa a quel giorno.

“Ho provato una sensazione stupenda quando ho saputo che mio marito era stato scarcerato, poi la gioia più grande è stata quando l’ho rivisto con i miei occhi alla stazione in Germania. Anche perché non pensavo che sarebbe davvero riuscito ad arrivare qui… E’ stato veramente bello essere di nuovo insieme. Essere di nuovo una vera famiglia. Quando è arrivato il treno, non ho subito visto Kawa, ma una parte del bagaglio, di quel bagaglio che conoscevo bene. In quel momento ho realizzato che che Kawa era tornato davvero. E così ho iniziato a correre e poi è apparso lui, quando l’ho visto l’ho abbracciato”, ci racconta Emina Alibrahim, moglie di Kawa.

Le autorità hanno trovato una sistemazione per questa famiglia nella Germania orientale. Molti profughi invece si trovano nella parte occidentale. E a Gladbeck incontriamo il vicesindaco, Rainer Welchelt: “Abbiamo visto che molti rifugiati, che si trovavano nelle zone orientali, si sono spostati verso la regione della Ruhr (a ovest), e molti qui a Gladbeck. Non si sentono sicuri a est. E poi per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, la Germania orientale è messa meglio rispetto alla regione della Ruhr.”

Per facilitare l’integrazione nella società tedesca, Kawa ha trovato alcuni indirizzi di strutture di asili nido. Uno è gestito da una comunità della chiesa locale. Purtroppo al momento non ci sono, però, posti liberi. E’ in lista di attesa. Gladbeck deve gestire circa 150 bambini, figli di rifugiati, in età prescolare. Anche se la città ha problemi di budget, il comune ha deciso di costruire nuovi edifici.

“Sono sicuro che mia figlia riuscirà a socializzare presto con gli altri bambini. Siamo andati all’asilo, ma per ora non abbiamo ancora un posto. Huner ha due anni e non possono prendere bimbi sotto i quattro anni. Noi preferiamo che impari la lingua tedesca fin dalla scuola materna, mentre a casa io le parlo in curdo”, spiega Kawa.

La speranza di un futuro migliore

Kawa e la sua famiglia non hanno molti amici tedeschi. Si ritrovano per lo più con gli altri rifiugiati della comunità curda. Alcuni funzionari tedeschi parlano di “una generazione perduta”: migranti che troveranno un posto di lavoro solo tra cinque o dieci anni.

euronews: “La conoscenza della lingua locale è molto importante. Ci sono abbastanza corsi di lingua o le liste d’attesa sono lunghe?” “I tempi di attesa sono lunghi. Dall’estate 2015 fino ad ora abbiamo dovuto far fronte a una situazione difficile. Quando molte persone, circa 1 milione, entrano in un paese, non si può fare tutto premendo un pulsante magico, prima di tutto abbiamo dovuto sviluppare pian piano delle strutture apposite”, spiega il vicesindaco.

Gladbeck è diventata una grande città durante la rivoluzione industriale, decine di migliaia di migranti sono arrivati in massa dalla Polonia e da altre zone. Oggi è di nuovo in crescita. “In questo momento sto pensando di prendere lezioni di tedesco e di guida. Nei prossimi 5 anni vorrei anche imparare a suonare uno strumento musicale, frequentare corsi di musica. Ma quello che voglio è restare qui in Germania se mi permetteranno di rimanerci”, continua a raccontarci Kawa.

Emina e Huner intanto hanno ottenuto il permesso di soggiorno per tre anni. Quando arrivò Kawa la legge era cambiata, lui ha il permesso valido solo per un anno. Ma loro sono ottimisti e fiduciosi. E forse il loro desiderio di restare per sempre in Germania non sarà solo un sogno.

Filming INSIDERS in Gladbeck, Germany