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Lo psichiatra che sognava la grande Serbia

Nato 70 anni fa in Montenegro, da una famiglia di umili origini, Radovan Karadzic vanta una parentela con il Karadzic che riformò la lingua serba

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Lo psichiatra che sognava la grande Serbia

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Nato 70 anni fa in Montenegro, da una famiglia di umili origini, Radovan Karadzic vanta una parentela con il Karadzic che riformò la lingua serba. Circostanza rivelatasi falsa

Psichiatra ricorre a misere truffe per arrotondare il salario è trascinato in politica alla fine degli anni Ottanta, epoca in cui fonda il partito democratico serbo.

Nel febbraio del 1992, quando i bosniaci ventilano ipotesi di indipendenza dice in parlamento:

“Non avete paura di portare la Bosnia all’inferno? E i musulmani all’estinzione? In caso di guerra i musulmani non sono in grado di difendersi. Come riuscirete a prevenire una guerra civile?”.

Gli anni 80 segnano la fine dell’ex Jugoslavia e lui, insieme al presidente serbo Slobodan Milosevic e il generale Ratko Mladic, sogna una nuova grande Serbia.

Che porta avanti facendo pagare ai croati di Bosnia e ai musulmani un prezzo altissimo.

Per piegare le velleità indipendentistiche bosniache cinge in assedio Sarajevo per 44 mesi, è stato l’assedio più lungo dalla seconda guerra mondiale, che causa circa 10 mila morti e oltre 2 milioni di profughi.

Nel luglio del 1995, ordina la presa di Srebrenica, l’enclave musulmana di Bosnia, cui segue l’uccisione di 8000 uomini, tra adulti e bambini, come riconosciuto dal Tpi, Karadzic è responsabile e il massacro di Srebrenica rientra in un disegno più ampio di pulizia etnica.

Una volta finita la guerra bosniaca, si dà alla macchia e rimane latitante per 13 anni.

Viene catturato alla periferia di Belgrado nel luglio del 2008.

Al suo arresto si arriva grazie alla tenacia dell’allora procuratrice del Tpi, Carla del Ponte.