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Il reddito universale, questo sconosciuto

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Il reddito universale, questo sconosciuto

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Il reddito universale, questo sconosciuto

Primo paese al mondo, la Svizzera terrà un referendum sull’introduzione del reddito universale. I promotori della consultazione chiedono l’erogazione di un salario mensile a ogni cittadino, senza contropartite.

Cos‘è il reddito universale

Attualmente i benefici prodotti dallo Stato vengono redistribuiti ai cittadini usando la leva fiscale.

La proposta di reddito universale in discussione in Svizzera (una delle molte varianti messe a punto dagli economisti) prevede che lo Stato versi una somma uguale a ogni cittadini, indipendentemente da quanto già guadagni.

La propsta referendaria non indica l’ammontare del salario mensile, ma si parla di una cifra attorno ai 2500 franchi (2280 euro) per ogni adulto, e 625 franchi per i minori.

Perché se ne parla adesso?

A portarlo sulla ribalta è il referendum svizzero che il 5 giugno dovrà pronunciarsi sull’introduzione del reddito universale nella Confederazione.

Le tesi dei favorevoli

I promotori del referendum sostengono che l’introduzione del reddito universale potrebbe sconfiggere per sempre la povertà, le diseguaglianze e la dipendenza dall’assistenzialismo, e allo stesso tempo abbattere i costi della burocrazia.

Inoltre si sottolinea come così aumenterebbe la sfera delle libertà individuali, sia nella programmazione del proprio tempo di vita e di lavoro, che nel fatto di liberare energie creative utili alla società nel suo complesso.

Altri aspetti positivi segnalati dai promotori riguardano la possibilità per i govani di protrarre la fase di studio e formazione e di colmare il gap esistente in materia tra uomini e donne..

Basic Income Earth Network sostiene: “Partendo dalle difficoltà di garantire un trattamento efficace contro la disoccupazione l’idea si è andata affermando in Europa tra università e organizzazioni. Le politiche sociali ed economiche non potranno restare separate a lungo, e un reddito di base è visto sempre più come un modo per riconciliare due obiettivi: lotta alla povertà e pieno impiego.

Reddito universale, una categoria “socialista”?

I critici della proposta hanno bollato il reddito universale come un residuo di socialismo.
Secondo loro una misura simile scoraggerebbe il lavoro demotivando gli addetti, oltre a essere visto come impossibile da mettere in pratica a causa dei costi economici che finirebbero per far crescere le imposte.

Inoltre, alzando le tasse si farebbero scappare gli investitori dal paese, interessati ad andarsene dove i loro profitti siano più alti.

Chi altro considera il reddito universale?

La Finlandia si è impegnata a sperimentare un progetto pilota sul reddito universale a partire da gennaio dell’anno prossimo.

Il mese scorso il Partito liberale canadese ha fatto approvare una risoluzione in questo senso.
Scopo è quello di ridurre la povertà e nello stesso tempo garantire a tutti una base economica minimale.

Un’altra sperimentazione si sta svolgendo in Olanda, nella città di Utrecht, sotto la guida della locale università.

Cosa hanno detto del reddito universale

Erich Fromm, psicanalista tedesco: “Un reddito garantito non solo farebbe della libertà una realtà e non solo uno slogan, ma introdurrebbe il principio che profondamente è collegato alle religioni occidentali e alla tradizione umanista: l’uomo ha il diritto di vivere, a prescindere da tutto”.

Martin Luther King, leader del movimento statunitense per i diritti civili: “Per sconfiggere la povertà servirebbe uno strumento di cui si comincia a parlare: il reddito garantito. Stiamo cominciando a capire che anche problemi come la casa o la scuola finirebbero per aggravarsi se la povertà non venisse prima sconfitta”.

Emran Mian, direttore della Social Market Foundation: “I sostenitori di un reddito universale hanno una idea utopistica che loro credono sia corretta. Il resto è un dettaglio. Che vergogna se questo dettaglio fosse il caos, il disagio della vita di tanta gente come noi”.

Declan Gaffney, un ex consigliere politico al Comune di Londra: “Promette una divisione del lavoro tra governo e mercato, una cosa non fattibile e nemmeno desiderabile, in cui il ruolo del governo nell’assicurare protezione sociale si risolverebbe nella distribuzione di risorse economiche”.

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