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Inchiesta attacchi Parigi: il sospetto chiave Abdeslam continua a non parlare

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Inchiesta attacchi Parigi: il sospetto chiave Abdeslam continua a non parlare

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Cointinua a esercitare il suo diritto di non rispondere Salah Abdeslam, l’unico jihadista sopravvissuto agli attacchi che il 13 novembre del 2015 uccisero a Parigi 130 persone. Non parla davanti al giudice istruttore l’ottavo uomo del commando, il sospetto chiave, la mente degli attentati di Parigi e Saint-Denis, l’unico a non essersi fatto saltare in aria.

“Si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio che è durato circa un’ora e mezza. Per la terza volta ha deciso di non rispondere alle domande che gli sono state poste questa volta dal giudice. Allo stato attuale non c‘è molto altro da aggiungere, se non che il giudice va avanti con l’istruttoria, con gli interrogatori sia che lui parli o che non parli, e ad oggi, preferisce non parlare”, è stato il commento ai giornalisti di uno dei suoi avvocati, Frank Berton.

Nato nel 1989 a Bruxelles da genitori francesi, Abdeslam è stato catturato il 18 marzo scorso a Bruxelles, nel quartiere di Molenbeek, dove era cresciuto e dove da più di quattro mesi si nascondeva con altri terroristi. Per gli inquirenti Abdeslam ha gestito la parte logistica degli attacchi, procurato armi ed esplosivo, noleggiato l’auto e prenotato le camere d’albergo per i terroristi.

Dal 27 aprile è in isolamento nel carcere di Fleury-Mérogis, una cinquantina di chilometri a sud di Parigi, dov‘è videosorvegliato 24 ore su 24.

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