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Grecia: Tsipras non sbaglia i calcoli. Syriza vince ancora

Alexis Tsipras ce l’ha fatta. Soltanto qualche anno fa era un illustre sconosciuto. Comincia a farsi notare a livello internazionale nel 2009, quando

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Grecia: Tsipras non sbaglia i calcoli. Syriza vince ancora

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Alexis Tsipras ce l’ha fatta. Soltanto qualche anno fa era un illustre sconosciuto. Comincia a farsi notare a livello internazionale nel 2009, quando corre con Synaspismos
per le europee.

La sua carriera politica è fulminante, la sua sinistra ‘anti-sistema’ e di rottura si impone e nel gennaio di quest’anno porta alla vittoria Syriza, il partito che riunisce le anime più variegate della gauche greca. Giurando sulla Costituzione
diventa il più giovane premier del Paese.

Nato nel 1974, qualche giorno dopo la caduta del regime dei colonnelli, Alexis Tsipras proviene da una famiglia dell’alta borghesia di Atene.

Ingegnere civile, sin da studente si interessa di politica. Nel 2006 corre per una formazione di estrema sinistra come sindaco di Atene, ottenendo un brillante 10%. Otto anni dopo, negozia con la Troika il piano di salvataggio per Atene.

Ma prima giura di non abbassarsi ai diktat di Bruxelles, minacciando di uscire dall’euro se fosse il caso. Di fronte alle condizioni imposte dai creditori internazionali a fine giugno convoca un referendum. Dall’esito scontato.

Chiede il sostegno dei greci perché votino no, malgrado in Europa il referendum sia mal visto e si ricordi ad Atene che rischia l’uscita dall’euro-zona. Tsipras risponde: con il referendum non stiamo solo decidendo se restare o meno in Europa, stiamo decidendo di vivere con dignità.

Il no dei greci non basta però a Bruxelles. E così Tsipras è costretto a tornare sui suoi passi e all’inizio di luglio avanzare condizioni ritenute più dure rispetto alle stesse proposte dai creditori internazionali. Per incassare un prestito di 86 miliardi, Tsipras promette l’aumento dell’Iva, la riforma delle pensioni e di dare il via alle privatizzazioni.
Il 14 agosto il parlamento greco vara le misure di riforma ma il partito del premier si sfalda. L’ala più estrema si stacca e Tsipras si dimette convocando le elezioni generali.

Va via consapevole dei limiti d’azione del suo governo ma convinto di poter tornare a vincere. Così è stato. Ora tocca di nuovo a lui.