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La nuova sfida dell'Ue: ritrovare legittimità

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La nuova sfida dell'Ue: ritrovare legittimità

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È stato un vertice che si è concluso con un nulla di fatto, nessuna decisione, solo qualche capro espiatorio. Primo fra tutti David Cameron, naturalmente, ma anche Jean-Claude Juncker, che a una domanda sulle critiche ricevute ha risposto: “Non mi lascio incoraggiare né scoraggiare dalla stampa. I media hanno scritto che gli olandesi avevano votato contro l’accordo fra Unione europea e Ucraina perché ero intervenuto nel merito, adesso dicono che i britannici hanno votato contro l’Europa perché non sono intervenuto nel merito. Onestamente non me ne importa nulla”.

Il presidente della Commissione europea è stato accusato di non aver preso posizione prima del voto britannico, di non aver difeso abbastanza l’Unione, di essere insomma responsabile del disastro. Alcuni leader europei, come il cancelliere austriaco Christian Kern o la premier polacca Beata Szydlo, ne chiedono le dimissioni: “L’esito del referendum britannico riflette una serie di crisi di cui l’Unione è vittima da tempo – ha detto Szydlo -. I leader europei non sono stati in grado di risolvere queste crisi e hanno cercato di nasconderle”

Le critiche al capo dell’esecutivo europeo rappresentano però solo la punta dell’iceberg. Alla base, a essere rimessi in questione dal voto dei cittadini sono la governance e il funzionamento dell’Unione stessa. Le istituzioni europee saranno in grado di adattarsi e di rimodellarsi in senso democratico? Risponde Ernst Stetter, segretario generale della Foundation for European Progressive Studies : “Ora l’obiettivo dev’essere di trasformare l’Unione europea da un progetto d‘élite in un progetto dei cittadini. In questo senso dobbiamo sviluppare nell’Unione europea una legittimità democratica molto maggiore”.

La prossima occasione di confronto fra i Ventisette sarà il dibattito sull’accordo di libero scambio fra Unione europea e Stati Uniti, il Trattato transatlantico su cui proseguono le trattative nonostante il terremoto provocato dalla Brexit e malgrado la feroce opposizione dell’opinione pubblica. Il presidente della Commissione si è detto contrario a sottomettere il trattato al voto dei parlamenti nazionali. Dando di fatto ragione a Cameron, che due anni fa, al momento della nomina di Juncker, profetizzò: “Questo è un brutto giorno per l’Europa, perché la decisione del Consiglio rischia di minare il potere dei governi e dei parlamenti nazionali accrescendo il potere del Parlamento europeo”.

Oggi, nel dopo-Brexit, alcuni, come il presidente ungherese, denunciano il processo di nomina a capo della Commissione come uno degli elementi scatenanti dell’ondata d’euroscetticismo che ha travolto l’Unione.

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