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Dall'Iran alle violenze di un centro di detenzione: voce ai migranti senza voce

La testimonianza di due richiedenti asilo che sognavano l'Australia e hanno trovato i soprusi. Nel documentario "Voci da Manus Island"

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Dall'Iran alle violenze di un centro di detenzione: voce ai migranti senza voce

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Behrouz e Omar sono alcuni dei tanti migranti che negli ultimi anni sono fuggiti dal loro paese in cerca di una vita migliore. Vengono dall’Iran, dove ormai non possono più tornare perché rischiano di essere incarcerati. Ma non possono neanche più inseguire il loro sogno, perché il loro destino è stato comunque quello di essere incarcerati. Insieme a centinaia d’altri sono in un campo di detenzione dell’Isola di Manus: un lembo di terra al largo della Papua Nuova Guinea, dove il governo australiano “parcheggia” gli immigrati in arrivo dal mare, che chiedono di accedere al suo territorio. Attendono, in condizioni che descrivono come disumane, in una zona grigia dove tempo e diritti sembrano sospesi. Le autorità del campo, che rispondono all’Ufficio Immigrazione Australiano, si dicono impossibilitate a intervenire. Ma il tempo passa, le condizioni si deteriorano, l’insofferenza degli isolani nei confronti dei migranti in violenze che la polizia si rifiuta di contenere.

Proponi anche tu il tuo documentario incompleto o mai realizzato

Voci come quelle di Behrouz e Omar arrivano raramente in Europa. Per questo l’australiano Lukas Schrank ha deciso di raccoglierle e ne ha fatto Voci da Manus Island, un documentario che sposa alle loro testimonianze un’animazione cupa e poetica alla Frank Miller. Un modo per continuare a parlare di una storia, che fatica a far parlare di sé. Al punto che nel dicembre del 2015, 600 dei richiedenti asilo detenuti sull’Isola di Manus hanno firmato una lettera in cui, per richiamare l’attenzione del governo australiano, gli chiedevano di accompagnarli in un suicidio assistito di massa.

In tutto il mondo e gratuitamente: come “99” promuove il documentario

Voci da Manus Island è l’ultimo lavoro proposto da 99 , piattaforma online senza scopo di lucro, per la promozione di documentari.

Offrendone gratuitamente adattamenti in sei lingue e promozione nei festival di tutto il mondo, “99” si avvale del crowdfunding come principale risorsa per finanziare documentari che stentino a vedere la luce o a trovare distribuzione attraverso i canali tradizionali.

Spazio agli “invisibili”: i titoli promossi da 99

In pochi mesi di attività, la piattaforma ha già diffuso e permesso la partecipazione a diversi festival dei documentari Lost in Manboo di Jerôme Plan, sul fenomeno dei giapponesi che – per scelta o per necessità – risiedono nei minuscoli loculi messi a disposizione dagli internet cafè, La donna forte di Olo Pawluczuk, su una campionessa polacca di bodybuilding che grazie ai pesi riesce nella ribellione contro famiglia e società, e L’avventura di Grégory Lassalle, attualissima vicenda di tre migranti ivoriani entrati in Europa da clandestini che – dopo essere rimasti bloccati per mesi in Grecia – decidono infine di guadagnare l’Occidente ricco, attraverso l’ormai celebre “rotta balcanica”.

CC-BY-ND / 99.media / Lukas Schrank