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Parigi, accordo sul clima: luci e ombre secondo l'esperto


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Parigi, accordo sul clima: luci e ombre secondo l'esperto

Per alcuni un accordo storico, per altri rispetto a quello che avrebbe dovuto essere, è un disastro. I dettagli dell’intesa sul clima di Parigi -dove dal 30 novembre all’11 dicembre 195 paesi hanno discusso come ridurre le emissioni – sono al setaccio degli esperti. Quali sono le luci e quali le ombre del “primo accordo universale sul clima”, come hanno definito il presidente francese François Hollande e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon? Abbiamo chiesto l’opinione del professore britannico David Mond dell’Università di Warwick.

Nial O’Reilly, euronews: Un’euforia generale ha accolto l’accordo sul clima, ma è quello che tutti volevano o l’unico possibile viste le circostanze?

David Mond: “Credo che sia un accordo migliore e di tanto rispetto a quelli precedenti, il migliore rispetto a quelli siglati in passato, quindi da questo punto di vista rappresenta un enorme passo in avanti. Questa intesa potrebbe svolgere un ruolo molto importante sotto il profilo psicologico nell’influenzare il business.
Il contributo dell’accordo sarà rilevante se, ad esempio, gli affari legati ai combustibili fossili diminuiranno a favore di quelli legati alle energie rinnovabili, come tutti ci auguriamo. Difficile, però, dire se questo sia il miglior accordo possibile in assoluto. Per certi aspetti ha disatteso delle speranze ma in ogni caso si deve considerare che ogni accordo deve superare il vaglio del Congresso degli Stati Uniti, un no degli americani rischia di inficiarlo del tutto. Mi ritengo abbastanza soddisfatto se c‘è una speranza che questa intesa possa essere approvata.”

Nial O’Reilly, euronews: Fino a che punto l’accordo potrebbe essere minato dalla potente lobby dei combustibili fossili? Crede che tenterà di indebolirlo?

David Mond: “Sono sicuro che cercheranno di minare l’accordo, perché devono sopravvivere. Si tenta tutto il possibile, quando c‘è in gioco la sopravvivenza, questo vale per tutti. Questo è il momento in cui si deve davvero fare pressione, essere attenti e attivi per spingere il governo a fare i cambiamenti necessari, è solo l’inizio e non la fine.
I governi hanno preso un impegno e adesso spetta alla sfera pubblica far mantenere loro la parola data e assicurarsi che la lobby dei combustibili fossili non abbia la meglio. Basta guardare ai sussidi alle fonti fossili, siamo nell’arco di un trilione di dollari all’anno, sia in agevolazioni fiscali per le aziende di combustibili fossili che sussidi agli utenti per tenere bassi i prezzi. Il quadro si fa più chiaro se a questo aggiungiamo i 5 trilioni di dollari di costo in termini di danno ambientale apportato dai combustibili fossili. L’industria del combustibile fossile sta ricevendo enormi finanziamenti ed è molto potente ma se questi sussidi vengono rimossi diventa estremamente vulnerabile. Le cose potranno davvero cambiare solo se i governi cominceranno a limitare le sovvenzioni esigendo da parte di queste aziende che siano responsabili del danno provocato come è successo, in una certa misura, per il tabacco.

Nial O’Reilly, euronews: “I governi erogano i sussidi, ma il problema è rappresentato dagli impegni nazionali che non sono legalmente vincolanti. Quanto sarà efficace il meccanismo di revisione ogni cinque anni?”

David Mond: “Sta alle ong assicurarsi che questo meccanismo sia efficace. Ora, non è possibile dire che lo sia. Come non è possibile determinare quale parti dell’intesa siano giuridicamente vincolanti.
Ho cercato di documentarmi per capire in che misura l’accordo è vincolante e cosa farà in modo che le parti rispettino gli impegni presi, ma non è affatto chiaro. In realtà a monte bisogna prendere in considerazione che l’intesa diventa vincolante se viene ratificata da 55 paesi che rappresentano il 55% delle emissioni. Ma questo resta ancora un punto interrogativo.”

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