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Il rompicapo dei rifugiati in Grecia

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Il rompicapo dei rifugiati in Grecia

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Oltre un milione di profughi hanno transitato in Grecia dal gennaio 2015.

Più di 2500 persone sono morte da gennaio a maggio cercando di attraversare il Mediterraneo. L’accordo tra Unione Europea e Turchia ha portato a un calo del 90% degli arrivi in Grecia e a un drastico aumento di quelli in Italia.

Skaramangas è uno dei 35 campi di rifugiati in Grecia. Oltre 3000 migranti vivono in questo sito, sede di una base navale. Il numero di profughi potrebbe salire fino a 7000 nei prossimi mesi a causa dei trasferimenti da campi temporanei, come il Pireo, dove sono passate molte delle famiglie che vediamo qui.

La Marina greca distribuisce tre pasti al giorno, la Croce Rossa Ellenica ha una clinica in loco e ogni dieci giorni provvede a distribuzioni di cibo secco e kit igienici.

“Siccome staranno qui per molto tempo, abbiamo bisogno di organizzare delle attività – spiega Matina Nakopoulou, coordinatrice delle attività per la Croce Rossa Ellenica -possibilmente lezioni per i bambini e gruppi dove le donne possono esprimere le loro necessità. D’ora in avanti ci occuperemo di questo”.

Aid Zone - Greece

Skaramangas è un campo recente, è stato aperto in aprile e ospita principalmente siriani, ma anche afghani e iracheni. Il mix di etnie e la voglia di lasciare la Grecia sono all’origine di tensioni.

“Spero di non rimanere a lungo”, dice Bahija.“Ci dicono che resteremo qui per un paio di mesi. Aspetteremo, ma spero che riusciremo ad andarcene prima”.

Bahija è siriana di Aleppo e vive in un container con le sue quattro figlie. Vuole raggiungere il figlio ventunenne che è già in Germania. Le condizioni sono migliori che in altri campi. Ogni container ha acqua, aria condizionata e un bagno. Eppure Bahija fatica a guardare avanti.

“Il mio futuro? Come può essere quando si vive in queste condizioni? La Siria è distrutta, la nostra casa è andata distrutta. Non abbiamo futuro”.

In seguito alla chiusura della rotta balcanica, oltre 54.000 profughi si sono trovati bloccati in Grecia mettendo in seria difficoltà Atene con le procedure di registrazione e le domande d’asilo.

Monica Pinna, euronews: “Le proporzioni della crisi dei rifugiati qui in Grecia sono enormi. La gestione di questa crisi è stata criticata. Per l’Europa è una grossa sfida. Quali sono le priorità?”

“E’ la prima volta che abbiamo una situazione di questo genere in Europa”, sostiene Evangelos Petratos,rappresentante greco del Dipartimento Aiuti Umanitari della Commissione Europea. “Per questo la Commissione per gli Aiuti Umanitari ha stanziato 700 milioni nell’arco di tre anni. Abbiamo già destinato i primi 83 milioni. Il nostro obiettivo è di assistere queste persone affinché vivano con dignità durante il periodo che trascorreranno in Grecia”.

Monica Pinna, euronews: “Circa 15.000 persone sono bloccate intorno ad Atene da quando sono state chiuse le frontiere al Nord. Noi siamo andati a vedere come viene gestita questa emergenza in uno dei campi informali intorno alla capitale, Elliniko”.

Elliniko era una volta l’orgoglio della Grecia: ospitava gli stadi di baseball e hockey delle Olimpiadi 2004, ma anche l’aeroporto internazionale. Queste tre costruzioni, abbandonate da anni, sono state utilizzate come campi rifugiati improvvisati. Il Danish Refugee Council ci ha eccezionalmente aperto le porte di Elliniko II, l’ex aeroporto, dove vivono circa 1.200 migranti.

“Questo è un sito ufficiale”, spiega Kyriakos Giaglis, direttore per la Grecia del Danish Refugee Council Country. “Il numero della popolazione è sceso a causa delle condizioni del sito. Non ci sono finestre, non c‘è ventilazione qundi questo non è un luogo appropriato per passarci l’estate. Il Ministero greco della migrazione sta cercando di costruire siti appropriati, ovviamente vengono fatti degli sforzi, ma il processo è lento”.

Queste famiglie aspettano di raggiungere altre destinazioni europee. Dentro al vecchio terminal ci sono solo sei bagni per le donne e sei per gli uomini. L’Ong danese, finanziata dall’Unione Europea, distribuisce cibo, materiale igienico e abiti donati da privati. Si occupa anche di valutazioni per la tutela dei profughi.

“Abbiamo fatto ampie mappature della popolazione di Elliniko, cercando di capire la composizione delle famiglie, quanti sono, che problemi hanno”, spiega Salwa Barlian, consigliere legale del Danish Refugee Council.

Queste valutazioni andranno in mano ad altre agenzie in grado di aiutare i rifugiati caso per caso. Molti migranti aspettano, altri se ne vanno. Un designer afghano sta tornando a Kabul con la sua famiglia, appena tre mesi dopo l’arrivo in Grecia. Ha pagato i trafficanti 14.000 dollari per il suo sogno europeo.

“Abbiamo visto com‘è la vita in Europa e ne abbiamo abbastanza”, lamenta Suheil Sahizada. “Dobbiamo andarcene. I diritti umani non sono stati applicati alla nostra famiglia. Siamo stati qui per tre mesi e se restiamo ancora non cambierà nulla. I migranti devono sapere la verità. Devono capire se poter continuare il loro viaggio o no”.

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