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Capriles sul Venezuela: "Subito il referendum o si rischia il golpe"

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Capriles sul Venezuela: "Subito il referendum o si rischia il golpe"

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“Al referendum entro l’anno per destituire Maduro, o si rischia un colpo di Stato”. Sconfitto alle presidenziali prima da Hugo Chavez e poi da Nicolas Maduro, Enrique Capriles è tra i promotori della consultazione per destituire l’attuale Capo di Stato venezuelano. “Insistiamo per una soluzione democratica e costituzionale – dice ai microfoni di euronews – proprio perché vogliamo evitare il peggio”. Figura di punta dell’opposizione, il leader del partito Primero Justicia ci parla poi anche della grave crisi politica ed economica che sta attraversando il Paese, dei rapporti con Cuba e del Venezuela che vorrebbe.

Alberto De Filippis, euronews
“Il Venezuela è un paese all’orlo del collasso: un’inflazione intorno al 700% – la più alta al mondo -, penuria di diversi beni, mancanza di sicurezza, e un violento scontro politico fra un governo che non vuole lasciare il potere e un’opposizione che rivendica il cambiamento. Henrique Capriles è uno dei leader di questa opposizione. Ex candidato alla Presidenza, oggi è tra gli organizzatori di un referendum per destituire il Capo di stato, Nicolas Maduro”.


Henrique Capriles in pillole

  • Politico e avvocato venezuelano
  • Carica attualmente ricoperta: 36° governatore dello Stato di Miranda
  • Cofondatore e leader del partito di opposizione “Primero Justicia” e due volte candidato alle presidenziali, contro Hugo Chavez nel 2012 e contro Nicolas Maduro l’anno successivo

“Il referendum contro Maduro? una risposta politica alla crisi”

Alberto De Filippis, euronews
“Henrique Capriles, che cos‘è questo referendum e come funziona? E soprattutto, perché è importante che si tenga quest’anno?”.

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Tutti i funzionari pubblici che ricoprono una carica elettiva possono essere destituiti da un nuovo voto popolare, una volta arrivati alla metà del loro mandato. Nel caso della Presidenza, visto che la quest’ultimo è di sei anni, questo termine è di tre. Passato questo termine, un quinto dei cittadini venezuelani iscritti alle liste elettorali può chiedere l’indizione di un ‘referendum’ per dire la sua sull’operato del funzionario in questione. I cittadini possono cioè pronunciarsi e dire se vogliono mantenerlo in carica fino alla fine del suo mandato oppure revocarglielo. Perché abbiamo chiesto che si tenga un simile voto? Anzitutto, perché Maduro ha ormai passato la metà del suo mandato. E poi perché il Venezuela sta attraversando la peggiore crisi della sua storia. Ce ne sono state altre in passato, ma sul piano economico, politico e anche sociale, questa è di gran lunga la peggiore”.


“Il Venezuela sta attraversando la più grave crisi della sua storia e la responsabilità è del Governo. Insistiamo con il referendum, perché la risposta deve essere democratica e costituzionale”:

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Che cosa chiediamo con questo voto? Che alla crisi si dia una risposta politica. Politica perché è al governo – che controlla praticamente tutta l’economia -, che dobbiamo il fatto di avere la più alta inflazione al mondo. Ed è sempre al governo che dobbiamo la più grave penuria di beni al mondo. In Venezuela ormai si fanno file interminabili per comprare prodotti di prima necessità, cibo, medicine. Responsabile di questa situazione è il governo. Un governo che però non vuole che le cose cambino, ma che tutto resti com‘è. In un simile contesto, la crisi politica non fa quindi che aggravarsi. Se stiamo tutti insistendo per fare in modo che questo voto si tenga, è perché crediamo in una soluzione democratica, costituzionale, pacifica e – a mio avviso – che possa passare per vie elettorali. Una situazione come quella in cui ci troviamo può essere risolta solo dal popolo del Venezuela”.

La crisi del Venezuela in sei punti. La scheda dei nostri colleghi di Internazionale

“Al voto entro l’anno o si rischia il colpo di stato”

Alberto De Filippis, euronews
“Qual è il rischio, se non si voterà quest’anno? Perché è così importante?”.

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Il mio punto di vista è che se il referendum non si terrà quest’anno, il Venezuela rischia di andare incontro a una vera rivolta. O che in seguito a tensioni che montano di giorno in giorno, si arrivi a un colpo di stato militare. Noi non vogliamo né la rivolta, né il golpe. Ed è per questo che stiamo spingendo per una soluzione costituzionale, che consista cioè nel referendum”.

“La polizia sta peggio di tutti. È dalla parte della piazza, non del governo”

Alberto De Filippis, euronews
“A proposito del rischio di un golpe militare: l’esercito, la polizia, lei stesso come lo vede?”.

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Gli agenti della polizia e quelli della Guarda Nazionale, come le dicevo prima dell’intervista, sono i meno pagati di tutto il continente. Un poliziotto guadagna 30 dollari al mese in Venezuela. Trenta dollari! Sa quanto serve per mantenere una famiglia di cinque persone? 185 dollari. Come può arrivare alla fine del mese un agente di polizia? O un agente della Guardia Nazionale? Nella maggior parte dei casi si tratta poi di persone che vengono dai quartieri o dalle aree più povere e depresse del paese. Non sono ricchi. E non sono milionari. Anche gli agenti di polizia stanno scontando la crisi. La stiamo pagando tutti. Non si tratta quindi di pubblici ufficiali che vogliono reprimere la protesta, né che sarebbero pronti ricorrere alla violenza per impedire un referendum che è previsto dalla costituzione. Anzi, sono certo che anche loro vogliano nuove elezioni, perché sanno che con un nuovo governo potremmo cominciare a riprenderci il Venezuela. Perché il Venezuela non avrà futuro con Maduro: che questo vi sia chiaro, all’estero. Parliamo di un governo che poco più di sei mesi fa, a dicembre, ha perso le elezioni. La sconfitta che ha subito è stata senza appello, eppure va avanti come se nulla fosse”.


“I chavisti si sono intascati miliardi di dollari di investimenti. E il venezuelano medio è costretto a cibarsi di mango. Come risponde il governo? Dicendo che siamo vittime di una ‘guerra economica’”:

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Sa che argomenti utilizza per giustificare la crisi? Che c‘è una ‘guerra economica’ in corso. Ma da parte di chi? Crede davvero che quanto sta vivendo il Venezuela abbia in qualche modo a che fare con gli Stati Uniti o con chissà quale altro paese? No. Il problema è piuttosto ‘il’ Venezuela in cui viviamo. I chavisti si sono dati alle frodi, alle ruberie, hanno stroncato la produttività del Paese, si sono appropriati di ricchezze petrolifere a livelli mai visti nella nostra storia. In Venezuela, negli ultimi anni, sono stati fatti investimenti per miliardi di dollari. Che fine ha fatto tutto questo denaro? E perché oggi facciamo la fame? Sapete di cosa di nutre oggi un cittadino medio? Di mango. Ecco cosa mangia una buona parte della popolazione: mango, yuca… Fino ancora a qualche anno fa sarebbe stato inconcepibile immaginare che la gente sarebbe arrivata a soffrire la fame. E invece la fame è arrivata. E cresce di giorno in giorno. Cosa fare, quindi? Dobbiamo provare a cambiare le cose, perché non crediamo nelle rivolte”.

In migliaia in piazza per denunciare la penuria di cibo. Il servizio di euronews

“Il dialogo politico è morto da tempo. Non ci resta che il referendum”

La recente aggressione di un gruppo di parlamentari dell’opposizione, che manifestava per chiedere il riconoscimento delle firme per l’indizione del referendum.


Alberto De Filippis, euronews “Se fosse Presidente, quali sarebbero i suoi primi interventi sul piano economico? Ricorrere all’FMI, per esempio?”.

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“In molti, all’estero, pensano che il Venezuela abbia solo il petrolio. Ma invece no, non è affatto così. Se lei conosce il nostro paese, saprà che il Venezuela dispone di terra a sufficienza per tutte le coltivazioni che gli sarebbero necessarie. Abbiamo poi anche gas, oro, miniere d’oro. E disponiamo di alcune delle più ricche riserve di coltan al mondo. Abbiamo poi i più ricchi bacini di acqua potabile al mondo. E potremmo sviluppare il nostro settore turistico. Il Venezuela – e non lo dico perché è la mia terra – è un paese che ha tutto. Perché l’economia possa funzionare, si deve però anzitutto generare fiducia. Investitori internazionali da tutto il mondo stanno aspettando che le cose cambino per venire a investire nel nostro paese. Il Venezuela deve essere ricostruito. Le opportunità per fare business, creare posti di lavoro e creare nuove opportunità sono tantissime. A fronte di una popolazione di 30 milioni di abitanti, disponiamo delle più ricche risorse petrolifere al mondo. Abbiamo insomma potenzialità enormi. Quello di cui soffriamo oggi è però un problema politico. È questo che va capito: per uscirne ci vuole una risposta politica. È il solo modo per superare questa crisi politica e l’Europa deve capirlo”.


“Petrolio, gas, oro: il Venezuela avrebbe tutto. Quello che manca è la fiducia. E un cambiamento che gli investitori internazionali stanno aspettando”:

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Già in due occasioni l’ho detto all’ex primo ministro spagnolo Zapatero e lo ripeto anche a lei: in Venezuela non c‘è più alcun dialogo. Quanto abbiamo vissuto negli ultimi anni è stato un continuo braccio di ferro, non un dialogo. La cultura politica qui è diversa da quella europea. In Europa nei parlamenti nazionali ci si confronta, si dialoga. Dove si dovrebbe farlo, altrimenti? Prima si dibatte e poi si vota. Ma sempre partendo da un dialogo tra le parti. Da un confronto politico. Qui ormai non si fa più neanche politica. L’unica soluzione che ci è rimasta è lasciare che i cittadini si esprimano con il voto. Che la gente scelga. Che la gente decida. Il governo vuole sedersi intorno a un tavolo? Bene, ma perché? Perché non vuole questo referendum. Non vuole che i 2,6 milioni di cittadini che hanno firmato per indire questo referendum possano dire la loro. E questo è inaccettabile. Torno a ripeterlo: non negozieremo sulla costituzione, che è la più alta istituzione del Paese”.

“Basta con i privilegi a Cuba. È ora che si pensi a noi stessi”

Il collasso del Venezuela ha avvicinato Cuba agli Stati Uniti. L’analisi del Time

Alberto De Filippis, euronews
“Se fosse presidente che relazioni istituirebbe con paesi che si considerano ‘fratelli’ come Cuba?”.

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Castro si è approfittato di noi, e ancora lo fa. Anche se ormai Cuba ci ha voltato le spalle. Quando hanno visto che andavamo incontro alla bancarotta, che cosa hanno fatto? Hanno cominciato a trattare con gli americani. E ce l’hanno fatta: da tutto il mondo si vuole ormai investire a Cuba. Se quindi mi chiede che relazioni intratterrei con Cuba… beh, se la decisione spettasse a me, direi anzitutto che non continuerei a fornir loro il petrolio gratis. Perché? Perché un paese in cui l’80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, dovrebbe continuare a dare via gratis il petrolio? Un paese come il nostro, in cui c‘è gente che soffre la fame, in cui mancano le medicine, i beni di prima necessità. Perché mai? E con quale scopo? Per essere ben visti? Per farci degli amici? Crede forse che gli amici si possano comprare?”.


“Cuba e Venezuela sono unite dalla storia. Vista la situazione che stiamo attraversando, non ci si chieda però di continuare a regalare il petrolio”:

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Gli amici ti stanno accanto nella buona e nella cattiva sorte. I nostri popoli sono uniti dalla storia: viviamo nello stesso continente, siamo tutti latinoamericani. Non mi si chieda, però – nelle condizioni attuali del Venezuela – di continuare a dar via così le nostre risorse. Molto semplicemente: non è possibile. Prima di tutto, come si dice qui, va “illuminata la nostra casa”. Non possiamo permetterci di stare al buio noi, perché si illumini altrove! E tutto ciò perché, poi? Per un voto comune all’Organizzazione degli Stati americani? In nome di una presunta ‘complicità’ nelle istanze internazionali? Basta con tutto questo! Facendo leva sulla fiducia, le dico che potremo farcela e riuscire a rimetterci in carreggiata in un anno. Come? Lavorando con il settore privato. Utilizzando il petrolio, invece di lasciare che venga rubato o dato via gratis. Dovremmo usarlo per diversificare la nostra economia: in un anno, potremmo liberare le risorse necessarie a importare cibo, rilanciare altri settori. Per rilanciare la nostra economia, insomma”.


“Grazie al Chavismo stiamo peggio di prima. Ecco la sua eredità”

La crisi economica e politica del Venezuela vista dal Washington Post

Alberto De Filippis, euronews
“C‘è qualcosa che si possa o si debba salvare, del Chavismo?”

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Il Chavismo era Chavez. Io la vedo così. Con questo non voglio dire che i suoi sostenitori non debbano più trovare spazio in politica. Anzi. Continueranno ad averlo. Che cosa si può però dire in difesa di quella che il chavismo ha millantato come ‘rivoluzione’? Chavez aveva messo in prima linea la lotta alla povertà. La domanda da porsi, adesso è quindi: ‘Diciassette anni dopo, a che punto siamo di questa lotta?’. Vuole che glielo dica? Siamo più poveri di prima”.


“La violenza in Venezuela? Fa il gioco del governo”

Caracas è la città più violenta al mondo. La scheda dell’ONG messicana che monitora i dati

Alberto De Filippis, euronews
“Il Venezuela è considerato uno dei paesi più pericolosi al mondo. Cosa si può fare per migliorare la situazione? Intervenire per esempio, contro l’impunità di cui spesso godono i criminali?”.

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Delle dieci città più violente al mondo, oggi, tre sono in Venezuela. E la prima è Caracas. È una situazione drammatica per gli stessi venezuelani. Alla profonda crisi economica e sociale si aggiunge un’esplosione di violenza: soltanto lo scorso anno, nel Paese, si sono registrati 27.000 omicidi. Se lei però ai venezuelani chiede qual è il problema più grave, la prima risposta che le daranno è: ‘l’economia’. Nonostante quindi la violenza diffusa, i venezuelani percepiscono come prioritaria la questione dell’economia. Per rispondere però alla sua domanda: come risolvere questa situazione? Anzitutto, amministrando la giustizia in maniera efficace. Quanto accade in Venezuela è semplicemente che la giustizia non funziona. Ci sono diversi interventi che andrebbero realizzati. Va riformata l’amministrazione della giustizia, al pubblico ministero va sottratto il monopolio dell’accusa. E poi va rafforzata la polizia, ma anche il sistema educativo, perché ci sono tre milioni, circa tre milioni, di bambini, che non sono scolarizzati. Siamo un paese che non è in grado di offrire prospettive ai giovani”.


“Più si è insicuri e impauriti, più il governo può proporsi come salvatore. E meno i cittadini si battono per far valere i loro diritti”:

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Per uscire da questa soluzione ci vuole una volontà politica, ma anche l’impegno di tutto lo Stato e, ovviamente, del popolo stesso. Io sono però tra coloro che ritengono che il nostro governo oggi non si curi affatto della sicurezza. È un governo a cui interessa più che altro una ‘deriva anarchica’ della società. Perché il cittadino resti debole, si ripieghi su se stesso, viva casa sua come una prigione. In modo tale che ‘il Salvatore’, il più forte, si confermi sempre il governo. Un governo che faccia prova di forza e che, in qualche modo, trae profitto proprio da questo clima di violenza e di insicurezza., che finisce per legittimarlo agli occhi di cittadini invece sempre più indeboliti. E cittadini indeboliti sono cittadini che non si battono più per esigere il rispetto della Costituzione. Quanto ne risulta come contraltare è un governo arbitrario, autoritario, che è proprio ciò contro cui ci stiamo ora battendo in Venezuela”.


“I ‘colectivos’? Gruppi armati di Stato”

Cosa sono i ‘colectivos’: cronaca e analisi dell’agenzia di stampa Reuters

Alberto De Filippis, euronews “In nome dell’ideologia, il Venezuela ha chiuso gli occhi sulla presenza di gruppi armati come le Farc sul suo territorio. Qual è la sua posizione in proposito?”.

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Continua ad esser così. Come lei dovrebbe sapere, ci sono dei gruppi paramilitari – perché è così che vanno qualificati – che operano a Caracas e in altre aree del Paese. Vengono chiamati ‘colectivos’, si dicono difensori del socialismo rivoluzionario, ma di fatto non hanno nulla a che vedere con i valori che proclamano. È per questo che li definisco ‘gruppi paramilitari’. Sono gruppi armati che operano al di fuori della legge, che non sono inquadrati nelle forze di sicurezza e che non indossano uniformi: si tratta tuttavia di paramilitari che godono della protezione dello Stato. Un ulteriore elemento che contribuisce alla violenza che stiamo vivendo”.


“Il Chavismo ci ha corrotti, ma siamo pronti a rialzarci”

Alberto De Filippis, euronews
“Il Chavismo è stato molto generoso con buona parte della popolazione. Regalie, che secondo molti hanno corrotto lo spirito dei venezuelani”.

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Hanno distrutto il sistema sanitario, quello scolastico. Le affermazioni del governo secondo cui a tutti sarebbe stata assicurata una casa o un appartamento sono del tutto false. Non hanno costruito più di un milione di abitazioni, il resto è solo una grande bugia. Per questo non hanno voluto che si cambiasse la legge: perché avrebbe messo in evidenza quanti alloggi sono stati davvero costruiti negli ultimi anni. Come possiamo rimetterci in carreggiata? Con il lavoro, con l’impegno. Credo che la maggioranza dei venezuelani ne sia del tutto consapevole. Per lunghi anni, in molti hanno finito per abituarsi a un sistema che devalorizzava il lavoro. Un valore che possiamo però facilmente riscoprire, perché il venezuelano è un lavoratore. Noi venezuelani non siamo pigri. È per questo che le dico: ‘non creda alla retorica del governo. Non guardi al Venezuela attraverso gli occhi dell’attuale governo’. Perché noi venezuelani, non siamo come questo governo”.


“Il Venezuela non è quello che mostra il governo. Chi lo sostiene venga a vedere”

Alberto De Filippis, euronews
“Cosa vorrebbe dire alla sinistra che in Europa, e in altri paesi, appoggia il vostro attuale governo?”.

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Li invito a venire in Venezuela. Li riceverò in prima persona. Voglio chiarire una cosa: non sono di destra. E non credo che in Venezuela il problema sia la destra o la sinistra. Questa è solo una scusa. Il Venezuela non è mai stato governato dalla destra. Il cuore del Venezuela non batte a destra. Se vogliamo metterla sul piano ideologico, non chieda a me se sono di sinistra o conservatore. Lo chieda piuttosto ai venezuelani e vedrà cosa le rispondono. Il problema del nostro paese non è di natura ideologica: abbiamo un governo che si professa di sinistra, ma – a giudicarlo da come agisce – lo si direbbe piuttosto di estrema destra. Basta fare attenzione al linguaggio che utilizza per rendersi conto di quanto sia retrivo e conservatore. E sarebbe un governo di sinistra? Assolutamente no”.


“All’estero il governo mostra solo un Venezuela da cartolina. Vuole imporre un’immagine del Paese che è sconnessa dalla realtà”:

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“C‘è poi un’altra cosa che vorrei chiarire: invito tutte le persone che si professano di sinistra e che sostengono questo governo a venire in Venezuela. Le aspetto. E non come il governo, che le metterebbe sotto una campana di vetro: mostrerò loro la verità, le porterò nei quartieri poveri, non al palazzo Miraflores, la sede del governo. È lì che le portano le autorità. A vedere i posti più belli, luoghi fuori dalla realtà. Questo è tipico del nostro governo. Vivono sconnessi dalla realtà e vogliono far credere al mondo che la loro messa in scena corrisponda alla realtà. Che vengano a vedere, allora! Non abbiano paura di scoprire come stanno davvero le cose. E non si limitino a difendere il governo da lontano, da chissà quali altre città, dietro alle loro scrivanie, in uffici con l’aria condizionata. Parlano poi di rivendicazioni. Ma quali rivendicazioni? Vengano in Venezuela, ché li stiamo aspettando, perché c‘è anche un’altra cosa che voglio chiarir loro: non c‘è nessuna cospirazione internazionale e imperialista contro i governi di sinistra dell’America Latina. Questa è una falsità. Quanto io stesso ho visto è che questi governi strumentalizzano questo dibattito perché sono tutti accusati di corruzione. I corrotti sono delinquenti, che siano di destra o di sinistra. E la corruzione è da condannare, qualunque sia la sua bandiera politica. È un cancro inaccettabile, da dovunque provenga. Non possiamo tollerarla. Come le ho già detto, il Venezuela soffre oggi di gravi penurie di cibo, di medicinali. La nostra economia è la meno competitiva al mondo e siamo il paese con più corruzione al mondo. Sul piano della trasparenza siamo invece agli ultimi posti. Più che della trasparenza, siamo insomma campioni di corruzione”.

Alberto De Filippis, euronews
“Lei confida però nel futuro…”.

Henrique Capriles, leader del partito Primero Justicia
“Sono ottimista”.

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