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Marcia per la pace e il dialogo interreligioso a Bruxelles


Belgio

Marcia per la pace e il dialogo interreligioso a Bruxelles

A Bruxelles una marcia per la pace, la libertà il rispetto. Sotto questa bandiera sono scese per le strade della capitale belga tra le 4.000 (secondo le forze dell’ordine) e le 5.000 persone (secondo gli organizzatori).

In prima linea i rappresentanti dei culti cristiano, ebraico e musulmano. Uniti nel rifiutare l’estremismo, denunciare il pensiero radicale e proporre il dialogo come cura ad ogni forma di strumentalizzazione delle religioni.

Simon Najm, Presidente del Comitato di Sostegno ai Cristiani d’Oriente: “È fondamentale essere solidali e inviare un messaggio a tutti i Paesi, ma soprattutto ai Paesi arabi, affinchè il vivere assieme sia una pratica universale, in tutto il mondo” dice.

Julien Klener, Presidente del Concistorio Centrale Israelita del Belgio: “L’appello a questa manifestazione c‘è stato perchè viviamo un clima d’inquietudine” spiega. “So bene che una marcia non risolve i problemi ma per lo meno è un segnale, un segnale necessario, per dire che malgrado la preoccupazione c‘è una speranza”.

Noureddine Smaili, Presidente dell’Esecutivo dei Musulmani del Belgio: “Faremo tutto il possibile per fermare la radicalizzazione dei giovani qui nel territorio nazionale, sia attraverso la formazione degli imam in generale sia con la formazione specifica dei responsabili della preghiera nelle carceri visto che sappiamo che spesso la radicalizzazione avviene in prigione. Quindi faremo in modo che i detenuti siamo meglio inquadrati”.

Il governo belga si è riunito lunedì scorso, il 9 marzo, per aggiornare la valutazione del rischio attentati nel Paese. La vigilanza resta costante. La nostra corrispondente a Bruxelles Marta Vivas Chamorro:

“Il Belgio è il Paese d’Europa che conta, proporzionalmente alla sua popolazione, il maggior numero di volontari che partono a combattere nelle file di gruppi radicali in Siria o Iraq. Le autorità hanno identificato almeno 350 potenziali combattenti jihadisti e, nonostante non ci sia una minaccia specifica, le istituzioni europee e alcuni luoghi di culto restano sotto massima sorveglianza come misura preventiva”.