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Orban ai migranti: "Restate in Turchia, non possiamo accogliervi"

Non è un problema europeo, è un problema tedesco perché tutti i migranti vogliono andare in Germania. Lo ha dichiarato il premier ungherese a

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Orban ai migranti: "Restate in Turchia, non possiamo accogliervi"

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Non è un problema europeo, è un problema tedesco perché tutti i migranti vogliono andare in Germania. Lo ha dichiarato il premier ungherese a Bruxelles criticando l’incapacità dei leader europei nel risolvere l’attuale crisi.

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Per favore non venite! Perché dovete venire dalla Turchia in Europa? La Turchia è un paese sicuro. Restate li', è pericoloso venire. Non possiamo garantirvi che sarete accettati qui!

Viktor Orban ha ribadito la sua linea dura:
“Da un punto di vista umano e morale, dobbiamo mandare un messaggio chiaro: “Per favore non venite! Perché dovete venire dalla Turchia in Europa? La Turchia è un paese sicuro. Restate li’, è pericoloso venire. Non possiamo garantirvi che sarete accettati qui!”

Secondo nuove misure preparate dal governo nazionalista, chi attraverserà il confine ungherese in modo illecito, rischierà il carcere. Nuove regole messe a punto dopo l’afflusso di oltre 50.000 migranti in Ungheria nel mese di agosto.

La posizione ungherese è molto criticata dal Parlamento europeo.

Il suo presidente Martin Schulz ha sottolineato: “Il trattato di Schengen è minacciato. E’ molto chiaro. E se non risolviamo il problema, allora la libertà di circolazione sarà sempre piu’ in pericolo. Ma io faccio parte di coloro che non sono preparati a sminuire un diritto fondamentale garantito a cittadini europei a causa di un afflusso di massa di rifugiati nell’Unione europea”

Nel pomeriggio il premier ungherese incontrerà anche il presidente della Commissione europea, spiega il corrispondente di Euronews Sandor Zsiros:

“Viktor Orban cerca sostegno a Bruxelles per la sua linea dura nelle politiche migratorie-. Domani ne discuterà a Praga con i primi ministri dei paesi dell’Europa centrale che si oppongono alle nuove proposte in materia d’asilo del’Unione europea”.