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Polonia: Lech Walesa nega di aver collaborato con i servizi segreti comunisti

Il suo nome nei documenti dell'ultimo ministro dell'Interno del regime

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Polonia: Lech Walesa nega di aver collaborato con i servizi segreti comunisti

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Lech Walesa respinge le accuse di essere stato una spia dei servizi segreti comunisti. L’ex presidente polacco, 72 anni, dice di essere pronto a dimostrarlo in tribunale dopo la notizia che il suo nome comparirebbe nei documenti trovati nella casa dell’ultimo ministro dell’Interno del regime comunista, il generale Czeslaw Kiszczak.

Lo storico leader del sindacato Solidarnosc, premio Nobel per la Pace, avrebbe agito in cambio di denaro, stando ai documenti in possesso dell’Istituto polacco della memoria nazionale: “Nella cartella personale c’era una busta, nella quale abbiamo trovato un impegno scritto a mano alla cooperazione con i servizi segreti comunisti firmato: ‘Lech Walesa, Bolek’ – ha detto Lukasz Kaminski, direttore dell’Istituto che idaga sui crimini commessi durante i regimi nazista e comunista – Tra questi documenti c‘è anche una conferma di passaggio di denaro, scritta a mano e firmata con lo pseudonimo ‘Bolek’. Nella cartella degli agenti segreti c’erano 279 pagine, tra cui numerose segnalazioni del collaboratore ‘Bolek’”.

Walesa, eroe della lotta contro il comunismo in Polonia, ha riconosciuto che durante un arresto, quando era sindacalista, firmò un impegno a trasformarsi in informatore dei servizi, ma ha sempre detto che non agì mai come tale.

Il leader di Solidarnosc è un fermo oppositore del partito di estrema destra al governo in Polonia, Diritto e Giustizia, e aveva già presentato una denuncia per diffamazione nel 2009 contro il defunto ex presidente, Lech Kaczynski.