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Sud Sudan: il destino terribile dei bambini soldato nel dossier denuncia di Human Rights Watch

A due anni esatti dall’inizio del conflitto civile in Sud Sudan, Human Rights Watch chiede alle autorità di mettere fino al reclutamento massiccio di

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Sud Sudan: il destino terribile dei bambini soldato nel dossier denuncia di Human Rights Watch

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A due anni esatti dall’inizio del conflitto civile in Sud Sudan, Human Rights Watch chiede alle autorità di mettere fino al reclutamento massiccio di bambini soldato. Il rapporto di 65 pagine intitolato “Possiamo anche morire”, si basa su interviste fatte a 101 minori reclutati con la forza, rimasti per mesi senza un’adeguata alimentazione, tornati a casa feriti con negli occhi le immagini dei loro amici uccisi.

Per conoscere la morte vengono portati via dalle scuole usate spesso per scopi militari, come in un edificio scolastico di Pibor: “Entrano in classe quando vogliono e bevono alcol, wisky”, racconta una bambina.

Human Rights Watch punta il dito sia contro l’Esercito governativo di Liberazione del Popolo del Sudan che contro le forze ribelli di opposizione (SPLA) che hanno fatto ricorso sistematico ai bambini soldato.

“L’esercito del Sud Sudan ha emesso un ordine militare che vieta ai soldati di utilizzare le scuole per scopi militari. La nostra inchiesta dimostra purtroppo che questa disposizione è raramente rispettata. L’esercito dovrebbe garantire il rispetto di questo divieto e far rispondere i comandanti che lo violano”, dice Dede Sheppard, vice direttore della divisione dei diritti dei bambini di Human Rights Watch.

Secondo l’Unicef sono16mila i bambini soldato costretti a combattere dall’inizio dell’anno, 1.500 sono stati uccisi. Il fragile accordo di pace firmato nell’agosto del 2015 non ha messo fine allo scontro nato come politico tra il presidente Salva Kiir e il suo ex vice e poi sfociato in etnico tra le tribù Dinka e Nuer.