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Burkini fuori legge in Francia: antiterrorismo?

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Burkini fuori legge in Francia: antiterrorismo?

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A sinistra un bikini. A destra un burkini. A Cannes la bagnante fuori legge è la seconda. Troppo coperta quindi va multata. 38 euro altrimenti si deve svestire se vuole restare in spiaggia.

Siamo a pochi chilometri da Nizza, luogo dell’attentato del 14 luglio scorso cui in cui 84 persone sono state uccise e altre centinaia sono rimaste ferite. Sotto il sole d’agosto infuria il dibattito che racconta bene in quale confusione si trovi il Paese confrontato al terrorismo e all’integrazione dell’ Islam in una società che si proclama laica.

“Un abbigliamento da spiaggia che manifesti in modo ostentato un’appartenenza religiosa, in un periodo in cui la Francia e i luoghi di culto sono il bersaglio di attacchi terroristici, rischia di creare dei problemi di ordine pubblico”, così ha disposto il sindaco di centrodestra di Cannes, seguito da quello di Villeneuve-Loubet che ha dichiarato:

“Vorrei che smettessimo di creare una sorta di apartheid, prima di tutto legata all’abbigliamento, che è fuori dalle logiche della Repubblica. Qui siamo in Francia siamo nella comunità della Repubblica francese, tutti sono uguali, senza distinzione di razza e religione”.

Ma che cosa è la comunità della Repubblica? E su che basi puo essere messo fuori legge questo abbigliamento da spiaggia creato nel 2003 da uno stilista libanese per permettere alle donne musulmane di farsi il bagno al mare nel rispetto del loro credo:

Feiza Ben Mohamed Associazione dei musulmani in Francia: “Il divieto può riguardare solo il burka, che nasconde il viso. E questo non è il caso. Le donne che si fanno il bagno con un burkini, credo siano le stesse che portano il velo, quindi stiamo escludendo dalle spiagge e dalle aree balneari le donne musulmane”.

Anche secondo questa bagnante la multa contro il burkini non ha senso: “È ridicolo. Vedo intorno a me persone spogliate e mi chiedo perché non possano vestirsi”.

All’estero questo dibattito sorprende. Il burkini di poco si differenzia dalla muta da surf o dall’abbigliamento coprente per chi deve proteggersi dal sole.
Diffile riuscire ad interpretare una decisione che seocndo alcuni rischia solo di stimolare la discriminazione verso i concittadini musulmani.

Hervé Lavisse, Lega per i diritti umani:

“Provoca l’odio. Rende questa una guerra tra le persone ed è abominevole. Finiremo per fare le distinzione tra i francesi per trovare il salafista o la salafista, io non lo so”

La tensione sociale provocata dagli attentati terroristici, condotti spesso da connazionali cresciuti nel Paese ha diffuso un senso di incertezza permanente. In Corsica qualche foto a donne in burkini in spiaggia scattate da alcuni turisti ha infastidito un gruppo di nordafricani e dalle parole si è passato ai fatti, si è scatenata una maxi rissa.

“Abbiamo voluto fargli capire che qui siamo a casa nostra, in Corsica siamo a casa nostra”, dice un residente.

Anche Sisco, un paese della Corsica, ha stabilito di vietare l’uso del burkini sulle sue spiagge. Mentre si moltiplicano gli interrogativi sull’effettiva utilità di tale misura nella prevenzione di atti terroristici.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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