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Digital Single Market, la rivoluzione del 2016

Silicon Roundabout o città tecnologica del Regno Unito, il 3 ° più grande hub di tecnologia del mondo e uno dei tanti in un Europa. Il compito

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Digital Single Market, la rivoluzione del 2016

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Silicon Roundabout o città tecnologica del Regno Unito, il 3 ° più grande hub di tecnologia del mondo e uno dei tanti in un Europa. Il compito prioritario, qui oggi è rendere accessibile il Digital Single Market (DSM) a consumatori e imprese.

Abbiamo domandato al vice presidente incaricato per il DSM della Commissione europea come ha intenzione di procedere. Soprattutto, considerando le sfide da affrontare da parte di imprese e consumatori.
In Estonia, invece, scopriremo le nostre capacità di rinnovamento professionale su lavori in linea con la quarta rivoluzione industriale.

Uno dei pilastri per l’Europa è la libera circolazione di beni fisici, servizi e persone. Ma, anche il nostro mondo online merita attenzione. La vendita sul digitale transfrontaliero d’Europa non è paragonabile ai servizi offerti sul nazionale o dalle aziende che fanno base negli Stati Uniti.

Il mercato unico digitale o Digital Single Market potenzialmente potrebbe garantire 415 miliardi di euro alla crescita dell’Europa e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ecco cosa fare affinchè questo accada!

Milioni di noi vanno online come Fred per conoscere, ad esempio, l’attività di Mary.

Per questo il Digital Single Market ha bisogno di rimuovere le barriere dell’online, per consentire la libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali nel mondo virtuale.

Sia Mary che Fred hanno bisogno di normative armonizzate: il Digital Single Market tutelerà i consumatori a garanzia dei loro scambi e in nome di uniformi diritti contrattuali.

Questo consentirà di sapere che esiste una concorrenza leale e che in Europa, da qualsiasi parte tu provenga, i tuoi dati saranno protetti.

DSM significa anche risparmio per Fred quando la fine del geo blocco gli permetterà di portare con sè i suoi film e la sua musica, in giro per tutta Europa.

Con semplici regole Mary potrà tagliare i costi, riducendo le spese di consegna dei pacchi, semplificando le regole del copyright, grazie a condivise leggi su tasse e imposte.

DSM significa una banda piú larga e la fine delle tariffe di roaming, cosí anche noi saremo piú spesso online come Fred.

Oggi sono qui, che ordino quello che mi serve attraverso il mio cellulare; se fossi in Europa, potrei trovare qualcosa di interessante al di fuori dei suoi confini, che forse avrei difficoltà a ricevere o potrei non essere tutelata come consumatrice sul mio acquisto. Il Digital Single Market cerca di dare maggiori garanzie, su accesso e armonizzazzione delle leggi contrattuali, su tasse e costi di spedizione tra i 28 paesi dell’Unione, affinchè le aziende possano crescere. Guillame Desjardins and Fanny Gauret hanno deciso di scoprire cosa succederà in futuro e quali saranno le differenze.

Sia che rispondano a negozi veri e propri, sia che siano solo intermediari, le piattaforme online di e-commerce negli ultimi anni sono tantissime. Ma per crescere ancora di più in Europa, queste imprese dovranno usufruire di un ambito legale e fiscale più fertile.

Guillame Desjardins, euronews: “Nell’era della iperconnessione, quando 4 su 10 sono gli europei che comprano online nel proprio paese, solo il 15% ha acquistato prodotti oltre confine.
La start-up Captain Train è specializzata in vendite transfrontaliere. Sono andato a chiedere loro perché le cifre sono cosí basse”.

Per salire a bordo del mercato europeo, la società francese ha dovuto conformarsi alle differenze tra legislazioni locali.

Jean-Daniel Guyot, amministratore delegato e co-fondatore, Captain Train: “É davvero problematico, perché a livello nazionale, le riforme si susseguono ogni sei mesi, ogni anno, in base a diverse tematiche: il commercio, il digitale, il diritto del lavoro, a cui dovremo prestare molta attenzione ed è cosi in ogni paese. (…) Abbiamo bisogno di un sistema unificato, un sistema semplice, regole di gioco uguali per tutti, perché cercare di studiarle porta via molto tempo, tempo che potremmo invece usare per fare del business e creare valore”.

La Commissione europea valuta questo costo in 9mila euro per una piccola media impresa. L’Europa, oggi, sta lavorando per creare un vero mercato unico digitale e per risolvere il problema.
Se la legge è complicata per i professionisti dello e-commerce, lo è anche per Joe che sta cercando di fare acquisti online.

Nicolas Godfroy, Dipartimento legale, UFC Que Choisir: “La fiducia è di certo il primo punto da mettere a fuoco da parte dei professionisti. Grazie alla fiducia è possibile attirare acquirenti, soprattutto da quando non viviamo piú nel vecchio sistema, dove in realtà il consumatore puó semplicemente entrare in un negozio vero, guardare e capire se la gente è effettivamente piacevole, se è affidabile e se risponde alle sue domande. (…) Qui, dobbiamo creare un’atmosfera di fiducia diversa per consentire ai consumatori di decidere di acquistare oltre i propri confini”.

Il piano della Commissione europea sta già aiutando Jean Daniel e i suoi clienti nel fare più affari insieme.
L’intento è sviluppare infrastrutture con accesso facilitato per gli utenti web per beni e servizi online, e affrontare questioni giuridiche come gli ostacoli fiscali, di diritto d’autore o di geo-blocco.

L’industria digitale sta cercando di costruire i suoi palazzi in Europa; abbiamo cercato risposte su come si intenda affrontare la sfida partendo dai consumatori e per i consumatori. Così, fuori dal Parlamento europeo a Strasburgo abbiamo incontrato l’uomo responsabile dell’Agenda del Digital Single Market della Commissione europea, il vice presidente Andrus Ansip.

Con cosa si comincia a lavorare nel 2016?

Andrus Ansip, vicepresidente Digital Single Market, Commissione europea: “Abbiamo lanciato questa strategia sul Digital Single Market già lo scorso maggio e abbiamo già molta fretta di concludere. Abbiamo chiesto la portabilità dei contenuti digitali nell’Unione europea e avanzato una seconda proposta sui diritti digitali. Attualmente, abbiamo 56 diversi potenziali tipi di norme per regolamentare le vendite online e i contratti digitali. Noi invece proponiamo la riduzione a 2 soli tipi. Dobbiamo raggiungere un accordo quanto prima: il nostro obiettivo è ottenere il consenso politico nella prima metà di quest’anno per poi consentire la portabilità dei contenuti dopo l’abolizione del roaming”.

Per le imprese la principale preoccupazione è che entrate e guadagni possano esserne influenzati.

Andrus Ansip: “Se qualcuno dice che è possibile acquistare una scatola di cioccolatini qui, non è detto che sia consentito mangiare le caramelle che contiene in Belgio. Allora potresti pensare che c‘è qualcosa che non va che queste persone siano pazze. Dal punto di vista digitale questa è la base di partenza del nostro modello di business. Non ci devono essere discriminazioni sulla base della nazionalità o di dove sia stata emessa la carta di credito nel 21° secolo. Perció faremo un’altra proposta quest’anno, l’obiettivo sarà migliorare l’accesso transfrontaliero a i contenuti digitali per i nostri cittadini”.

Se si tratta di 28 paesi, come sarà fattibile implementare tutto questo?

Andrus Ansip: “É fattibile e sarà possibile se troveremo il consenso in tutta l’Unione sull’importanza del significato che hanno le norme contrattuali per chi si occupa di vendite online. Con l’introduzione di una normativa sull’imposta sul valore aggiunto rendiamo la vita più facile alle nostre imprese, anche se sono quasi certo che le aliquote IVA rimarranno diverse ancora per un periodo di tempo piuttosto lungo”.

Bene, preso atto di quanto detto dal vice presidente, c‘è da dire che questa urgenza per un mercato unico digitale solleva un altro problema. Quasi la metà di noi in Europa non ha competenze digitali, mentre il 90% dei posti di lavoro in futuro avrà bisogno di questo profilo. Per questo abbiamo mandato Denis Loctier in Estonia per vedere come riqualificare la nostra professionalità, per la maggior parte apparentemente per lavori non-digitali!

Quando si tratta di servizi pubblici digitali, l’Estonia si puó dire all’avanguardia. Dal primi anni 90, il boom del digitale ha creato circa 17mila posti di lavoro, un numero che dovrebbe raddoppiare entro il 2020. L’e-thinking dell’Estonia è racchiuso nalla carta d’identità elettronica, che serve come firma digitale e permette ai cittadini di presentare tasse, firmare contratti, votare o pagare per il trasporto pubblico: tutto elettronicamente.

Denis Loctier, euronews: “Rispetto a tutta il resto dell’Unione europea, l’Estonia è un mercato relativamente piccolo. Le produzioni estoni, così come i problemi riscontrati, a livello di digitale forniscono un prezioso materiale di studio per il resto dell’Europa.”

Il sistema sanitario locale dimostra che è possibile spostare sul digitale anche i domini più tradizionali. Tutte le registrazioni sanitarie e le prescrizioni mediche diventano elettroniche. Il pronto soccorso può accedere ai dati medici del paziente solo digitando il suo numero identificativo elettronico.

Erast-Henri Noor, Chirurgia Generale, North Estonia Medical Centre: “Tutte le analisi, le radiografie, le ecografie e le precedenti diagnosi fatte sono a disposizione online. Un sacco di medici vecchio stampo non intendono adeguarsi ai nuovi mezzi, ma le nuove generazioni sicuramente sí.”

La sempre più avanzata infrastruttura di e-service rende necessaria una permanente acquisizione delle nuove competenze di utente di ICT a tutti i livelli del settore estone pubblico e privato.

Marko Kilk, direttore IT, North Estonia Medical Centre: “Il medico che sta facendo il lavoro di amministrazione dati abbastanza semplice, oggi, dovrà essere esautorato da questa attività, vorremmo fosse fatta dagli infermieri. L’attività degli infermieri, quella di oggi, la stiamo dirottando verso lo staff personale del medico e così via.”

Gli esperti estoni dicono che sono necessari ulteriori programmi di riqualificazione nazionale, come l’iniziativa Ole Kaasas, che prepara 40mila nuovi utenti IT in tutto il paese nel giro di tre anni, per vedere aumentare la domanda di manodopera qualificata.

Ain Aaviksoo, vice segretario generale per Servizi elettronici e Innovazione, Ministero degli Affari sociali, Estonia:
“Il Digital Single Market crea posti di lavoro. Sposterà alcuni di questi da certe zone dove è stato utilizzato principalmente il lavoro umano, come ad esempio l’assistenza sanitaria negli ospedali, e creerà posti di lavoro in altri settori: sarà possibile creare posti di lavoro anche nelle aziende che sviluppano quei prodotti, che poi potremmo vendere anche fuori dall’Europa.”

L’economia digitale estone è in ritardo rispetto alla media dell’UE in merito alla condivisione delle informazioni elettroniche (RFID, identificazione a radiofrequenza RFID e e-commerce), ma sul Digital Single Market è un passo avanti.

Il Digital Single Market sembra già una realta per le imprese digitali e per molte persone, e questo si traduce per le aziende tradizionali in posti di lavoro persi o acquisiti in base alle rispettive preoccupazioni.

Andrus Ansip, vicepresidente Digital Single Market, Commissione europea: “Sì, mi dispiace dirlo, ma in alcuni settori delle persone perderanno il loro posto di lavoro. Facciamo un esempio con la APP ECONOMY: nell’anno 2014, era presente solo nell’Unione europea, dava lavoro a 1,8 milioni di persone in questo settore. Secondo gli esperti nel 2018 produrrà 4,8 milioni di posti. Il progresso produrrà molti piú posti di lavoro di quanti ne farà sparire”.

Stiamo dicendo agli investitori internazionali che l’Europa sta per essere un luogo difficile per fare affari?

Andrus Ansip: “Non ci sono regole diverse per noi o per gli stranieri. Ancora una volta dobbiamo chiedere a noi stessi – perché le nostre start-up, perché per esempio Spotify, che nasce in Svezia, si è dovuta spostare fuori dall’Unione fino agli Stati Uniti per emergere? Abbiamo dovuto creare il mercato unico digitale nell’Unione europea per mantenere i nostri cervelli qui in Europa”.