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Un mese fa il terremoto, il Nepal ha ancora paura

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Un mese fa il terremoto, il Nepal ha ancora paura

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A un mese dal sisma che ha sconvolto il Nepal, molto resta da fare anche per i soccorsi più urgenti.
A Kathmandu si prega per le vittime e si riparte con una vita quasi normale, ma in alcuni quartieri, e in altre zone del paese, restano migliaia di persone senza un’abitazione. Quasi mezzo milione le case distrutte, e quasi 270.000 quelle danneggiate, per un totale di circa tre milioni di sfollati, compresa questa venditrice al mercato:

“Siamo ancora sotto un telo di plastica, non abbiamo nemmeno una tenda, nemmeno una di quelle distribuite dal governo. Abbiamo ancora paura, ci chiediamo quanti mesi ancora dovrà durare tutto questo”.

Una preoccupazione particolare riguarda i bambini, che hanno subito traumi psicologici enormi e maturano conseguenze imprevedibili.
Circa 15.000 bambini hanno bisogno di cure contro la malnutrizione grave, altri 55.000 sono a forte rischio. E poi c‘è la scuola: nelle quattro province più colpite, il 60% delle aule ha subito danni, le lezioni riprendono sotto i tendoni: “Mi lamentavo della classe sovraffollata – dice una giovane allieva -, ma adesso mi manca. Farei qualunque cosa per riavere quella classe. Mi mancano i compiti, gli insegnanti, quello che imparavamo”.

Molti bambini non possono nemmeno essere seguiti dai genitori, se ne hanno ancora, perché sono impegnati nella trebbiatura del grano che va fatta prima dei monsoni. La stagione delle piogge è in arrivo, la ricostruzione non è nemmeno ripartita, anche per via delle continue scosse e delle frane.