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Ceta: la Vallonia dice no all'accordo Ue-Canada

Per il ministro-presidente del parlamento vallone non bisogna affossare tutto, ma rinegoziare il trattato per ottenere standard più alti sul piano dei diritti.

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Ceta: la Vallonia dice no all'accordo Ue-Canada

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Il parlamento della Vallonia ha detto no all’accordo di libero scambio fra Canada e Unione europea. L’assemblea regionale non autorizza il governo federale del Belgio a firmare il Ceta, ma, dice il ministro-presidente dell’assemblea Paul Magnette, non bisogna buttare via il bambino con l’acqua sporca: “Noi dobbiamo dire ‘no’ per negoziare, non per affossare tutto. Bisogna dire ‘no’ per creare un rapporto di forza che ci consenta di avere più norme sociali, più norme ambientali, piu clausole di rispetto dei servizi pubblici, e che ci consenta un domani di dire: questi sono gli standard europei”.

Point of view

Noi dobbiamo dire 'no' per negoziare, non per affossare tutto.

C‘è tempo per negoziare fino a martedì, quando i ministri del commercio dei Ventotto si incontreranno a Lussemburgo. Ma i timori dei valloni e di molti cittadini europei sono fondati? Risponde ai nostri microfoni Roderick Abbott, analista dello European Centre for International Political Economy: “Ci sono parti di trattati che influenzano le idee della popolazione sulle conseguenze sociali. Per esempio se c‘è un capitolo che riguarda l’educazione, o la salute, o l’ambiente, molti diranno che avrà conseguenze socioeconomiche, ma in realtà è molto difficile prevedere che cosa succederà”.

Il nostro corrispondente da Bruxelles Sandor Zsiros conclude: “L’Unione europea potrebbe ancora vincere la battaglia legale per salvare l’accordo di libero scambio, ma resta aperta la questione se il pubblico l’appoggerà oppure no”.