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Nadia Murad, premio Sakharov 2016: "Il mondo deve proteggere da Isil le comunità come yazidi e cristiani"


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Nadia Murad, premio Sakharov 2016: "Il mondo deve proteggere da Isil le comunità come yazidi e cristiani"

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Prese di mira dal sedicente Stato Islamico per il fatto di essere yazide. Vittime di abusi sessuali, di stupri, anche di gruppo, mentre i loro cari venivano uccisi… Due giovani donne sono riuscite a sfuggire ai loro brutali rapitori. Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar raccontano ora la loro storia in giro per il mondo nella speranza di salvare la comunità yazida cui appartengono, e che Isil ha giurato di annientare. Il coraggio di Nadia e Lamiya è stato riconosciuto in tutto il mondo, e ora sono con noi nella sede del parlamento europeo, a Strasburgo, per ricevere il prestigioso premio Sakharov.

Isabelle Kumar, euronews: Nadia e Lamiya, avete subito così tanti orrori, ora come state?

Nadia Murad: “Oggi quello che sento, in quanto rappresentante delle oltre 6.500 donne e bambine yazide che sono state tenute prigioniere da Daesh, è che sono molto felice di essere insignita di questo premio. L’obiettivo di Daesh era di far tacere le nostre voci, l’obiettivo di Daesh era di spogliarci del nostro onore. Daesh ci vede come se fossimo nullità, solo donne da violentare o vendere. Il loro obiettivo era cancellare l’esistenza degli yazidi”.

Lamiya Aji Bashar: “In quanto ragazza yazida, ed essendo una delle donne che sono state violentate da Daesh, oggi sono molto felice per questo premio. Per me ricevere questo premio è un grande sostegno, nel nome di coloro che sono state rapite e sconfitte da Daesh, delle migliaia di donne che sono state violentate da Daesh, e io sono una di loro”.

euronews: E ora che siete qui fuori non vi stancate di raccontare la vostra straziante storia. Qual è il vostro obiettivo?

Nadia Murad: “Quello che vogliamo è che la comunità internazionale li fermi, che punisca coloro che stanno cercando di sterminarci, che questi criminali siano condannati dalla Corte penale internazionale. Il nostro obiettivo è proteggere le donne e i bambini, proteggere le minoranze, proteggere le piccole comunità come quella yazida, ma anche i cristiani che si trovano in Iraq e in Siria”.


Biografia: Nadia Murad

  • Nadia Murad è nata ed è cresciuta nel villaggio di Kocho, nel nord dell’Iraq
  • È stata ridotta in schiavitù dall’Isil dopo l’attacco al suo villaggio nell’agosto 2014
  • Nadia ha perso 18 membri della sua famiglia
  • È oggi ambasciatrice di Buona volontà per le Nazioni Unite ed è stata insignita del premio Sakharov
  • Nadia ha trovato rifugio in Germania

euronews: Per comprendere appieno il coraggioso lavoro che fate oggi penso sia importante capire che cosa vi è successo durante la vostra prigionia. So che dev’essere molto difficile, ma Lamiya, può parlarcene un po’? Lei è stata prigioniera per quasi due anni del cosiddetto Stato Islamico…

Lamiya Aji Bashar: “Sono stata prigioniera di Daesh per un anno e otto mesi. Eravamo lì solo per essere violentate, vendute e scambiate con altre donne quando volevano loro. Ci facevano qualunque cosa volessero. Strappavano bambini alle loro madri e rapivano ragazze per venderle nei souk. Addestravano donne e bambini a usare le armi”.


Biografia: Lamiya Aji Bashar

  • Lamiya aveva 16 anni quando è stata sequestrata dall’Isil a Kocho, in Iraq
  • È stata nelle mani dell’Isil per 20 mesi
  • Nel carcare di fuggire è saltata in aria su una mina
  • Anche Lamiya, come Nadia, ha trovato rifugio in Germania

euronews: Che età avevano le ragazze che erano con voi?

Lamiya Aji Bashar: “Con noi c’erano ragazzine di otto anni, ma anche donne madri di quattro bambini. Ed eravamo tutte schiave”.

euronews: Nadia, anche lei è stata prigioniera, che cosa le hanno fatto questi uomini?

Nadia Murad: “Le sopravvissute come me e Lamiya raccontano le storie di migliaia di ragazze come noi in Iraq e in Siria che vivono fra torture e continue tragedie. Nonostante questo non è stata salvata nemmeno una bambina. Sono le prigioniere a dover riuscire a scappare, a trovare una via d’uscita, anche quando non sanno dove andare. Eppure preferiscono scappare, come le due ragazze che erano con Lamiya, che hanno preferito morire piuttosto che rimanere con Daesh”.

euronews: Anche lei ha cercato di fuggire, ma il primo tentativo non le è riuscito. Che cosa è successo allora?

Nadia Murad: “Fuggire da Daesh è molto difficile per le ragazze yazide, perché Daesh controlla tutta la regione. Perciò quando tentano di scappare, cercano rifugio nelle case dei residenti del luogo, ma queste persone le riportano indietro. Non riuscivamo a vedere la fine del tunnel. Ma anche se sapevo che non potevo scappare, ho deciso che preferivo morire piuttosto che rimanere con loro. La prima volta che ho cercato di fuggire mi hanno violentata per questo, ma non mi hanno uccisa. Mi hanno violentata ma io non ho perso la speranza, ho provato di nuovo e alla fine sono riuscita a liberarmi”.

euronews: Lamiya, Isil ha mai mostrato qualche forma di pietà per quel che vi stavano facendo?
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Lamiya Aji Bashar: “No, quand’ero con loro non ho mai conosciuto nessuno di Daesh che fosse una brava persona”.

euronews: Lamiya, lei è anche sotto controllo medico, perché è finita su una mina mentre cercava di scappare. Come sta?

Lamiya Aji Bashar: “Vado regolarmente dal medico, perché il mio occhio non è ancora guarito, e nemmeno il volto, tutto il volto è ferito, non è ancora guarito”.

euronews: Uno dei vostri obiettivi è che questo gruppo venga sconfitto. Pochi sono entrati in contatto con l’Isil come voi. Come funziona l’Isil?

Nadia Murad: “I membri di Daesh affermano di applicare le leggi della Sharia. Daesh non è una persona, o due persone, e nemmeno mille persone. Daesh ha sostegni importanti, hanno armi, petrolio, denaro, hanno tutto ciò di cui hanno bisogno. Non ho mai sentito finora che Daesh abbia avuto bisogno di cibo, di vestiti, di armi. Dopo più di due anni di guerra in Siria e Iraq, Daesh non è ancora rimasto a corto di armi, di denaro, di vestiti. Questo significa che gode di un sostegno enorme, che esso venga da certi paesi o da certe organizzazioni”.

euronews: Lamiya, mentre era prigioniera, che cosa ha visto del funzionamento di questo gruppo?

Lamiya Aji Bashar: “Sono stata portata a Mosul, dove sono rimasta cinque mesi con Daesh. Mi hanno fatta lavorare sulla realizzazione di autobombe, cinture esplosive e ordigni”.

euronews: E per finire, visto che siete entrambe molto giovani – Lamiya, lei è ancora adolescente… che speranze e desideri avete, ora, per le vostre vite?

Lamiya Aji Bashar: “Per il futuro voglio solo vivere come una ragazza qualsiasi della mia età. Voglio andare a scuola, voglio imparare le lingue. La cosa più importante per me è essere ritornata con la mia famiglia, e auguro a tutte le ragazze che sono state rapite di tornare dalle loro famiglie”.

Nadia Murad: “Il mio sogno è che le piccole comunità come gli yazidi e i cristiani, le minoranze in Iraq, in Siria e nel resto della regione siano protette e non scompaiano. L’obiettivo di Daesh è di sradicare queste piccole comunità, il mio è di fermarli. Voglio che ogni essere umano continui a vivere, qualunque sia il suo colore, la sua religione, la sua nazionalità. Ciascuno deve essere rispettato per quello che è”.

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