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Spagna al voto: addio al bipartitismo storico?

Ogni scenario è possibile nella Spagna che si prepara al voto di domenica con quattro partiti tutti sotto il 25 per cento. Il bipartitismo storico è

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Spagna al voto: addio al bipartitismo storico?

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Ogni scenario è possibile nella Spagna che si prepara al voto di domenica con quattro partiti tutti sotto il 25 per cento. Il bipartitismo storico è dato al tramonto, vista la crescita di due partiti anti-sistema, Ciudadanos e Podemos. Queste elezioni saranno le più combattute e dall’esito incerto della storia spagnola moderna. Mariano Rajoy mira alla riconferma. Il Partito Popolare del premier è dato in testa ai sondaggi, ma con un timido vantaggio che se confermato non gli garantirà la maggioranza assoluta. Dopo il voto Mariano Rajoy sarà costretto a cercare alleanze. Ma con chi?

Fuori discussione un’allenza con i socialisti. Accuse di corruzione e offese sono volate nel corso dell’unico dibattito tra il premier e il segretario dei socialisti prima delle elezioni di domenica. In diretta tv è andata in scena – dicono gli analisti – la vecchia politica.
“L’unico cambiamento possibile è il Partito socialista, chi non lo voterà sappia che regalerà altri quattro anni a Rajoy” continua a dire il 43enne economista Pedro Sánchez, che si presenta come l’immagine del rinnovamento del partito dopo quattro anni all’opposizione.

Albert Rivera, leader della formazione centrista Ciudadanos,nonostante le affinità con i popolari ha detto in più occasioni che un’alleanza con Rajoy sarebbe un tradimento dei suoi elettori. Nato nel 2006 come partito in Catalogna, è in netto contrasto con le politiche indipendentiste dei partiti di governo nella Comunità autonoma di Barcellona. Pablo Iglesias, con la formazione di sinistra Podemos, nata dal movimento Indignados del 2011, punta a replicare il successo alle elezioni europee del maggio 2014, dove il partito ha conquistato 5 eurodeputati. Secondo gli esperti, potrebbe raccogliere il sostegno di ex elettori socialisti e quelli delusi dalla politica.

Insomma, nella Spagna che va alle urne non sono esclusi colpi di scena.

L’analisi dell’esperto

Da mesi si dice che le elezioni legislative che avranno luogo in Spagna questa domenica faranno esplodere il bipartitismo di socialisti-popolari che esiste fin dalla transizione democratica. Questo scenario è confermato dai sondaggi? Chi vincerà? Lo abbiamo chiesto a Lluís Orriols, ricercatore in Scienze politiche all’università Carlo III di Madrid

Lluís Orriols: Si, è confermato. Gli ultimi sondaggi danno in modo sistematico il partito Popolare del premier in prima posizione, sappiamo in maniera piuttosto certa che vincerà le elezioni. Per la prima volta nella storia, chi vincerà, tuttavia, non avrà la garanzia di governare, ci potrebbero essere delle maggioranze alternative.

Isidro Murga, euronews: Tra le possibili alleanze post-elettorali qual è quella che ha più possibilità di riuscita? Potrebbe succedere come in Portogallo dove uno schieramento di forze di opposizione è riuscito a costituire la maggioranza del nuovo esecutivo?

Lluís Orriols: Senza dubbio, ovvero se il Partito Popolare si allea con Ciudadanos, la nuova formazione di Albert Rivera, un patto sarà possibile, un patto a due, almeno a livello parlamentare. Ma se fossero lontani dalla maggioranza parlamentare, la maggioranza assoluta intendo, non è insensato che possano fare una maggioranza alternativa guidata dal secondo partito in Parlamento. È per questo che è importante e cruciale chi arriverà secondo questa volta, perché non è detto che il Partito Socialista arrivi secondo nonostante questo predicano i sondaggi.

Isidro Murga, euronews: La crisi economica, l’austerità, la disoccupazione, la corruzione, la tensione indipendentista… sono solo alcuni dei fattori che spiegano il scisma elettorale che presagiscono i sondaggi. Perché sta succedendo solo ora e non prima?

Lluís Orriols: In realtà emerge ora perché ci sono le elezioni. Diciamo che la frattura del bipartitismo è cominciata a manifestarsi dal 2013, ma è stato solo nel 2014 in occasione delle elezioni europee che c‘è stato il terremoto. Questo scisma previsto nei sondaggi è diventato reale ed elettorale in tutto il 2015. Nelle elezioni comunali, regionali abbiamo visto affondare il sistema bipolare. Un terremoto, lontano per grandezza da quanto prevedevano i sondaggi, ma che ha rappresentato un preludio di quello che succederà in queste elezioni legislative. È da un anno che vediamo naufragare il sistema dei partiti nel nostro Paese.
sidro Murga, euronews: Ciudadanos et Podemos stanno per passare da zero a essere i partiti più rappresentati nel nuovo parlamento spagnolo. Quali sono le affinità e quali le differenze degli elettori di queste due formazioni politiche?

Lluís Orriols :I due partiti sono simili perché entrambi canalizzano la rabbia dei cittadini, la disaffezione verso un sistema politico e dei partiti che ha deluso gran parte della popolazione. Entrambe le formazioni hanno in comune questo elemento. In cosa sono diversi? Uno, Podemos, è di sinistra e ha raccolto la rabbia dei cittadini a sinistra, l’altro, ha raccolto invece quella degli elettori di destra o centro destra. Hanno quindi profilo ideologico ben distinto, anche se condividono il fatto di raccogliere la rabbia dei cittadini.

Isidro Murga, euronews: Lunedì scorso si è svolto uno dei dibattiti più tesi della campagna elettorale, quello tra i dirigenti dei due principali partiti politici e mercoledì un giovane ha colpito il premier sul viso. Come questi fatti potranno influenzare il risultato elettorale?

Lluís Orriols : I dibattiti influenzano l’esito ma solo in una certa misura, un effetto ci sarà ma non sarà enorme. Credo che il confronto di lunedì abbia aiutato il Partito socialista a prendere le distanze nei confronti dei popolari e a non far passare il messaggio che i grandi partiti si equivalgono: questo è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Podemos e Ciudadanos. Il dibattito di lunedì è servito ai socialisti per marcare una differenza. Per quanto riguarda l’aggressione che ha ricevuto il premier Rajoy credo che abbia avuto molto spazio nei media ma non penso che, al di là dell’aneddotica, avrà un grande impatto su questo voto. E se lo avrà sarà irrisorio.