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Medio Oriente: vertice a Parigi dei Ministri degli Esteri per rilanciare i negoziati

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Medio Oriente: vertice a Parigi dei Ministri degli Esteri per rilanciare i negoziati

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Parigi vuole i leader israeliano e palestinese al tavolo dei negoziati: molto attiva in questa fase, la diplomazia francese non è per ora riuscita a convincere Netanyahu nè Abbas, ma lavora a una conferenza di pace per questa estate.
Israele, che non ha gradito l’iniziativa francese, ha sparigliato le carte appoggiando, proprio alla vigilia del summit di Parigi, una proposta della Lega araba risalente al 2002. Il portavoce del premier israeliano spiega perché:

“Negli ultimi anni sono cambiate molte cose e l’iniziativa araba è ora un’opportunità che potrebbe convincere i Palestinesi a prendere parte a colloqui diretti bilaterali. Purtroppo invece l’iniziativa francese dà un quadro multilaterale che i leader palestinesi vedono nel senso di una soluzione da imporre a Israele e una via di fuga dalle decisioni difficili che devono prendere”.

Nelle prossime ore si incontrano proprio a Parigi i Ministri degli Esteri di una trentina di Paesi arabi e occidentali, oltre ai rappresentanti delle Nazioni Unite e dell’Unione europea. Il Ministro degli Esteri palestinese spiega così l’iniziativa:

“Finora Israele ha respinto l’iniziativa di pace francese, e quindi la Francia pensa, e ha ragione, di riunire tutti quei Paesi per stabilire le linee guida che poi possono creare un meccanismo per uno sviluppo del dialogo. E poi potranno parlare con Israeliani e Palestinesi”.

L’appoggio dichiarato ora da Israele all’iniziativa della Lega araba è strumentale, secondo la leadership palestinese che punta invece al contesto multilaterale, per garantirsi l’appoggio della comunità internazionale e mettere quindi pressione sulla controparte. “La pace ha bisogno di azioni, siamo abituati alle incoerenze israeliane”, ha detto Saeb Erekat, il capo dei negoziatori palestinesi, sottolineando tra l’altro “la crescita delle colonie”.

François Hollande spera di poter ospitare i negoziati di pace tra l’estate e l’autunno, in modo da poter concludere il proprio mandato con un importante successo diplomatico o almeno un riconoscimento internazionale che potrebbe pesare in campagna elettorale.

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