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Al vaglio dei parlamenti nazionali l'accordo di libero scambio Ue-Canada

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Al vaglio dei parlamenti nazionali l'accordo di libero scambio Ue-Canada

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L’interpretazione italiana, che voleva il Ceta, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, ratificato solo a livello comunitario, ha perduto: dovrà passare al vaglio di ogni parlamento nazionale, come volevano Germania e Francia, aumentando la possibilità che non entri in vigore mai.

Sembra temerlo anche il commissario al commercio Cecilia Malmstrom, nel chiedere ora “agli Stati membri, che hanno tutti voluto questo accordo, lo hanno accolto, di mostrarsi capaci di difenderelo davanti ai loro parlamenti e ai loro cittadini. Perché è davvero un buon accordo”.

Bruxelles ha ritenuto che, essendo un trattato che coinvolge uno Stato al di fuori dell’Unione, il Canada di un comunque ottimista Justin Trudeau, appartenga alla categoria dei “misti” che devono sottostare al doppio passaggio.

Pur contenendo numerose differenze rispetto allo stato attuale del Ttip, l’omologo trattato di libero scambio con gli Stati Uniti, ancora oggetto di trattative, i movimenti di protesta ritengono che sia una sorta di cavallo di Troia per l’approvazione di quest’ultimo.

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha affermato che “dal punto di vista tecnico c‘è una differenza sostanziale tra Ceta e Ttip in termini di ampiezza del negoziato, in particolare per ciò che concerne i capitoli cooperazione regolamentare e regole” e che “dal punto di vista politico, il Ceta è un accordo importante, perché dà accesso agli appalti pubblici e riconosce, se pure in modo non completo, le indicazioni geografiche, per la prima volta in un paese anglosassone extra Ue. Entrambi questi obiettivi sono ancora lontani dall’essere raggiunti nel negoziato Ttip”.

L’accordo prevede, oltre all’eliminazione dei dazi, la protezione di oltre 140 indicazioni geografiche europee, 41 delle quali sono italiane, l’accesso a tutti i tipi di appalti pubblici a tutti i livelli, la protezione degli investimenti attraverso una corte per la risoluzione delle dispute, il riconoscimento delle qualifiche professionali e dei certificati di conformità. Bruxelles attende la sentenza dei giudici di Lussemburgo sul tipo di competenza di questo tipo di accordi (solo dell’Unione o mista con gli stati membri, che si basa sulla loro analisi legale e non politica. Questa fungerà quindi da linee guida per le prossime intese commerciali e in base a cui la Commissione potrà dover ristudiare anche il Ceta, ha detto la commissaria, “entro la prossima primavera”.

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