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Addio Masika: la donna che in Congo ha ridato una vita alle vittime di stupro

“Sventurata la terra che ha bisogno d’eroi”: scriveva Bertolt Brecht. Ma di terre sventurate ce ne sono tante e per ognuna c‘è un eroe da piangere. È

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Addio Masika: la donna che in Congo ha ridato una vita alle vittime di stupro

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“Sventurata la terra che ha bisogno d’eroi”: scriveva Bertolt Brecht. Ma di terre sventurate ce ne sono tante e per ognuna c‘è un eroe da piangere. È il caso questa volta della Repubblica Democratica del Congo che ha perso la sua eroina. Ma, forse, la scomparsa di Rebecca Masika Katsuva è una perdita che pesa, ben oltre i confini di questo Stato dell’Africa Centrale. La coraggiosa attivista per i diritti delle donne è venuta a mancare il 2 febbraio per un infarto, quando mancavano pochi mesi al suo 50esimo compleanno. Il Congo ha dovuto dire addio a Masika che ha speso la sua intera vita ad aiutare le donne vittime di stupro, come lei, nella zona orientale del Paese.

Nel 1998 Masika e le sue figlie adolescenti sono state violentate dai combattenti dei gruppi armati che terrorizzano le popolazioni rurali al confine tra Rwanda, Burungi e Uganda. Nel 1999 ha fondato un’assocazione per aiutare le donne vittime di violenza. La sede era la sua casa a Buganda, villaggio nella provincia del Sud Kivu, zona di conflitto.

Ascolto, assistenza sanitaria, aiuto per crescere i bambini nati dalle violenze: sono state 6mila le donne assistite da Masika e dalle sue cinquanta – quante sono oggi – case di accoglienza. Masika non si è mai fermata, nonostante abbia vissuto esperienze terribili, come la morte di sua madre che collaborava con l’associazione: rapita, violentata e uccisa.

Una sorte che in Congo tocca quasi a una donna al minuto. Sono 400mila quelle violentate in un anno, una media di 48 all’ora. Il Congo nel 2005 ha firmato la “Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura” ma non ha mai rispettato gli obblighi, come quello di istituire un organismo nazionale per la prevenzione dei maltrattamenti e la protezione delle vittime.

Nella Repubblica Democratica del Congo lo stupro è usato come arma di guerra e come strumento per mettere a tacere le donne. L’Ong inglese “Freedom from Torture” ha denunciato come siano proprio i funzionari pubblici e i membri delle forze di polizia a perpetrare le violenze sessuali, spesso ripetute e anche di massa per impedire alle donne di occuparsi di diritti umani e politica.

Solo vista nel contesto si capisce la scelta di grande coraggio fatta da Rebecca Masika Katsuva, che ha messo a rischio la propria vita, ogni giorno, per tentare di salvare le vite, e la dignità, di tante altre donne ferite, come lei. Senza mai cedere alla paura e alle minacce.

“Ho deciso che dovevo fare qualcosa per rendere più forte me stessa e le atre donne. Per far tornare le donne a essere quello che erano, prima delle violenze. Ho voluto dire alla done che hanno subito uno strupro come me che non è la fine. Si può iniziare di nuovo, come ho fatto io. Nonostante tutto quello che ho passato, sono ancora in piedi e se ce l’ho fatta io, possono farcela anche loro”, ha detto Masika nel 2013 a Dublino.

Tre anni dopo se n‘è andata lasciandoci la sua lezione, un seme che resta, ben piantato nella terra sventurata del Congo.

Foto: Femme au Fone, RDCongo 2015