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Grecia, migranti: morti senza nome, ci vogliono banche dati comunicanti

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Grecia, migranti: morti senza nome, ci vogliono banche dati comunicanti

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Corpi senza vita e spesso senza nome. Migranti che, come tanti altri hanno perso la loro vita attraversando il Mediterraneo. Forse non si saprà mai chi sono: non ci sono elementi utili al riconoscimento.

In grecia, squadre di medici sono alle prese con migliaia di campioni di DNA. L’ostacolo concreto nel loro lavoro è la mancanza di informazioni e spesso l’impossibilità di incrociare i dati.

Penelope Miniati, direttrice della Polizia forense:
“Devono essere create banche dati, e non solo nei singoli paesi, devono essere in grado di permettere lo scambio di informazioni”.

Il corpo si un bambino è stato ritrovato a decine di chilometri dal luogo in cui la barca su cui viaggiava è affondata. La sua identificazione è stata possibile grazie alla comparazione con il campione del Dna inviato dal padre che gli è sopravvissuto. Sono tanti i tasselli da ricomporre.

Dall’inizio di quest’anno, circa 3 mila migranti sono morti nel Mediterraneo. E sono tante le famiglie alla ricerca dei loro cari scomparsi. “Il nostro numero di telefono è diventato molto popolare – aggiunge Penelope Miniati – in tanti chiamano perché non riescono ad avere informazioni sui propri cari, quindi cerchiamo di fare da ponte tra i due anche se non sarebbe il nostro compito”.

Il dramma delle vittime si incrocia con quello delle famiglie. La creazione di una banca dati per lo scambio di informazioni contribuerà ad aiutare le famiglie, spiega la direttrice del dipartimento della Polizia forense impiegato nel riconoscimento:

“Non ci sono confini in questa crisi. Queste persone stavano andando da qualche parte, le loro famiglie cominceranno le loro vite altrove esattamente come accadde quando i greci emigrarono … le famiglie persero i loro cari senza sapere mai cosa accadde loro. È importante per chi resta sapere cosa è successo”.

Sull’isola di Lesbo esiste un cimitero per i migranti. Tutti senza nome.

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