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Netanyahu, il premier che ha sfidato Obama

Eletto per la prima volta a soli 46 anni, Benjamin Nethanyahu è stato il più giovane ed è il più longevo capo del governo nella storia d’Israele

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Netanyahu, il premier che ha sfidato Obama

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Eletto per la prima volta a soli 46 anni, Benjamin Nethanyahu è stato il più giovane ed è il più longevo capo del governo nella storia d’Israele.

Incarna il paradosso della società israeliana, che vuole la pace ma teme il peggio.

Proprio su questa ambiguità, Bibi Netanyahu ha costruito la sua carriera politica. Uno stile diretto, allarmista, che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni di vita politica in Israele.

L’ex diplomatico, oggi 65enne, è nato a Tel Aviv nel 1949 in una famiglia dell’elite intellettuale della destra sionista. L’esordio in politica risale al 1988. Cinque anni più tardi è già a capo del Likud, formazione di riferimento dei nazionalisti israeliani.

Con lui a capo del governo sono le due offensive contro la Striscia di Gaza. Nel 2012 lancia l’operazione Pilastro di Difesa che provoca la morte di oltre 100 civili. Nell’estate del 2014 dà il via all’operazione Margine di protezione. I morti palestinesi, quasi tutti civili, sono oltre 2100. 69 le vittime israeliane.

Da sempre alfiere della linea dura con i palestinesi e ostile agli accordi di Oslo firmati da Yitzhak Rabin, nel 1998 stringe la mano a Yasser Arafat e firma l’intesa di Wye Plantation, solo su pressione dell’amministrazione Clinton.

Nel 1999 viene sconfitto alle elezioni e lascia la presidenza del Likud. Torna in politica nel 2002, si riprende il partito nel 2005 e nel 2009 è nuovamente capo del governo israeliano. Il processo di pace subisce una brusca frenata e il suo esecutivo a trazione nazionalista riesce a confermarsi alle elezioni anticipate del 2013.

L’unione tra Netanyahu e gli israeliani inizia a mostrare le prime crepe di fronte a uno scenario di sicurezza regionale carico di incognite, allo stop di ogni progresso negoziale e all’ampliamento degli insediamenti dei coloni nei Territori occupati.

La crisi senza precedenti con gli Stati Uniti, segnata dal braccio di ferro con l’amministrazione Obama sulla controversa questione del nucleare iraniano, segna l’avvio della parabola discendente dell’era Netanyahu che da 20 anni vede in Teheran la minaccia delle minacce per Israele.

La definitiva rottura con la Casa Bianca si consuma lo scorso 3 marzo di fronte al Congresso degli Stati Uniti. Invitato dai Repubblicani denuncia i negoziati con l’Iran. Un passo falso che potrebbe costargli la rielezione.

Il Likud è ormai consapevole che potrebbe uscire sconfitto dalle urne, l’ex presidente Shimon Peres annuncia il suo sostegno al leader laburista, Isaac Herzog e l’ex capo del Mossad dice che Bibi è responsabile delle politiche fallimentari nei confronti di Hamas e dell’Iran e dell’attuale gelo nei rapporti con gli Stati Uniti.